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Un giovane skipper è deceduto a bordo di uno yacht a Olbia. La perizia rivela la presenza di acido solfidrico, gas tossico sprigionato dalle batterie.

Perizia svela gas tossici nella cabina

La perizia disposta dalla Procura di Tempio Pausania ha portato alla luce inquietanti scoperte. Sul natante sono state trovate evidenze concrete. Queste indicano la possibile generazione di gas tossici. Tali gas sarebbero confluiti nella cabina dello skipper. Un portello situato sotto il letto avrebbe facilitato la diffusione.

Queste conclusioni emergono dalla relazione di consulenza tecnica. Il documento è stato depositato nei giorni scorsi. La perizia è stata commissionata nell'ambito delle indagini sulla morte di Giovanni Marchionni. Il giovane, 21 anni, era uno skipper campano. Fu trovato senza vita l'8 agosto 2025. L'imbarcazione era ormeggiata nella Marina di Portisco. L'area si trova nel Comune di Olbia, all'ingresso della Costa Smeralda.

L'inchiesta vede indagata Annalaura Di Luggo. Lei è la proprietaria del lussuoso motoscafo. L'imbarcazione misura 17 metri di lunghezza. La relazione ha evidenziato la presenza di acido solfidrico. Si tratta di concentrazioni pericolose per la salute umana. Questo gas si sarebbe sprigionato dalle batterie presenti a bordo.

Batterie e ventilazione: un mix letale

La relazione sottolinea un altro aspetto critico. La mancanza di adeguata ventilazione nei vani batterie è stata determinante. Questo ha impedito la dispersione del gas verso l'esterno. L'idrogeno solforato, più denso dell'aria, si è accumulato nelle sentine. Da lì, si è diffuso nei volumi bassi dell'imbarcazione. Successivamente, ha invaso le aree interne.

I portelli delle sentine, infatti, non garantivano una tenuta stagna ai gas. Un elemento particolarmente preoccupante riguarda un portello specifico. Questo si trovava sotto il guanciale del letto. Era situato all'interno della cabina riservata allo skipper. La sua posizione ha reso la sua cabina un luogo ad alto rischio.

I risultati delle analisi effettuate sull'imbarcazione sono chiari. In particolare, le batterie hanno mostrato la capacità di generare concentrazioni di acido solfidrico. Queste concentrazioni superavano i 100 ppm (parti per milione). Tale livello è considerato pericoloso per l'uomo, come indicato nella perizia. La fonte principale di questo gas tossico sono state le batterie, in particolare la batteria Auxi.

Dinamica dell'incidente e compatibilità con l'autopsia

Il vano in cui erano collocate le batterie, all'interno della dinette, presentava ulteriori criticità. Non disponeva di ventilazione forzata. Le dimensioni ridotte dello spazio, i carter protettivi sulle batterie e la presenza di alimenti e bevande hanno ulteriormente compromesso la ventilazione. Queste condizioni non hanno permesso un'adeguata dispersione del calore. Ciò ha favorito la deriva termica delle batterie. Di conseguenza, si è intensificata la produzione e il rilascio di gas tossico ed esplosivo.

L'avvocato Maurizio Capozzo, legale della famiglia Marchionni, ha commentato i risultati. Ha affermato che le evidenze emerse sull'imbarcazione sono pienamente compatibili con le risultanze degli esami autoptici. Anche gli esami chimici effettuati sul corpo del ragazzo hanno confermato questa ipotesi. La dinamica descritta dalla perizia sembra quindi spiegare la tragica morte del giovane skipper.

La morte di Giovanni Marchionni solleva interrogativi sulla sicurezza delle imbarcazioni da diporto. La presenza di gas tossici, generati da malfunzionamenti o inadeguatezze strutturali, rappresenta un pericolo concreto. Le indagini proseguono per accertare tutte le responsabilità.

Contesto geografico e normativo

La Marina di Portisco si trova nel Comune di Olbia, in Sardegna. È una località rinomata, situata all'ingresso della Costa Smeralda. Questa zona è meta di turismo nautico di lusso. La presenza di yacht e imbarcazioni di grandi dimensioni è costante durante la stagione estiva. La sicurezza a bordo di queste imbarcazioni è un tema di primaria importanza, soprattutto considerando le normative vigenti.

Le normative sulla sicurezza delle imbarcazioni da diporto sono stringenti. Includono requisiti specifici per l'installazione e la manutenzione dei sistemi elettrici e delle batterie. La produzione di gas infiammabili o tossici, come l'idrogeno solforato o l'idrogeno, deve essere gestita attraverso sistemi di ventilazione adeguati. La mancata osservanza di queste norme può avere conseguenze tragiche, come dimostra questo caso.

La perizia tecnica ha analizzato in dettaglio il funzionamento delle batterie e la ventilazione dei vani. L'acido solfidrico (H2S) è un gas incolore, altamente tossico e infiammabile. Si forma tipicamente dalla decomposizione di materia organica in assenza di ossigeno. Nel contesto di una barca, può derivare anche da reazioni chimiche all'interno delle batterie al piombo-acido, specialmente se danneggiate o sovraccaricate.

La densità dell'idrogeno solforato, superiore a quella dell'aria, fa sì che si accumuli nei punti più bassi dell'imbarcazione. Le sentine, essendo i punti più bassi, diventano luoghi di potenziale accumulo. La mancanza di ventilazione forzata e la tenuta non perfetta dei portelli hanno creato una trappola mortale per lo skipper. La sua cabina, situata in prossimità di questi accumuli, è stata rapidamente invasa dal gas letale.

Precedenti e implicazioni

Sebbene questo caso specifico sia tragico, incidenti legati a gas tossici o infiammabili a bordo di imbarcazioni non sono del tutto inediti. Problemi legati all'accumulo di gas di scarico, vapori di carburante o prodotti di reazioni chimiche possono verificarsi. La manutenzione regolare e scrupolosa degli impianti di bordo è fondamentale per prevenire tali incidenti. Questo include il controllo delle batterie, dei sistemi di ventilazione e delle eventuali perdite.

La Procura di Tempio Pausania sta conducendo le indagini per chiarire ogni aspetto della vicenda. L'iscrizione nel registro degli indagati della proprietaria dell'imbarcazione suggerisce che si stiano valutando responsabilità legate alla gestione e alla manutenzione della barca. La perizia tecnica rappresenta un elemento cruciale per comprendere la catena di eventi che ha portato alla morte del giovane.

La famiglia Marchionni, attraverso il proprio legale, ha espresso la volontà di fare piena luce sull'accaduto. La compatibilità tra le risultanze della perizia e quelle autoptiche rafforza la tesi dell'intossicazione da gas tossici. Questo caso serve da monito sull'importanza della sicurezza nautica e sul rispetto delle normative tecniche per la prevenzione di incidenti potenzialmente letali.

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