Verona ha presentato la sua candidatura ufficiale per diventare Capitale Italiana del Volontariato nel 2027. La proposta, frutto di una collaborazione tra enti locali e del terzo settore, mira a valorizzare il dinamismo sociale della città e a promuovere la cultura del dono.
Verona si candida a capitale del volontariato
La città di Verona ha ufficialmente avviato il percorso per ottenere il prestigioso titolo di Capitale Italiana del Volontariato per l'anno 2027. Questa ambiziosa iniziativa è il risultato di un'azione congiunta tra diverse realtà del territorio.
Il comitato promotore vede la partecipazione attiva del Centro di Servizio per il Volontariato (Csv) di Verona, dell'Amministrazione Comunale, della Caritas Diocesana Veronese e del Forum Terzo Settore Veneto. Queste organizzazioni hanno unito le forze per presentare una proposta solida.
La candidatura si basa sul forte tessuto sociale di Verona. La città vanta un numero considerevole di enti attivi nel terzo settore. A gennaio 2026, erano censiti circa 1.800 enti. Dati più ampi, risalenti al 2022, indicano oltre 6.200 organizzazioni non profit registrate dall’Istat. Circa la metà di queste opera proprio nel capoluogo.
Obiettivi e programma della candidatura
L'istituzione del titolo di Capitale Italiana del Volontariato, nata nel 2020, ha l'obiettivo di incentivare la cultura del dono. Mira anche a esaltare l'impatto positivo del volontariato sullo sviluppo delle comunità locali. L'iniziativa gode del patrocinio di Anci e della collaborazione di Caritas Italiana e Forum Terzo Settore.
Verona aspira a unirsi all'elenco delle città che hanno già ricevuto questo riconoscimento. Tra queste figurano Bergamo (2022), Trento (2024) e Palermo (2025). Attualmente, il titolo è detenuto da Modena.
Il responso finale è atteso per aprile da parte di CSVnet. La cerimonia ufficiale di passaggio di consegne è fissata per il 5 dicembre, in concomitanza con la Giornata Internazionale del Volontariato. L'eventuale assegnazione del titolo comporterebbe per Verona la gestione di un intero anno di eventi.
Saranno organizzati numerosi tavoli di lavoro. Questi avranno lo scopo di rafforzare i legami all'interno della comunità e promuovere l'inclusione sociale. Il programma si articola su quattro direttrici principali. Queste includono la creazione di comunità inclusive nel sistema di welfare locale.
Un'altra direttrice fondamentale è il protagonismo dei giovani. Questo sarà promosso attraverso alleanze intergenerazionali. Il progetto intende anche posizionare il volontariato come motore di cultura. Si focalizzerà sulla promozione di corretti stili di vita. Verrà sottolineato il suo valore politico come baluardo di democrazia e diritti.
Temi trasversali come la digitalizzazione inclusiva e la sostenibilità integrata saranno centrali. Questi accompagneranno ogni attività proposta nel corso dell'anno.
Le voci dei protagonisti
Il sindaco Damiano Tommasi ha definito questa candidatura «una grande possibilità per tutti e tutte». Ha espresso gratitudine al Csv per il ruolo di guida. Ha sottolineato l'importanza di «giocare in squadra» in questo percorso.
Concorda il presidente del Csv Verona, Roberto Veronese. Egli ha evidenziato come la candidatura sia una constatazione di una realtà già esistente. «Verona ha non solo una sua storia», ha affermato Veronese, «ma radici profonde che parlano di attenzione e aiuto al prossimo».
Anche il vescovo Domenico Pompili ha voluto sottolineare le peculiarità del territorio. «Verona è tradizionalmente ricca di volontariato», ha dichiarato. Ha aggiunto che non si tratta di un elemento secondario rispetto all'attività produttiva. Piuttosto, è ciò che conferisce «pienezza e senso a tutto».