Il Ministro dello Sport Andrea Abodi chiede un cambio di modello nel calcio italiano, con più spazio ai giovani azzurri e meno stranieri. La pressione del governo su Gabriele Gravina per le dimissioni aumenta dopo l'ennesima mancata qualificazione ai Mondiali.
Critiche al modello calcistico attuale
Il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, ha espresso forte critica verso il sistema calcistico italiano. Le sue dichiarazioni sono giunte all'indomani della terza esclusione consecutiva della Nazionale dai Mondiali. Abodi non vede il problema solo nel cambio di vertice. Sottolinea piuttosto la necessità di una riforma profonda del modello attuale. Il sistema, a suo dire, non riesce più a trasformare i vivai in talenti per la squadra maggiore.
Il ministro ha evidenziato come il sistema non stia producendo risultati. Inoltre, non permette l'espressione del talento italiano, specialmente quello giovanile. Un segnale preoccupante è la vittoria del campionato Primavera, la cosiddetta “fabbrica dei talenti”, da parte di una squadra senza giocatori italiani in campo. Questo dato evidenzia la crisi del settore.
Il nodo dei vivai e il fallimento nel passaggio di livello
La lettura di Abodi indica un problema strutturale. Questo si manifesta anche nel percorso delle nazionali giovanili. Fino all'Under 19, il sistema sembra funzionare. Tuttavia, il salto verso le categorie superiori non avviene più. Il ministro cita come esempio l'Under 21, che manca la qualificazione ai Giochi Olimpici da quattro edizioni. Questo dimostra il fallimento del modello quando la competizione si fa più dura.
Abodi propone una soluzione politica e sportiva. Vuole garantire, con supporto europeo, un maggior numero di calciatori italiani in campo. Chiede inoltre un confronto immediato tra le componenti del calcio italiano. Questo confronto dovrebbe avvenire dopo il rinnovo ai vertici federali. L'obiettivo è riportare al centro la valorizzazione del talento nazionale e la formazione.
Ipotesi commissariale e ruolo del Coni
Il Ministro dello Sport va oltre, affrontando anche la questione istituzionale. Auspica decisioni rapide e suggerisce un periodo di “decantazione commissariale” per la Figc. Questa decisione, precisa, non spetta alla politica o al governo. Deve essere presa dal Coni. Un commissariamento permetterebbe di accorciare i tempi di controllo. Potrebbe anche favorire l'unione delle diverse componenti del sistema. Si potrebbero così trovare soluzioni strutturali, inclusa la riduzione delle squadre nei campionati.
Abodi ritiene che non si possa puntare il dito solo sul presidente Gabriele Gravina. Gravina, infatti, ha ottenuto un consenso altissimo, il 98%. È sostenuto da un Consiglio federale unito. Pertanto, la responsabilità deve essere condivisa da tutti. La pressione politica è aumentata parallelamente all'intervista televisiva del ministro.
Pressione governativa e segnali da Palazzo Chigi
Fonti parlamentari segnalano una forte irritazione a Palazzo Chigi dopo l'ennesimo fallimento sportivo. Anche senza dichiarazioni ufficiali della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il governo condivide la necessità di un cambiamento ai vertici del calcio. Abodi ha dato voce a questa linea, parlando apertamente di rifondare il calcio italiano. Ha rivendicato l'azione dell'esecutivo a sostegno dello sport. Ha definito scorretto scaricare la responsabilità sulle istituzioni o ridimensionare altri sport.
Il ministro richiama i precedenti storici per aumentare la pressione su Gravina. Ricorda le dimissioni di Giancarlo Abete dopo i Mondiali del 2014. Cita anche quelle di Carlo Tavecchio dopo la mancata qualificazione contro la Svezia. Questi riferimenti indicano che un fallimento di tale portata richiede un'assunzione di responsabilità politica e istituzionale.
Reazioni politiche e richieste di dimissioni
Dal Parlamento emergono prese di posizione molto nette. Il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha scritto sui social: “a tutto c’è un limite”. Il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, invoca un ripensamento del modello. Chiede di ripartire dai vivai, dalle scuole di quartiere e dagli investimenti sul territorio. Rampelli critica un calcio dominato dalla finanza e dai procuratori. Lamenta squadre composte da stranieri di passaggio, poco legate all'identità sportiva.
Anche la Lega esprime indignazione, definendo la situazione una “vergogna inaccettabile”. Chiede una rifondazione che inizi con le dimissioni del presidente federale. Forza Italia, tramite la deputata Isabella De Monte, definisce le dimissioni di Gravina un “necessario atto di umiltà e di verità”. Il quadro generale è quello di una pressione politica crescente. Questa pressione non riguarda solo il risultato sportivo, ma investe la struttura del movimento calcistico e la sua dirigenza.