La Fondazione Cariverona presenta a Verona la mostra "Maffeo d’Arcole: STOP, non più oltre". L'esposizione, ospitata nella storica fortezza di Castel San Pietro, esplora i concetti di normalità, diversità e responsabilità attraverso le opere dell'artista. L'evento è parte del progetto culturale Interregno e offre un'esperienza immersiva e gratuita per il pubblico.
Mostra d'arte a Castel San Pietro: Maffeo d’Arcole espone
La Fondazione Cariverona annuncia un importante evento culturale. Presenta a Castel San Pietro, la storica fortezza che domina Verona, una mostra personale. L'esposizione è dedicata all'artista Maffeo d’Arcole. Il titolo scelto è «STOP, non più oltre». Si tratta di un progetto site specific, curato da Daniela Rosi. L'inaugurazione è prevista per venerdì 27 marzo 2026. L'orario dell'apertura è fissato per le ore 20. L'evento inaugurale sarà aperto a tutti. L'ingresso sarà completamente gratuito. La mostra resterà visitabile fino a domenica 3 maggio 2026.
L'esposizione si inserisce in un più ampio palinsesto. Questo è denominato «Interregno». Si tratta di un progetto culturale interdisciplinare. La Fondazione Cariverona lo promuove in collaborazione con Urbs Picta. Il progetto si sviluppa tra il 2025 e il 2026. Al centro vi è una domanda fondamentale. Essa riguarda la percezione di ciò che consideriamo “normale”. Si interroga anche su cosa definiamo “diverso”.
La riflessione prosegue indagando i confini. Questi possono essere visibili o invisibili. Si analizza come separino ancora queste due categorie. Si esplora come alimentino esclusione, distanza e marginalità. La mostra su Maffeo d’Arcole segue altri eventi. Tra questi, «Nessuno escluso» e «TOMORROWS - Folding, Flexing and Expanding». L'esposizione attuale porta questa riflessione su un piano radicale. La porta direttamente sul terreno della coscienza individuale. Il limite non è solo una linea da tracciare. Diventa una scelta quotidiana. Una scelta di sguardo, di linguaggio e di responsabilità.
Il messaggio di "STOP, non più oltre" di Maffeo d’Arcole
Nella mostra «STOP, non più oltre», la tensione tra normalità e diversità emerge con forza. Viene presentata come un nodo etico cruciale. Ciò che comunemente definiamo “normale” può trasformarsi. Può diventare assuefazione all'ingiustizia. Può significare accettazione della violenza. O semplicemente abitudine alla sofferenza altrui. L'artista Maffeo d’Arcole rovescia questo automatismo. Lo rende tangibile e visibile. Mette in crisi l'indifferenza generale. Restituisce presenza a coloro che sono esclusi. Costringe il pubblico a interrogarsi. Ci si chiede dove nasca la distanza tra “noi” e “gli altri”. Si indaga quale sia, oggi, la soglia critica. La soglia oltre la quale non è più possibile rimanere neutrali.
L'esposizione riunisce un corpus significativo di opere. Sono presenti oltre 30 grandi tele. Vi è anche la serie completa di 22 collage intitolata «Il calice amaro». Sono esposte tre installazioni di notevole impatto. Tra queste spiccano «Sand Creek», con i suoi imponenti bisonti. E «Popoli in cammino», dedicata ai migranti di ieri e di oggi. Il percorso espositivo include anche videomapping. Ci saranno proiezioni e una video-installazione. Si tratta di un percorso immersivo. Mira a mettere il visitatore in relazione diretta con le opere. Molte di queste sono prive di titolo. L'intento è non guidare, ma responsabilizzare lo sguardo dello spettatore.
«STOP, non più oltre» è anche una richiesta esplicita. Rappresenta il gesto di chi rifiuta di distogliere lo sguardo. Lo fa di fronte alla violenza della storia. Alle guerre, alle migrazioni forzate. Alla sopraffazione dei più fragili. Al degrado ambientale. È un'esortazione che l'artista rivolge primariamente a sé stesso. Prima ancora che al pubblico. L'invito è a fermarsi, a guardare. A non anestetizzare la propria coscienza. Il confine, nell'opera di Maffeo d’Arcole, non è mai soltanto geografico. È morale, storico e umano. Ma assume anche un'importanza decisiva: è un confine culturale. Quello che separa ciò che viene riconosciuto “dentro” il sistema dell'arte da ciò che resta “fuori”.
Maffeo d’Arcole: un artista ai margini del sistema
Maffeo d’Arcole è un artista autodidatta. Le sue radici sono profondamente legate alla sua terra. Tuttavia, il suo sguardo è costantemente rivolto al mondo. Da oltre cinquant’anni sviluppa una ricerca artistica autonoma. Una ricerca laterale, non addomesticata. La sua arte nasce ai margini delle appartenenze ufficiali. Proprio per questo motivo, rende visibile. Anche sul piano simbolico, la domanda centrale di «Interregno». La domanda su normalità e differenza. Pittura, scultura, installazione, performance e video convivono nella sua pratica espressiva. Questa pratica nasce da un'urgenza interiore. Nasce dall'indignazione. Ma si traduce in immagini di grande forza visiva. Il suo lavoro non è mai pacificante. Al contrario, inquieta, provoca e interroga profondamente.
