Riconciliazione storica a Schio
Un gesto di profonda riconciliazione ha segnato la storia recente di Schio. Dopo oltre sette decenni, Anna Vescovi, figlia di Giulio Vescovi (ex podestà della città e una delle 54 vittime dell'eccidio nelle carceri locali), ha incontrato Valentino Bortoloso, ex partigiano noto con il nome di battaglia "Teppa". Bortoloso era stato condannato come uno degli esecutori materiali della strage avvenuta nella notte tra il 6 e il 7 luglio 1945.
L'incontro, avvenuto il 3 febbraio 2017, ha sancito un percorso di pace e perdono tra i due ultimi testimoni diretti di quel tragico evento. La volontà di Anna Vescovi, psicologa di 73 anni, di confrontarsi con Bortoloso, allora 94enne, è stata espressa in una lettera commovente.
Il percorso verso il perdono
Nella sua missiva, la signora Vescovi ha manifestato il suo desiderio di parlare con il signor Bortoloso, affermando che tale volontà non proveniva solo da lei ma anche da «Altrove». Questo approccio ha aperto la strada a un dialogo inaspettato, culminato in un commosso abbraccio tra vittima e carnefice.
Questo momento di pacificazione, atteso per 71 anni, è stato ufficializzato con la firma di un documento alla presenza del vescovo di Vicenza, Beniamino Pizziol. L'evento segna un punto di svolta nel ricordo dell'eccidio, trasformando il dolore in un messaggio di speranza e riconciliazione.
Contesto storico dell'eccidio di Schio
L'eccidio di Schio rappresenta uno dei capitoli più oscuri della storia locale del dopoguerra. La strage nelle carceri cittadine vide la morte di 54 persone, tra cui figure di spicco della comunità e detenuti comuni. Le indagini e i processi successivi individuarono nei partigiani alcuni degli autori materiali dell'efferato crimine.
La figura di Valentino Bortoloso, "Teppa", è stata al centro di dibattiti e controversie nel corso degli anni, con posizioni contrastanti riguardo al suo ruolo e alla sua memoria. Questo incontro tra Anna Vescovi e Valentino Bortoloso offre una nuova prospettiva, spostando l'attenzione dalla condanna alla possibilità di superare il passato attraverso il perdono.