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La protesta dei medici universitari del Secondo Policlinico di Napoli arriva in tribunale. Lavorano 26 ore settimanali, anche di notte e nei festivi, ma ricevono compensi assistenziali minimi, talvolta inferiori ai 200 euro mensili. La questione riguarda la delibera aziendale che ha modificato la componente assistenziale degli stipendi.

Medici universitari denunciano compensi inadeguati

La questione dei compensi per i medici universitari del Secondo Policlinico di Napoli è giunta davanti a un giudice. Questi professionisti, che svolgono sia attività didattica e di ricerca sia assistenza clinica, lamentano una retribuzione inadeguata per il loro impegno assistenziale.

Attraverso una lettera aperta, hanno descritto la loro situazione come «paradossale». Svolgono circa 26 ore settimanali di attività assistenziale negli ospedali universitari. Questo impegno include turni notturni e festivi, oltre ai loro compiti istituzionali di didattica e ricerca.

Le loro responsabilità cliniche sono paragonabili a quelle dei colleghi ospedalieri. Tuttavia, l'indennità assistenziale percepita è significativamente inferiore. In alcuni casi, questa somma non supera i 200 euro mensili.

Compensi minimi per docenti a tempo determinato

La situazione è ancora più critica per alcuni docenti a tempo determinato. Per queste figure, l'indennità assistenziale scende a cifre irrisorie. Si parla di importi che si aggirano intorno ai 20 o 50 euro al mese.

I medici universitari sottolineano come queste cifre non rappresentino un compenso adeguato. Anzi, le ritengono «non remunerative, non rispettose e umilianti» per il lavoro svolto.

Questa situazione è il risultato di una delibera aziendale. Tale delibera ha rideterminato la componente assistenziale degli stipendi del personale docente della sanità universitaria. La modifica è avvenuta in applicazione di un recente protocollo d'intesa tra l'Università e la Regione Campania.

Ricorso in tribunale contro la delibera aziendale

Per contestare questa delibera, numerosi docenti e ricercatori medici universitari hanno presentato un ricorso. La discussione di questo ricorso è prevista in tribunale. L'obiettivo è ottenere un riconoscimento più equo del loro lavoro assistenziale.

La lettera aperta evidenzia il ruolo cruciale di questi professionisti. Vengono descritti non come semplici burocrati o figure decorative. Sono medici a tutti gli effetti, impegnati nella cura dei pazienti.

Svolgono attività ambulatoriali, coprono turni in reparto, operano in sala operatoria. Si assumono responsabilità cliniche di grande peso. Tutto questo avviene mentre continuano a portare avanti la ricerca scientifica.

Duplice impegno: cura, ricerca e didattica

Il loro impegno si estende anche alla formazione delle future generazioni di medici. Insegnano agli studenti della Scuola di Medicina e Chirurgia. Formano specializzandi e tirocinanti.

Trasmettono competenze teoriche e pratiche fondamentali. Preparano la futura classe medica del Paese. Questo duplice ruolo, di cura e di formazione, richiede un impegno costante e qualificato.

La loro battaglia legale mira a ottenere una retribuzione che rifletta adeguatamente questo impegno multiforme. La comunità medica universitaria attende risposte concrete per una situazione che definiscono insostenibile.

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