La mostra "Firenze Déco" a Palazzo Medici Riccardi riporta in vita l'eleganza e la creatività degli anni '20. Un'esposizione curata con attenzione ai dettagli, che celebra l'arte, la moda e il design fiorentino del primo Novecento.
Un viaggio nell'eleganza degli anni Venti
Palazzo Medici Riccardi ospita una mostra immersiva. L'esposizione, intitolata "Firenze Déco. Atmosfere degli anni Venti", apre le sue porte dal 2 aprile al 25 agosto 2026. L'allestimento cura ogni dettaglio. Le luci creano un'atmosfera quasi teatrale. I colori dialogano con le opere esposte. I materiali si fondono per creare un'esperienza avvolgente.
La mostra si presenta come uno spazio da abitare. Nonostante le dimensioni contenute, gli ambienti del palazzo sono sfruttati con grande intelligenza. Ogni angolo è stato studiato. Ogni accostamento è voluto per guidare il visitatore. Il percorso espositivo è un esempio di racconto visivo coerente. È elegante e capace di coinvolgere profondamente.
Il cuore pulsante della mostra: Cora Antinori
Il consiglio dei curatori è di iniziare il percorso dal centro nevralgico della mostra. Qui spicca un ritratto di notevole bellezza. L'opera è attribuita ad Arthur Acton e raffigura Cora Antinori nel 1915. La donna indossa un abito disegnato da Umberto Brunelleschi. Il suo portamento, l'ombrellino e la grazia con cui occupa la tela la rendono un'icona. Incarna la Moda con la maiuscola.
Il ritratto colpisce per la sua vitalità. La sua estetica anticipa di decenni la cultura visiva odierna. La pennellata libera conferisce al soggetto un'energia magnetica. Questa fusione tra posa aristocratica e spirito quasi pop la rende un capolavoro. Parla a tutte le generazioni.
Il Déco fiorentino prende vita
La mostra non si limita a illustrare il Déco fiorentino in modo astratto. Lo fa rivivere attraverso oggetti concreti. Sono esposti abiti, manufatti, manifesti e ceramiche. Questi oggetti sono stati creati da artigiani e artisti dell'epoca. Una sezione particolarmente suggestiva presenta fotografie d'epoca. Scorrono su uno schermo incastonato in un piccolo palcoscenico. Mostrano modelle con abiti di quegli anni.
Queste immagini in bianco e nero sembrano uscite da un sogno. Restituiscono l'autentico brivido di quel periodo storico. Accanto, è esposto il copione di uno spettacolo teatrale. Andò in scena al Teatro della Pergola. Un personaggio dava voce a un Botticelli ironico e smarrito. Lamentava la scarsa affluenza agli Uffizi.
Cora Antinori: un volto ritrovato
La figura di Cora Antinori, volto simbolo della mostra, ha una storia particolare. La sua immagine proviene dagli archivi fotografici di Villa La Pietra. Questa residenza storica apparteneva alla famiglia Acton. Oggi ospita il campus fiorentino della New York University (NYU). Cora era un'amica intima degli Acton. La foto la ritrae nel 1915 nei giardini della villa.
Indossa l'abito creato da Umberto Brunelleschi per uno spettacolo di beneficenza. Il ritratto, attribuito ad Arthur Acton, padre del celebre Harold, la cattura in tutta la sua eleganza. La ricerca condotta da NYU Florence sull'Archivio fotografico Acton ha permesso di recuperare e valorizzare questa immagine. Ora è il volto suggestivo della mostra.
Firenze e Parigi: un legame creativo
La mostra esplora il profondo legame tra Firenze e il movimento Déco. Nel 1925, Parigi ospitò l'Exposition Internationale des Arts Décoratifs. Molti italiani, inclusi artisti fiorentini, parteciparono. Questo dimostra il ruolo di Firenze come centro creativo. La città dialogava con le capitali europee mantenendo la propria identità.
Il percorso espositivo si articola in sezioni tematiche. Esplorano la moda, la ceramica, il teatro, la pubblicità e il design. La curatrice Lucia Mannini ha definito il lavoro un "vero divertimento". Ha ricercato opere da collezioni pubbliche e private. Il risultato è un panorama ricco di sculture, dipinti, arredi e fotografie.
