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A Sulmona, un'antica strada romana e tracce di un villaggio dell'Età del Bronzo sarebbero state distrutte per la costruzione di un metanodotto. Il Comitato Per il Clima Fuori dal Fossile denuncia l'accaduto, criticando le autorità competenti e la Snam.

Antica strada romana sepolta a Sulmona

La storia millenaria di **Sulmona** sembra essere stata cancellata. Un sito archeologico di grande valore è stato compromesso. Si tratta di un'antica strada romana. La sua distruzione sarebbe avvenuta per mano di ruspe. L'evento è stato denunciato dal **Comitato Per il Clima Fuori dal Fossile**. L'organizzazione punta il dito contro la **Snam**. Questa è una delle principali aziende europee nel settore energetico. La strada sarebbe stata sepolta per consentire la costruzione di un metanodotto. I lavori interessano l'area vicino al cimitero di **Sulmona**.

Il cantiere avrebbe «ingoiato un altro importante pezzo della nostra storia». Così ha dichiarato **Mario Pizzola**, esponente del Comitato. Le accuse non si rivolgono solo alla **Snam**. Le denunce sono state inoltrate anche al **Ministero della Cultura**. Coinvolta anche la **Soprintendenza Archeologica dell’Aquila**. Questi enti avrebbero dato il via libera alla multinazionale. **Pizzola** definisce l'azione un vero e proprio «scempio».

Scavi rivelano strada, progetto incompatibile

La strada in questione era lastricata. Era venuta alla luce grazie agli scavi di archeologia preventiva. La sua esistenza è apparsa subito incompatibile con il progetto della centrale. O meglio, era il progetto della centrale a non essere compatibile con la strada. La scelta, secondo il Comitato, non ammetteva alternative. Si poteva spostare la centrale. Oppure modificarne il progetto. Invece, si è preferito far soccombere la strada.

La presenza di riferimenti specifici nel codice penale solleva dubbi sulla legittimità di tale decisione. Il **codice penale** punisce chiunque distrugga o alteri beni d'arte o di storia. Tuttavia, gli enti preposti non hanno ritenuto applicabile questa norma al caso della strada romana di **Case Pente**.

Perdute tracce di un villaggio dell'Età del Bronzo

L'area archeologica di **Case Pente** era considerata tra le più importanti del **Centro Abruzzo**. Ora, secondo **Pizzola**, è solo «fantasia. Cancellata». Tra le perdite più gravi vi è l'eliminazione delle tracce di un abitato. Questo villaggio risaliva a circa **4200 anni fa**. Si trattava dell'Età del Bronzo. La scoperta era eccezionale. Il suo studio avrebbe potuto riscrivere la storia delle origini di **Sulmona**. La distruzione di queste testimonianze archeologiche rappresenta una perdita inestimabile per la comprensione del passato.

Il Comitato muove un duro affondo nei confronti del **Comune di Sulmona**. L'amministrazione comunale è accusata di aver permesso queste operazioni. **Pizzola** propone l'istituzione di un «albo nero» nel Comune. Su questo albo dovrebbero essere iscritti i nomi degli ultimi due Sindaci. Si tratta di **Gianfranco Di Piero** e **Luca Tirabassi**. Essi sono accusati di «ignavia amministrativa». Avrebbero permesso alla **Snam** di «spadroneggiare e di violentare il nostro territorio».

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