Le sagome lignee dei migranti, realizzate con assi di case abbandonate, evocano un tema storico. Ricordano l'emigrazione veneta verso il Sud America. Allo stesso tempo, dialogano con le migrazioni contemporanee. I numeri che attraversano le tele riducono l'essere umano a una semplice cifra. Servono da memento della sua intrinseca fragilità. Le figure deformate, i colori primari attraversati da neri e bianchi violenti, la materia incisa e stratificata. Tutto ciò restituisce una realtà cruda. Una realtà che non concede alibi. Accanto a questa radicalità dello sguardo, la pratica di Maffeo d’Arcole conserva una dimensione fondamentale: la coralità. La sua è un'arte che nasce dal basso. Nasce da un legame concreto con Arcole. Da una dimensione comunitaria vissuta intensamente. È un fare artistico che non isola l'artista in un recinto autoreferenziale. Lo colloca invece in una trama complessa di relazioni, memoria e territorio.
Anche in questo senso, la mostra a Castel San Pietro si configura come un attraversamento di confini. Si muove tra centro e margine. Tra riconoscimento e invisibilità. Tra storia locale e ferite globali. «Con questa mostra scegliamo di non restare neutrali», dichiara Bruno Giordano, Presidente di Fondazione Cariverona. «L’opera di Maffeo d’Arcole ci ricorda che l’assuefazione è una forma silenziosa di complicità. Quando tutto scorre davanti ai nostri occhi senza lasciare traccia, anche l’ingiustizia rischia di diventare normale. In un tempo segnato da conflitti, disuguaglianze e profonde fratture sociali, il suo lavoro restituisce peso alle immagini e responsabilità allo sguardo. Riporta al centro il tema dei confini: tra inclusione ed esclusione, tra dentro e fuori, tra indifferenza e presa di posizione. Come Fondazione lavoriamo ogni giorno per rafforzare sviluppo, cambiamento e solidarietà nei nostri territori. Crediamo che la cultura non sia un ornamento, ma uno spazio di coscienza civile e di partecipazione. Portare questa personale a Castel San Pietro significa offrire alla città un luogo in cui fermarsi, interrogarsi e scegliere da che parte stare».
Informazioni pratiche sulla mostra a Verona
Castel San Pietro, luogo simbolico della città di Verona, diventa per l'occasione uno spazio espositivo. Uno spazio attraversabile e stratificato. Entra in dialogo con opere che non si limitano a occupare lo spazio. Le trasformano in un'esperienza vissuta. «STOP, non più oltre» non è soltanto una mostra. È un invito concreto. Un invito a fermarsi prima che la soglia dell'indifferenza venga irrimediabilmente superata. In un presente segnato da conflitti, disuguaglianze e trasformazioni profonde, la ricerca artistica di Maffeo d’Arcole risuona come un gesto necessario e urgente.
«Incontrare l’opera di Maffeo d’Arcole non è un’esperienza neutra. Davanti ai suoi lavori puoi avvertire il desiderio di fuggire oppure sentirti catturato da ciò che vedi. Perché riconosci finalmente qualcosa che ti era sempre stato davanti senza essere davvero visto», dichiara la curatrice Daniela Rosi. «Maffeo lavora sull’urgenza del reale. Non produce immagini “belle” né pacificanti. Non offre soluzioni, non consola. Interroga senza appello. Lo fa come un gesto etico, prima ancora che estetico. Trasforma il nostro guardare narcotizzato in un risveglio. Ci costringe a misurare la soglia oltre la quale non si può più restare neutrali. E questa radicalità nasce anche da una posizione precisa. Maffeo è un outsider non per posa, ma per libertà di segno e di pensiero. È capace di rendere visibile il confine - culturale e simbolico - tra ciò che il sistema dell’arte riconosce “dentro” e ciò che lascia “fuori”. Al tempo stesso, la sua è un’arte corale. Nasce dal basso, ad Arcole, con un cannocchiale puntato sul mondo. Diventa relazione. Un dispositivo che genera incontri e scambi. Trasforma lo spazio espositivo in un’esperienza condivisa».
Informazioni e contatti:
Titolo: Maffeo d’Arcole: STOP, non più oltre
A cura di: Daniela Rosi
Realizzata nell’ambito di: Interregno, progetto di Fondazione Cariverona in collaborazione con Urbs Picta
Direzione artistica: Jessica Bianchera
Date e orari: dal 28 marzo al 3 maggio 2026. Aperta dal martedì alla domenica, inclusi i giorni festivi. Orario: dalle 10 alle 18.
Sede: Castel San Pietro, Verona
Ingresso: gratuito