Massimiliano Gallo esordisce alla regia con "La Salita", film che esplora il potere trasformativo del teatro nei contesti difficili. La pellicola, ambientata in un carcere minorile, arriva nelle sale il 9 aprile.
Il debutto alla regia di Massimiliano Gallo
Massimiliano Gallo ha presentato alla stampa la sua opera prima da regista, intitolata «La Salita». L'anteprima si è svolta presso il Cinema Metropolitan di Napoli. L'evento ha visto la partecipazione del cast quasi al completo. Erano presenti anche numerose personalità del mondo istituzionale e dello spettacolo. Tra gli ospiti d'onore figuravano il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, e il prefetto Michele di Bari. Il film, già apprezzato alla Mostra del Cinema di Venezia e premiato a Bari, segna un nuovo capitolo nella carriera dell'attore.
«La Salita» è distribuito da Fandango e sarà nelle sale cinematografiche a partire dal 9 aprile. Questa pellicola rappresenta l'esordio di Gallo dietro la macchina da presa. La storia si concentra in particolare sul mondo giovanile. L'attore ha scelto di affrontare un tema delicato con grande sensibilità.
Una storia ambientata nel carcere minorile di Nisida
La trama di «La Salita» è ambientata nel carcere minorile di Nisida negli anni '80. La narrazione trae ispirazione da eventi realmente accaduti. Il film rievoca il trasferimento di alcune detenute dal carcere femminile di Pozzuoli a Nisida. Questo spostamento avvenne nel 1983 a causa dei danni provocati dal bradisismo. Parallelamente, viene narrato l'impegno di Eduardo De Filippo. L'artista, nominato senatore a vita, introdusse il teatro all'interno dell'istituto penitenziario minorile. Avviò un progetto di formazione teatrale per i giovani reclusi.
Il film mescola elementi di realtà e finzione. Al centro della vicenda c'è il rapporto tra Emanuele, interpretato da Alfredo Francesco Cossu, e Beatrice, una delle donne trasferite da Pozzuoli, nel ruolo di Roberta Caronia. Un microcosmo di educatori, operatori e detenuti anima la storia. La figura di Eduardo, impersonato da Mariano Rigillo, funge da collante. Collega il mondo del carcere alla possibilità di un cambiamento.
L'intento di Gallo non è mostrare la durezza della detenzione. Mira piuttosto a rivelare un volto più autentico degli istituti penitenziari minorili. Evita accuratamente i cliché del genere crime o avventuroso. L'obiettivo è offrire una prospettiva diversa e più umana.
Il teatro come strumento di riscatto
Il teatro è il fulcro narrativo de «La Salita». Viene presentato come un potente strumento. Può aprire spiragli di speranza anche nei contesti più ostili. Non è un mero elemento decorativo. Si tratta di una pratica concreta che negli anni '80 permise a molti giovani di Nisida. Offrì loro un linguaggio alternativo a quello della strada. Il teatro diviene uno spazio di libertà all'interno della reclusione. Permette ai giovani detenuti di confrontarsi con sé stessi e con il proprio futuro. Questa visione è riflessa nelle scelte di casting. Molti attori provengono dal mondo teatrale.
Gallo considera il teatro fondamentale per la formazione artistica e umana. Nel cast figurano anche Gianfelice Imparato, Maurizio Casagrande, Antonio Milo, Shalana Santana, Gea Martire, Antonella Morea, Maria Bolignano e Lucianna De Falco. La compagnia attoriale richiama volutamente la ricca tradizione teatrale napoletana.
Le dichiarazioni di Massimiliano Gallo
Durante l'anteprima, Massimiliano Gallo ha condiviso le motivazioni dietro la scelta di questa storia per il suo debutto registico. «Inizialmente pensavo a una commedia», ha rivelato. «Poi mi è arrivata una sceneggiatura ambientata in un carcere minorile, ma non mi convinceva. Quando è stata riscritta e spostata negli anni Ottanta, qualcosa è scattato. Non mi interessava raccontare le gerarchie tra i detenuti, ma mostrare cosa succede quando arte e bellezza arrivano in luoghi dove normalmente non arrivano».
Il regista ha sottolineato come l'idea di fondo fosse raccontare la possibilità di riscatto per i più giovani. «È una storia che mi appartiene», ha spiegato. «Parla della speranza di alcuni ragazzi e della voglia di cambiare la propria vita. Racconta anche l'impegno di Eduardo De Filippo con i giovani di Nisida, una vicenda poco conosciuta che rende omaggio al teatro e al suo potere salvifico».
Gallo ha evidenziato come la detenzione nel film non sia solo fisica, ma anche mentale e culturale. «Quando si parla di delinquenza, si tende subito a giudicare questi ragazzi», ha affermato. «Io ho cercato di stare lontano dai cliché. Non ho voluto spiegare neppure i motivi per cui sono lì. Sono giovani che hanno sbagliato, ma volevo che emergesse soprattutto la loro umanità».
Il regista ha espresso il suo amore per un cinema che lascia spazio al sogno. Ha citato film come «Nuovo Cinema Paradiso» e «C'era una volta in America». «Non volevo fare un racconto solo realistico», ha aggiunto. «Il cinema deve lasciare allo spettatore la possibilità di immaginare».
