Una lavoratrice di Ravenna è stata reintegrata nel suo impiego dopo essere stata licenziata a causa della sua disabilità. Il giudice ha stabilito che il licenziamento era discriminatorio e ha ordinato il reintegro con risarcimento.
Licenziamento discriminatorio per disabilità a Ravenna
Un tribunale del lavoro di Ravenna ha annullato un licenziamento. La decisione è stata presa dal giudice Dario Bernardi. L'azienda aveva licenziato un'operatrice socio-sanitaria. Il motivo addotto era la sua condizione di disabilità.
Il giudice ha definito il licenziamento «discriminatorio». Ha ordinato alla società di reintegrare la dipendente. Dovrà anche pagarle le mensilità perse. Sono incluse anche le spese legali sostenute.
La vicenda della lavoratrice licenziata
Il licenziamento risale al 24 settembre 2024. La lavoratrice soffriva di una lussazione mandibolare invalidante. L'azienda l'ha ritenuta incompatibile con le sue mansioni. Questo sulla base del parere del medico competente.
Le era stata proposta un'altra mansione. Si trattava di un incarico da addetta alle pulizie. L'orario era stato ridotto a 12 ore settimanali. Le condizioni economiche non erano le stesse.
La donna ha rifiutato questa proposta. Era un chiaro demansionamento. L'azienda ha quindi proceduto al licenziamento. Lo ha motivato con un giustificato motivo oggettivo.
Il ricorso e la sentenza del giudice
La lavoratrice è rimasta senza impiego. Ha atteso la sentenza del tribunale. La decisione è arrivata il 2 aprile. Il ricorso era stato presentato con l'avvocato Gianni Casadio. La causa è durata a lungo.
È stata fondamentale una consulenza medico-legale. Ha chiarito lo stato di disabilità. Ha valutato l'impatto sulla vita lavorativa. Tutti i consulenti medici hanno concordato. Il parere del medico competente era «eccessivo».
La motivazione della sentenza
Il giudice ha stabilito che la motivazione medico-legale era insufficiente. Il licenziamento è avvenuto per presunta inidoneità fisica. Questa, pur esistente, non impediva lo svolgimento del lavoro.
La donna è stata quindi licenziata per il suo handicap. L'azienda ha sovrastimato le limitazioni fisiche. Questo ha reso il provvedimento discriminatorio.