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Un'azienda di Cantù, Asigint, è al centro di un'indagine per aver creato un clone di WhatsApp. Meta ha inviato una diffida, sospettando l'uso di uno spyware investigativo mirato a circa 200 utenti.

Ipotesi tecniche sul clone di WhatsApp

Si ipotizza la creazione di un nuovo software. Potrebbe anche trattarsi di una modifica dell'app originale. Esperti come **Marco Savi** e **Stefano Zanero** propendono per la seconda opzione. Creare un'app da zero sarebbe più complesso e costoso. Questa è la teoria condivisa dai docenti universitari milanesi.

La seconda ipotesi prevede la modifica di una parte del codice dell'app ufficiale. In questo modo si inserirebbe un malware. Questo permetterebbe di accedere alle conversazioni degli utenti.

La versione originale viene modificata. Viene inserito un 'malware' per svolgere funzioni diverse. L'obiettivo è accedere alle conversazioni private.

Meta diffida Asigint per clone WhatsApp

Il colosso **Meta**, proprietario di WhatsApp, ha agito contro **Asigint**. Questa è un'azienda italiana produttrice di spyware. È controllata da **Sio Spa**. L'accusa è di aver creato una versione contraffatta dell'app. Meta ha inviato una diffida formale alla società di **Cantù**.

Asigint si presenta come specialista in soluzioni tecnologiche per la cybersecurity. La società comasca è ora sotto i riflettori per questa attività. Le ragioni dietro la creazione del clone rimangono un mistero.

L'azienda comasca è accusata di aver creato una versione falsa. L'annuncio è stato fatto da Meta. La società di **Cantù** è sotto indagine. L'accusa è di aver sviluppato uno spyware.

Distribuzione del clone a circa 200 utenti

Il presunto clone dell'app di messaggistica è stato distribuito a circa 200 utenti. La distribuzione è avvenuta tramite canali non ufficiali. Non sono stati utilizzati store come il Play Store o l'Apple Store.

Numeri così limitati suggeriscono attività investigative. Lo afferma **Zanero**, esperto di Cybersecurity. Il malware era destinato a un target specifico. Non si tratterebbe di un'app creata per scopi criminali generici.

Si presume un'autorizzazione da parte delle autorità competenti. La reazione di Meta è comprensibile. Vedono la diffusione di un'app simile alla loro.

Tentativo di social engineering mirato

La scoperta del clone potrebbe essere avvenuta casualmente. Un utente potrebbe aver dubitato dell'autenticità dell'app. Oppure, controlli sui distributori di app hanno individuato cloni non ufficiali.

**Meta** ha chiarito che non si è trattato di una vulnerabilità di WhatsApp. È stato un tentativo di 'social engineering' mirato. L'obiettivo era indurre gli utenti a installare un software dannoso. Questo software imitava WhatsApp per accedere ai dispositivi.

Le azioni di questo tipo sfruttano lo stato emotivo degli utenti. Vengono inviati messaggi o email che richiedono azioni urgenti. È fondamentale verificare sempre il mittente. Bisogna evitare di cliccare su link sospetti.

Per le app, il consiglio è di scaricarle solo dagli store ufficiali. Questo riduce il rischio di installare software dannoso. La sicurezza digitale richiede attenzione costante.

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