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Intercettazioni svelano presunti collegamenti tra una senatrice di Fratelli d'Italia e Gioacchino Amico, figura chiave in un'indagine sulla camorra. L'inchiesta esplora le connessioni politiche del presunto boss.

Contatti tra politica e camorra emersi da intercettazioni

Gioacchino Amico, descritto come referente della camorra romana dei Senese in Lombardia, è al centro di un'indagine. Le sue conversazioni intercettate nel 2020 rivelano un'organizzazione che gestiva servizi e operazioni finanziarie. Amico parlava di un «consorzio di imprese sui servizi» e di «mutui, leasing» con «determinate condizioni a livello consorziali».

Questi dettagli emergono da un'informativa dei carabinieri. L'indagine si concentra sulle presunte «aderenze politiche» di Amico. Egli è imputato e collaboratore di giustizia nel processo Hydra. Questo processo indaga su un'alleanza tra esponenti di diverse organizzazioni mafiose.

Le carte giudiziarie riportano una richiesta specifica. Questa sarebbe giunta da Carmela Bucalo, senatrice di Fratelli d'Italia. Bucalo, in passato deputata, non risulta indagata. Amico avrebbe contattato un avvocato per un finanziamento. L'importo richiesto era di 400/500mila euro. Serviva a ristrutturare un edificio situato sull’isola di Salina.

Incontri e legami politici sotto la lente degli inquirenti

L'episodio del finanziamento è uno dei tanti emersi. Le conversazioni sono contenute in decine di pagine di atti investigativi. Gli inquirenti hanno ricostruito diversi incontri. Uno si è tenuto a Roma nel 2019. Era un ristorante e vi avrebbero partecipato Amico e Raimondo Orlando. Orlando è un altro indagato nel processo Hydra.

Alla riunione erano presenti anche la senatrice Carmela Bucalo. C'era pure Paola Frassinetti, deputata di FdI e sottosegretaria all’Istruzione. Anche Frassinetti non risulta indagata. Partecipavano all'incontro anche due collaboratrici delle due parlamentari, anch'esse non indagate.

Un altro elemento significativo riguarda il 6 maggio 2020. Le due collaboratrici delle parlamentari furono fermate mentre viaggiavano su un'auto. Il veicolo era intestato alla ditta S.F. di Gioacchino Amico. Questo fatto ha sollevato interrogativi sui legami tra le assistenti e il presunto boss.

La conversazione sulle «porte di Montecitorio»

Le intercettazioni hanno messo in luce ulteriori dettagli. Il 16 giugno 2020, una delle collaboratrici parlava direttamente con Amico. La conversazione, registrata, rivela frasi significative. La donna affermava: «quelle te le apro io». Si riferiva, secondo gli investigatori, alle «porte di Montecitorio». Questo dialogo suggerisce una possibile influenza o conoscenza dei meccanismi parlamentari.

Amico, nel 2019, prima di essere indagato per mafia, aveva già avuto problemi giudiziari. In quell'anno, partecipò a un evento di FdI a Milano. Lì scattò un selfie con Giorgia Meloni. La foto divenne un simbolo delle sue presunte connessioni politiche. L'indagine Hydra continua a svelare intrecci complessi. Si analizzano i rapporti tra il mondo criminale e la sfera politica.

Le indagini proseguono per chiarire la natura dei rapporti. Si cerca di comprendere il livello di coinvolgimento di ciascun soggetto. La documentazione raccolta dai carabinieri è vasta. Offre uno spaccato delle dinamiche indagate.

Le conversazioni intercettate sono cruciali. Permettono agli inquirenti di ricostruire la rete di contatti. Si indaga sulla possibile facilitazione di attività illecite. L'inchiesta mira a fare piena luce sui fatti.

La presenza di figure politiche negli atti giudiziari è un aspetto delicato. Le autorità stanno esaminando attentamente ogni elemento. L'obiettivo è accertare eventuali responsabilità. La giustizia farà il suo corso.

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