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Un processo a Monza vede imputati cinque persone, tra cui agenti di polizia penitenziaria, per un'aggressione avvenuta nel 2019. La vittima, un ex collaboratore di giustizia, ha subito lesioni e chiede un risarcimento.

Processo per lesioni aggravate e falso

Cinque persone sono finite sotto processo presso il Tribunale di Monza. L'accusa riguarda fatti accaduti nell'agosto del 2019 all'interno del carcere cittadino. Gli imputati sono accusati a vario titolo di lesioni aggravate, falso, calunnia, violenza privata e omessa denuncia. La vicenda coinvolge Umberto Manfredi, un 52enne ex collaboratore di giustizia.

La pubblica ministera Stefania Di Tullio ha richiesto pene severe per i coinvolti. Ha domandato 2 anni e 3 mesi di reclusione per quattro agenti di polizia penitenziaria. Per l'ex comandante di reparto facente funzioni, ora vicedirettrice in un altro istituto, è stata chiesta una pena di 1 anno e 4 mesi con sospensione condizionale. Quest'ultima è accusata di aver redatto un verbale non veritiero sull'incidente.

Le richieste della difesa e della vittima

Il legale di Umberto Manfredi ha fortemente contestato l'ipotesi che la sua aggressione possa essere sminuita. Ha definito «assurdo» definire la vittima un «simulatore». Il suo difensore ha sottolineato come le crisi epilettiche di Manfredi siano state confermate anche dopo il suo trasferimento a Modena. «Manfredi ha subito un danno morale elevatissimo», ha dichiarato il legale, evidenziando come coloro che dovevano proteggerlo lo abbiano invece leso.

La vittima si è costituita parte civile nel procedimento. Ha richiesto un risarcimento danni, chiedendo una provvisionale di 20mila euro. Il suo avvocato ha ribadito che si è tentato di minimizzare l'accaduto, nonostante le evidenti conseguenze fisiche e psicologiche subite dal detenuto.

Il video e le versioni contrastanti

L'indagine ha preso avvio dopo una denuncia presentata da un parente di Manfredi all'associazione Antigone. Il Garante dei diritti dei detenuti ha richiesto un'indagine approfondita sulla presunta aggressione. Le telecamere di sorveglianza interne hanno ripreso un agente mentre schiaffeggiava il detenuto. Tuttavia, gli imputati sostengono che le riprese non abbiano catturato il momento precedente.

Secondo la loro versione, Manfredi avrebbe sferrato un calcio al volto di un poliziotto. Le telecamere avrebbero avuto un «cono d'ombra» in quel frangente. Gli agenti imputati affermano di aver semplicemente «contenuto» il detenuto dopo che questi aveva opposto resistenza. Hanno negato di aver causato lesioni tramite una violenta aggressione.

Contesto e precedenti

La difesa degli imputati ha presentato la propria ricostruzione dei fatti. Hanno sostenuto che Manfredi non voleva recarsi in infermeria. Al suo ritorno, venuto a sapere del trasferimento nell'area sanitaria, avrebbe cercato di scendere dalla barella. Gli infermieri avrebbero quindi richiesto l'intervento degli agenti penitenziari. Questi ultimi avrebbero dovuto ricorrere al contenimento del detenuto.

È emerso che Umberto Manfredi stava attuando uno sciopero della fame. Il motivo era la sua volontà di essere trasferito in un altro carcere. Nel maggio 2019, era già stato oggetto di un rapporto disciplinare. Questo rapporto era dovuto a comportamenti aggressivi nei confronti degli agenti. La prossima udienza è fissata per metà aprile.

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