L'amministrazione comunale di Modena affronta lo sgombero dell'area di San Matteo e il ricollocamento dei residenti a San Pancrazio, suscitando un acceso dibattito consiliare sui costi, la sicurezza e il futuro dei minori coinvolti.
Sgombero e ricollocamento: un caso complesso
La vicesindaca Francesca Maletti ha illustrato la situazione relativa allo sgombero dell'area di San Matteo e al trasferimento di un nucleo familiare nell'area di San Pancrazio. Ha sottolineato l'impegno dell'amministrazione per trovare una sistemazione stabile e dignitosa, seguendo le direttive della Legge Regionale 11/2015. La vicesindaca ha evidenziato la necessità di riconoscere l'esistenza di queste persone, determinate a rimanere sul territorio. Ha inoltre ribadito che non affrontare il problema alimenta costi, non solo economici ma anche sociali. Le responsabilità penali, ha ricordato, sono individuali e non possono ricadere sui minori.
Queste dichiarazioni sono giunte in risposta a quattro interrogazioni congiunte. La prima, presentata da Maria Grazia Modena (Modena per Modena), riguardava lo status giuridico del terreno di San Matteo e gli interventi di bonifica. La seconda, di Lucia Connola, Alberto Bignardi e Gianluca Fanti (Pd), chiedeva chiarimenti sui tempi di sistemazione a San Pancrazio e sul coinvolgimento dei servizi sociali. Luca Negrini (Fratelli d’Italia) ha interrogato sui costi della bonifica e dello spostamento, nonché sulla gestione futura. Infine, Piergiulio Giacobazzi (Forza Italia) ha posto l'accento sulla situazione dei minori, in particolare sul loro percorso educativo.
La storia del nucleo familiare e gli interventi comunali
La vicesindaca ha ricostruito la storia del nucleo familiare Rom, composto da un capostipite e 13 figli con le rispettive famiglie, che vivevano spostandosi con i loro camper. Nel novembre 2014, a seguito di arresti domiciliari del capostipite, il Comune di Modena aveva messo a disposizione l'area di San Matteo, di proprietà comunale, per adempiere al provvedimento. Nell'area si erano stabiliti il capostipite e due figli con le loro famiglie.
Nel 2016, il Comune aveva attivato un'utenza idrica per garantire le condizioni igienico-sanitarie, con un costo annuale di circa 800 euro, a carico del settore Ambiente. Uno dei nuclei familiari si era poi trasferito in provincia, mentre l'altro, oggetto dello sgombero, era composto dal capostipite, un figlio detenuto, la moglie e sei figli, di cui cinque minori. Il figlio maggiorenne era anch'egli in carcere dopo un incidente stradale avvenuto il 28 febbraio.
I servizi sociali del Comune monitoravano la situazione dal 2018, anno del decesso di un bambino nell'area. Il Tribunale aveva affidato i minori ai servizi sociali, che avevano attivato un supporto scolastico, sanitario e di socializzazione. Gli interventi economici diretti erano finalizzati ai bisogni primari, come l'acquisto di bombole del gas, vestiario e materiale scolastico.
L'incidente, la Prefettura e la nuova collocazione
A seguito del tragico incidente del 28 febbraio, il 4 marzo la Prefettura ha richiesto lo spostamento del nucleo familiare da San Matteo per tutelare i minori, data la tensione mediatica. La collocazione temporanea presso la parrocchia di San Pancrazio è stata concordata con il Vicario generale dell'Arcidiocesi e l'associazione Arca, che gestisce gli spazi.
I costi dello spostamento includono il trasporto delle roulotte (1.500 euro) e la fornitura di un bagno chimico a 160 euro mensili. La bonifica dell'area di San Matteo è costata circa 11.000 euro, comprensivi di noleggio mezzi e smaltimento. Le spese di gestione e pulizia dell'area di San Pancrazio saranno a carico del Comune o di enti del Terzo settore.
È stata istituita una rete di coordinamento tra servizi sociali, educatori, Croce Rossa, Arca e Polizia locale per monitorare la situazione. Al momento, non sono pervenute segnalazioni di comportamenti inadeguati. La Polizia locale mantiene un presidio costante.
Il dibattito in consiglio comunale
Le interrogazioni si sono trasformate in un dibattito acceso. Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha criticato l'impiego di risorse pubbliche in contesti marginali e ha invocato lo sgombero immediato. Paolo Barani (Fratelli d’Italia) ha contestato la gestione dell'area e i costi sostenuti, pur distinguendo la posizione dei minori. Maria Grazia Modena ha sottolineato la complessità culturale e le difficoltà storiche di integrazione, invitando a distinguere tra gruppi etnici.
Lucia Connola ha elogiato il lavoro istituzionale e l'attenzione ai minori, ribadendo il carattere temporaneo della soluzione. Luca Negrini ha denunciato la mancanza di trasparenza e le scelte politiche errate, chiedendo maggiore coinvolgimento del tribunale dei minori. Piergiulio Giacobazzi ha collegato la vicenda a decisioni politiche passate, criticando l'inerzia degli anni precedenti.
La vicesindaca Francesca Maletti ha concluso ribadendo i vincoli normativi e la complessità del caso. Ha ricordato che i minori sono nati a Modena e che l'allontanamento spetta al tribunale. Ha valorizzato il lavoro dei servizi sociali, pur riconoscendo i limiti, e ha chiarito che la soluzione di San Pancrazio è temporanea. Ha infine sottolineato l'importanza di un approccio che unisca responsabilità istituzionale e attenzione alle fragilità, affermando: «qui o vinciamo tutti o perdiamo tutti».