Il lavoro con gli attori e il ricordo di Eduardo De Filippo
Oltre ai giovani interpreti, Gallo ha selezionato un cast proveniente dal teatro. Tra questi spicca Mariano Rigillo, scelto per interpretare Eduardo De Filippo. Gallo lo considera uno degli attori più adatti a restituire lo spirito del grande drammaturgo senza cadere nell'imitazione. Un ricordo intenso delle riprese riguarda una scena con Rigillo. Si tratta del discorso che il personaggio di Eduardo rivolge ai ragazzi detenuti. «Era previsto un applauso alla fine della scena», ha raccontato Gallo. «In realtà nessuno riusciva a battere le mani: molti dei ragazzi in scena stavano piangendo».
Le riprese del film non si sono svolte a Nisida. Sono state ricostruite nell'ex base NATO di Bagnoli. Qui sono stati realizzati il cortile e le celle del carcere. La colonna sonora è stata curata da Enzo Avitabile. Il musicista ha accettato di partecipare al progetto gratuitamente, condividendone il senso civile. «Gli ho mandato la sceneggiatura e il giorno successivo aveva già scritto il brano “O Pate nuost”», ha detto Gallo. «Poi, in seguito, ne ha scritti altri bellissimi, compreso quello che accompagna il colpo di scena finale che testimonia quanto il teatro possa essere salvifico».
I giovani al centro dei prossimi progetti
Dopo la conclusione del suo ruolo in «Imma Tataranni», Massimiliano Gallo tornerà sul set a maggio per «Vincenzo Maliconico – Avvocato d’insuccesso». Nel frattempo, si prepara al confronto con il pubblico per «La Salita». L'ambizione è trasmettere, soprattutto alle nuove generazioni, che la cultura può rappresentare una via di cambiamento anche nei contesti più difficili. Il tema dei giovani e della formazione è centrale anche nei futuri lavori di Gallo. L'attore sarà protagonista della nuova serie «La Scuola». Questa è stata girata presso la Nunziatella di Napoli e sarà presto disponibile su Netflix.
L'esperienza di Alfredo Francesco Cossu
Tra i nuovi volti del film, spicca Alfredo Francesco Cossu. Gallo lo ha scelto per interpretare Emanuele, uno dei ragazzi detenuti verso la fine della sua permanenza nell'istituto minorile. Per il giovane attore, questa è stata una delle prime esperienze cinematografiche significative. «Ho cercato di trovare dei punti in comune con il personaggio», ha dichiarato Cossu. «Ma poi ho provato a dimenticarmi di me e a vivere completamente la sua storia. Per tutto il mese delle riprese ho mantenuto un contatto continuo con Emanuele, anche quando tornavo a casa».
Il rapporto con gli altri attori è stato fondamentale per Cossu. «Ho cercato di assorbire tutto il possibile un po’ da tutto il cast», ha spiegato. Il cast è composto da grandi attori della tradizione teatrale e dello spettacolo napoletano, oltre che da colleghi più giovani. La collaborazione con Antonio Milo, che interpreta uno degli educatori, è stata essenziale. Milo era stato anche il suo docente di recitazione. «Con Antonio avevo già studiato recitazione, era stato il mio insegnante», ha raccontato Cossu. «Ritrovarlo sul set come collega è stato molto bello».
Cossu ricorda con emozione il primo incontro davanti alla macchina da presa con Mariano Rigillo, interprete di Eduardo De Filippo. «Dovevo recitare una poesia di Viviani», ha detto. «Prima del ciak Massimiliano mi ha chiesto se fossi emozionato e gli ho risposto di sì. Lui mi ha detto: “Allora questa emozione mettimela in scena”. È stato un consiglio che mi ha aiutato molto».
Un omaggio a Eduardo De Filippo
Il film rappresenta anche un omaggio a Eduardo De Filippo. La figura del drammaturgo è centrale nella formazione artistica di Gallo. Negli ultimi anni, l'attore ha interpretato ruoli in adattamenti cinematografici di opere di De Filippo, come «Filumena Marturano», «Napoli Milionaria» e «Questi Fantasmi». Questi lavori sono stati trasmessi su Rai 1 con grande successo.
Gallo ha condiviso un ricordo d'infanzia legato a Eduardo De Filippo. «Purtroppo non ho avuto la fortuna di conoscerlo davvero, ero solo un ragazzino», ha ammesso. «Tra il 1983 e il 1984 mio padre, il cantante e attore Nunzio Gallo, era protagonista con Isa Danieli di “Bene mio, core mio”, l’ultima opera diretta da Eduardo».
Durante un'anteprima, Eduardo De Filippo non poté essere presente. Intervenne telefonicamente. «Quando disse semplicemente ‘Buonasera’», ha ricordato Gallo, «in sala c’erano circa settecento spettatori e si alzarono tutti in piedi nello stesso momento, senza essersi messi d’accordo. Da ragazzino rimasi impressionato da quell’ammirazione così spontanea. È la dimostrazione di quando vai oltre l’arte e diventi un mito».
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