La Cassazione apre a un processo civile per risarcimento alla famiglia di Roberta Repetto, morta di melanoma. Il medico che asportò il neo è stato assolto penalmente, ma ora si valuta la sua responsabilità civile.
Melanoma fatale dopo asportazione neo
Nel 2018, Roberta Repetto, 40 anni, è deceduta a causa delle metastasi di un melanoma. La donna aveva scelto di curarsi con rimedi naturali, come tisane e bagni fluviali, per due anni. Questa scelta terapeutica è avvenuta dopo l'asportazione di un neo. La vicenda ha portato a un lungo iter giudiziario.
Il medico che asportò il neo, Paolo Oneda, è stato assolto penalmente. La sua assoluzione è avvenuta con formula piena, poiché il fatto non sussisteva secondo la giustizia penale. Tuttavia, la famiglia di Roberta Repetto ha continuato a cercare giustizia per la perdita della congiunta.
La Cassazione e la valutazione civile
La Corte di Cassazione ha recentemente annullato l'assoluzione di Paolo Oneda limitatamente agli effetti civili. La Suprema Corte ha stabilito che la responsabilità civile del medico debba essere valutata da un giudice civile. Questo processo civile potrà determinare se vi sia stato un illecito che comporti un risarcimento per la famiglia.
La motivazione della Cassazione sottolinea un punto cruciale: se la 40enne fosse stata adeguatamente informata sui rischi legati al melanoma, avrebbe potuto scegliere cure più efficaci. L'assenza di una completa informazione da parte del medico potrebbe aver precluso alla paziente la possibilità di salvarsi la vita.
Il percorso giudiziario del medico
Paolo Oneda, medico originario di Brescia, aveva operato Roberta Repetto in un centro olistico in Liguria. L'asportazione del neo non fu seguita da un esame istologico. Inizialmente, il guru del centro olistico, Paolo Bendinelli, fu assolto definitivamente. Successivamente, Oneda affrontò un secondo processo d'appello, dove venne assolto.
La Corte d'assise d'appello di Milano aveva scagionato il medico, già in servizio all'ospedale di Manerbio. Questa sentenza era giunta dopo l'annullamento di una precedente condanna a un anno e quattro mesi emessa dalla Corte d'appello di Genova.
Le parole della famiglia
La decisione della Cassazione ha rappresentato un sollievo per i parenti di Roberta Repetto. La sorella, Rita, ha dichiarato: «Giustizia, seppur tardiva e incompleta, è stata fatta». Ha aggiunto che «è stato riconosciuto che mia sorella non ha rifiutato la medicina tradizionale».
Il punto fondamentale, secondo Rita, è che «non sapeva di avere un melanoma perché il medico non aveva effettuato l’esame istologico sul neo asportato». La famiglia auspica ora che il processo civile possa portare a un riconoscimento del danno subito.
La posizione legale
L'avvocato di Paolo Oneda, Alberto Motta, aveva commentato in precedenza che la Cassazione non aveva decretato alcun risarcimento. Ha spiegato che si attendono le motivazioni per definire il perimetro del processo civile. Questo processo avrà il compito di valutare l'eventuale condotta illecita del medico.
La Cassazione, con le sue motivazioni, ha evidenziato come l'esclusione del nesso causale, operata dal giudice di merito senza una valutazione comparativa, sia giuridicamente errata in prospettiva civilistica. Questo rende possibile l'esame della responsabilità risarcitoria.