Taglio incentivi Transizione 5.0
Un improvviso e drastico taglio del 65% dei crediti d'imposta promessi per il piano Transizione 5.0 ha scatenato la reazione di Confindustria Vicenza. La decisione, contenuta in un decreto fiscale approvato dal Consiglio dei Ministri, penalizza le imprese che avevano pianificato investimenti basandosi su agevolazioni precedentemente garantite. La misura colpisce in particolare gli investimenti in impianti fotovoltaici ad alta efficienza, spingendo le aziende a preferire soluzioni italiane rispetto a quelle importate.
Le associazioni industriali, attraverso le dichiarazioni del vicepresidente Marco Novicelli, accusano il governo di minare la fiducia delle imprese e di scoraggiare l'imprenditoria in Italia. Le aziende che avevano completato i loro investimenti entro la fine del 2025, e che si consideravano coperte dal piano, si ritrovano ora con condizioni economiche peggiorate retroattivamente.
Motivazioni e scontri interni al Governo
Il Ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha giustificato la revisione dei fondi con la necessità di fare i conti con uno «shock esterno», riferendosi implicitamente alle tensioni geopolitiche globali. La priorità, secondo il Ministro, è quella di fare delle scelte ponderate sui destinatari degli aiuti, data la rigidità dei vincoli di bilancio.
Tuttavia, le decisioni del governo non sembrano trovare unanimità interna. Fonti vicine all'esecutivo riportano di un acceso scontro tra Giorgetti e il Ministro delle Imprese, Adolfo Urso, durante il Consiglio dei Ministri. Urso si sarebbe opposto alla riduzione degli incentivi, portando Palazzo Chigi a promettere un tavolo di confronto con le categorie produttive e la valutazione di eventuali risorse aggiuntive in sede di conversione del decreto.
La posizione di Confindustria Vicenza
La presidente di Confindustria Vicenza, Barbara Beltrame Giacomello, ha definito la situazione «inaccettabile», sottolineando come il decreto penalizzi retroattivamente chi ha agito in buona fede e rispettando le regole. «Non è un dettaglio tecnico: è una scelta che colpisce retroattivamente chi ha investito in buona fede, rispettando le regole», ha dichiarato la presidente.
Beltrame Giacomello ha evidenziato come la vicenda degli «esodati del 5.0» debba essere risolta con urgenza e correttezza. La lesa fiducia nel principio del legittimo affidamento e il costo dell'incertezza normativa ricadono sulle aziende. La presidente ha inoltre criticato la penalizzazione di investimenti in linea con gli obiettivi di innovazione ed efficienza energetica indicati dalle stesse istituzioni.
Appelli alla correzione e prospettive
La presidente di Confindustria Vicenza ha ribadito che la priorità assoluta è sanare la «ferita aperta» con le imprese penalizzate, prima di discutere di nuove risorse o strumenti. La credibilità delle politiche industriali è a rischio, così come la propensione a nuovi investimenti in un momento di bisogno per il Paese. Si chiede un intervento immediato e correzioni chiare e rapide, non rassicurazioni generiche.
L'appello è stato raccolto da esponenti politici come Erik Pretto (Lega), che chiede un intervento governativo deciso e misure concrete, oltre a una riflessione a livello europeo sulla flessibilità degli investimenti strategici. Elena Donazzan (FdI) ha rassicurato sul mantenimento degli impegni per Industria 5.0, ma ha anche sottolineato la necessità di una revisione del Patto di Stabilità a livello UE.