Il magistrato Pietro Calogero, figura chiave nelle indagini sulla strage di piazza Fontana, viene ricordato per il suo coraggio. La sua opera fu fondamentale nel dimostrare la matrice neofascista degli attentati.
Il ruolo di Pietro Calogero nelle indagini
La scomparsa del magistrato Pietro Calogero ha lasciato un vuoto significativo. Molti hanno dimenticato il suo ruolo cruciale nelle prime fasi delle indagini sulla strage di piazza Fontana. Egli fu tra i primi a credere nella pista nera.
Il giovane pubblico ministero, originario della Sicilia, lavorava a Treviso. Pochi giorni dopo la strage del 12 dicembre, insieme al giudice istruttore Giancarlo Stiz, imboccò la pista nera. Comprendendo subito l'importanza della cellula padovana legata a Franco Freda e Giovanni Ventura.
Nel 1971, Calogero emise la prima ordinanza di custodia cautelare. I destinatari furono accusati di associazione sovversiva. Questa indagine incontrò notevoli ostacoli. La polizia e l'Ufficio Affari Riservati credevano di aver già individuato il colpevole in Pietro Valpreda.
La collaborazione e le prove decisive
Pietro Calogero riuscì a ottenere la collaborazione del professore Guido Lorenzon. Quest'ultimo era amico di Giovanni Ventura ma con idee politiche differenti. Lorenzon fu convinto a testimoniare le confidenze di Ventura.
Ventura aveva incautamente rivelato dettagli sulla strage subito dopo l'evento. Parlò anche della bomba inesplosa alla Banca Nazionale del Lavoro di Roma. Accennò agli attentati ai treni dell'agosto 1969. Questi furono inizialmente attribuiti agli anarchici.
Le confidenze furono registrate da Lorenzon durante incontri con Ventura e Freda. Costituirono una prova decisiva nel processo a Catanzaro. La Procura di Treviso studiò intercettazioni sul telefono di Franco Freda.
La scoperta dei timer e gli attentati in Veneto
La Procura di Treviso scoprì che Freda aveva acquistato timer da una ditta di Bologna. Questi timer furono poi utilizzati negli attentati del 12 dicembre. La stessa Procura fornì elementi cruciali a chi indagava a Milano.
Gli elementi riguardavano i primi attentati avvenuti in Veneto. Tra questi, l'attentato del 15 aprile 1969. Questo evento distrusse lo studio del rettore di Padova, professor Enrico Opocher.
Il ricordo di Guido Salvini
Alla fine degli anni '80, il dottor Calogero e il professor Guido Salvini si incontrarono più volte a Padova. Salvini si dedicò alla riapertura delle indagini su piazza Fontana e sugli attentati veneti. Calogero gli offrì consigli preziosi.
Calogero affermò che il suo lavoro non fu una sconfitta. Aveva comunque dimostrato la matrice fascista della strage. Salvini lo ricorda come un magistrato e uomo di grande valore. Non si fermò di fronte agli ostacoli.
Salvini sottolinea la gratitudine dovuta a Calogero. Il suo operato fu fondamentale nel contesto degli anni di piombo. La sua dedizione alle indagini sulla pista nera fu esemplare.