Shel Shapiro ripercorre la sua straordinaria carriera, dalla nascita del beat italiano con i Rokes alla collaborazione con icone come Mina e Lucio Battisti. Critico verso la musica odierna, Shapiro sottolinea l'autenticità del passato.
L'incontro con Guido Harari
Shel Shapiro ha un legame di lunga data con il fotografo Guido Harari. I due si conobbero circa sessant'anni fa a Jesolo. Harari, all'epoca dodicenne, chiese a Shapiro di poterlo intervistare. Il musicista accettò subito, desideroso di non deludere il giovane aspirante giornalista. Quella fu la prima intervista di Harari, realizzata proprio ai Rokes. Dopo anni di lontananza, i contatti tra i due si sono ripresi nel tempo.
Il successo dei Rokes e la rivoluzione beat
Shapiro attribuisce il grande successo dei Rokes a una combinazione di talento e tempismo. «Eravamo bravi, e questo non guasta mai», afferma. «Inoltre c’è anche una questione di spazio e tempo, eravamo arrivati nel momento giusto. Era un appuntamento con il destino». Nato a Londra, Shapiro è diventato una figura centrale nella musica italiana. La sua identità britannica ha portato una ventata di novità nel panorama musicale del tempo. «Venivamo da un paese musicalmente avanzato», spiega. «L’Inghilterra era proiettata molto più avanti, prendeva molte cose dall’America, ma sviluppava anche progetti propri».
In Italia, invece, «c’erano altri stili, altre tradizioni. Non meno belle per carità, ma molto differenti». La canzone «Che colpa abbiamo noi» divenne un vero e proprio inno generazionale. «Allora era difficile non esserlo», ricorda Shapiro. «Però quando cominciammo a vedere decine di migliaia di ragazzi che cantavano e impazzivano per la nostra musica, ci siamo resi conto che qualcosa stava accadendo».
Collaborazioni con grandi artisti
La carriera di Shapiro non si è fermata con i Rokes. Ha intrapreso un percorso come produttore e autore, lavorando con artisti di spicco. Tra questi figurano Mina e Lucio Battisti. Shapiro sottolinea che questi artisti si rivolgevano a lui per la sua identità musicale. «Mina, per esempio, ascoltava le mie canzoni e diceva: “La voglio così”», racconta. Ha anche suonato in alcuni dischi di Mina, instaurando un rapporto di parità creativa. Con Raffaella Carrà, Shapiro rivendica un ruolo di co-creatore del successo di «Rumore». «Credo che con quella canzone lei abbia raggiunto l’apice della sua carriera in quel periodo», afferma. La canzone nacque in studio, di notte, con pochi musicisti. Raffaella Carrà viene descritta come un'artista «bravissima, determinata», con una visione chiara del suo percorso e una grande capacità di evolversi.
La musica di oggi e il confronto con il passato
Shapiro esprime una certa critica nei confronti della musica contemporanea. Nonostante riconosca la presenza di artisti validi, non apprezza il processo creativo di molti brani attuali. «Programmi come X Factor non li trovo per nulla spontanei», dichiara. «Quello che ne esce è il risultato del lavoro di tanti professionisti messi assieme. Quindi è tutto costruito, meno vero rispetto ad un tempo». Non crede che talent show possano sfornare artisti del calibro di Bob Dylan o dei Rolling Stones. Anche i Måneskin, pur essendo «bravissimi», non presentano nulla di veramente nuovo secondo Shapiro, poiché le loro sonorità richiamano artisti già noti. La vera rivoluzione, secondo lui, si è avuta con l'arrivo di artisti come Dylan, i Beatles o Chuck Berry, che hanno portato qualcosa di inedito.
Esperienze cinematografiche e vita in Italia
Oltre alla musica, Shapiro ha avuto un'esperienza cinematografica con Mario Monicelli per il film «Brancaleone». Descrive il regista come «non un uomo facile», e ricorda un episodio con Vittorio Gassman sul set. La sua esperienza lavorativa era molto intensa, con riprese di giorno e concerti la sera, dormendo spesso in macchina. Attualmente vive in Liguria e si trova mediamente bene, pur notando una carenza di teatri e di vita culturale, un problema che ritiene diffuso e legato alla mancanza di investimenti. Negli ultimi anni, Shapiro avverte una maggiore energia in Inghilterra, un aspetto che gli manca in Italia, soprattutto pensando alle nuove generazioni.