Un filo conduttore è il rapporto tra Firenze e Parigi. Artisti come Alfredo Müller, Umberto Brunelleschi e Gino Carlo Sensani portarono a Firenze il gusto transalpino. Questo preludeva al Déco. Si riscoprì il Settecento galante e la leggerezza come antidoto alla guerra. Müller creò a Firenze il ciclo delle Arlecchinate.
Innovazione e stile: Thayaht e la Tuta
La mostra dedica spazio anche a Ernesto Michahelles, noto come Thayaht. Nel 1919, adottò questo pseudonimo palindromo. Collaborò con la stilista parigina Madeleine Vionnet. A Firenze, nel 1920, inventò la Tuta. Era un indumento rivoluzionario, unisex ed economico. Anticipava il design democratico.
È visibile un filmato promozionale della Tuta girato in città. Trasporta lo spettatore nell'atmosfera dell'epoca. Anche lo scultore Dario Viterbo è presente. All'esposizione di Parigi del 1925 presentò gioielli ispirati alle danze libere.
Feste, teatro e design
Firenze fu terreno fertile per le feste in costume. Ispirate a quelle parigine, ebbero luogo anche a Villa Schifanoia nel 1914. Gli ospiti indossavano abiti lussuosi. I temi erano il Settecento e l'Oriente arabo-persiano. Questi rappresentavano l'evasione nel tempo e nello spazio, tipica del Déco.
Il teatro fu un altro palcoscenico importante. Spettacoli di beneficenza al Teatro della Pergola, nel 1915 e 1924, stupirono per scenografie e costumi. Umberto Brunelleschi e Gino Carlo Sensani curarono gli allestimenti. La mostra presenta un pochoir di Brunelleschi, "Cortège" (1929). Unisce rigore geometrico e atmosfera fantasy.
Ceramiche, cartellonismo e artigianato
Un'attenzione particolare è dedicata alle ceramiche di Gio Ponti per Richard-Ginori. Il giovane architetto milanese rivisitò la tradizione italiana con ironia. Il suo stile moderno e colto valse a Richard-Ginori il Grand Prix a Parigi nel 1925. La cista etrusca, nelle versioni del 1924 e 1930, è un esempio di tradizione reinterpretata.
La mostra mette a confronto sensibilità diverse. Il rilievo di Antonio Maraini con "Adamo ed Eva" dialoga con le ricerche di Thayaht. Il suo pensiero unitario culmina nel tavolo per sedute spiritiche esposto a Monza nel 1930.
Firenze eccelleva nel cartellonismo. Nerino e Lucio Venna si dedicarono alla pubblicità. Crearono manifesti, francobolli e calendari. Il loro lavoro rifletteva l'energia di una città convinta che la bellezza potesse abitare le strade.
L'artigianato fiorentino è rappresentato da abiti straordinari. L'abito ricamato con perline della sartoria Bencini e quello in tulle della sartoria Giovanni Salvadori sono esempi di arte applicata. Le calzature Salvatore Ferragamo acquisiscono importanza con le gonne che si accorciano. L'eleganza del viaggio cosmopolita è testimoniata dal set di valigeria Gucci. Le seterie fiorentine trovano voce nell'Arte della Seta Lisio.
La ceramica chiude il percorso. Le Fornaci San Lorenzo di Galileo Chini e la Manifattura Cantagalli presentano lustri iridescenti e forme rinnovate. Le ceramiche fiorentine sono "incorniciate alla perfezione".
Una mostra da ampliare
La curatrice Lucia Mannini, con il comitato scientifico, ha creato una mostra di grande valore. La ricerca storica convive con il piacere della visita. Il rigore filologico si unisce a una capacità narrativa coinvolgente. Valentina Zucchi, responsabile scientifica di Palazzo Medici Riccardi, afferma che la mostra "sembra di tornare indietro di un secolo".
Si avverte la sensazione che questa esposizione meriterebbe spazi maggiori. Palazzo Medici Riccardi offre un'atmosfera unica. Gli allestimenti sfruttano ogni centimetro con maestria. Tuttavia, ci si chiede cosa potrebbe diventare la mostra con ambienti più vasti. Sale dedicate agli abiti, ai manifesti, alle ceramiche. La ricostruzione di salotti fiorentini o di retroscena teatrali.
La solidità della ricerca e la visione curatoriale sono evidenti. Con risorse adeguate, potrebbe diventare un evento di rilevanza internazionale. La sfida è aperta per chi vorrà raccoglierla.