Le parole del presidente Figc Gabriele Gravina, che ha definito il calcio uno sport professionistico e gli altri dilettanti, hanno scatenato un'ondata di proteste tra gli atleti italiani di diverse discipline. Molti hanno risposto con indignazione, difendendo il loro impegno e la loro professionalità.
Dichiarazioni Gravina accendono polemica
Le recenti affermazioni di Gabriele Gravina, presidente della Federcalcio, hanno sollevato un acceso dibattito. Dopo l'eliminazione dell'Italia dai Mondiali 2026, Gravina ha distinto il calcio come disciplina professionistica, relegando le altre a uno status dilettantistico. Ha persino menzionato gli "sport di Stato".
Queste dichiarazioni hanno provocato una reazione immediata e veemente da parte di numerosi atleti italiani di spicco. Molti hanno scelto i social network o le interviste per esprimere il loro dissenso, trovando eco sulle principali testate sportive nazionali.
Atleti di primo piano rispondono a Gravina
La protesta è stata guidata da Mattia Furlani, atleta che ha definito il pensiero di Gravina un attacco ai valori fondamentali dello sport. Ha sottolineato l'importanza del sacrificio, del lavoro e della dedizione necessari per raggiungere alti livelli dopo anni di allenamento costante.
Irma Testa, pugile, ha adottato un tono ancora più critico. Ha evidenziato come i veri professionisti siano coloro che gareggiano con la maglia azzurra, pur percependo compensi nettamente inferiori rispetto ai calciatori. La sua posizione è stata prontamente condivisa da Federica Pellegrini, nuotatrice di fama internazionale.
Nel nuoto, Gregorio Paltrinieri ha offerto una replica più pacata ma ferma. Ha criticato l'approccio di Gravina, suggerendo che nei momenti di sconfitta sia più costruttivo analizzare gli errori interni piuttosto che puntare il dito contro altre discipline sportive.
Reazioni da scherma, atletica e sport invernali
Dalla scherma, Luigi Samele ha commentato l'uscita di Gravina con una frase incisiva, parlando di "toccare il fondo e scavare ancora più giù". Tommaso Marini, invece, ha espresso orgoglio per la sua disciplina, definita dilettantistica, ricordando l'impegno e il supporto statale che permette a molti atleti di competere.
Anche il mondo dell'atletica ha risposto in massa. Oltre a Furlani, sono intervenuti Yeman Crippa, Pasquale Selvarolo, Bouih, Zoghlami, Eyob Faniel e Antonella Palmisano. Crippa ha ironizzato sul suo allenamento definito "per diletto". Selvarolo ha chiesto esplicitamente le dimissioni di Gravina.
Bouih e Zoghlami hanno sarcasticamente commentato l'idea di rappresentare l'Italia "per diletto". Faniel ha richiamato l'intensità dei carichi di allenamento, mentre Palmisano ha definito le parole del presidente Figc "imbarazzanti".
Le critiche sono arrivate anche dagli sport invernali. Pietro Sighel si è detto disponibile a uno "scambio" con qualche calciatore. Francesca Lollobrigida ha reagito con ironia, definendosi una "dilettante". Tommaso Giacomel ha esteso la provocazione al tennis, suggerendo che persino Jannik Sinner potrebbe essere considerato un amatore secondo la logica di Gravina.
Professionismo misurato da risultati e organizzazione
Simone Deromedis si è dichiarato fiero di praticare uno "sport di Stato". Alessandra Fumagalli ha ricordato il peso effettivo degli sport definiti minori in termini di medaglie e titoli conquistati.
Nel pattinaggio e nel tiro con l'arco, si sono espressi Matteo Rizzo e Mauro Nespoli. Rizzo ha fornito una definizione articolata di professionismo, legandolo all'organizzazione, alla credibilità, alla visione e ai risultati, non a un'etichetta imposta dall'alto.
Nespoli ha sollevato la questione economica, suggerendo che se il problema sono gli stipendi degli atleti, basterebbe ridimensionare quelli di chi gestisce il calcio. Anche Andrea Lo Cicero ha sottolineato come la maggior parte degli sport sia ormai professionistica di fatto. Giovanni Tocci ha liquidato le affermazioni come talmente assurde da sembrare generate dall'intelligenza artificiale.