Sei studenti del liceo Tenca di Milano sono stati sospesi dalle lezioni a seguito dell'occupazione dell'istituto. Il preside Mauro Zeni ha definito l'azione un "atto di bullismo politico" e ha sottolineato la necessità di dare un segnale forte.
Occupazione e provvedimenti disciplinari
Il dirigente scolastico del liceo Tenca, Mauro Zeni, ha disposto provvedimenti disciplinari severi. Sei studenti sono stati sospesi dalle lezioni, mentre una settima posizione è ancora sotto esame. La decisione mira a inviare un messaggio chiaro, rivolto non solo agli studenti ma anche agli adulti che incoraggiano tali azioni. Zeni ha fermamente condannato l'uso della forza e della violenza, definendo le occupazioni scolastiche «schifezze».
L'occupazione, avvenuta il 25 febbraio, ha visto un gruppo di circa cinquanta studenti bloccare gli accessi con catenacci e barricate. Il preside ha evidenziato come questa azione abbia impedito a oltre 1.100 studenti di frequentare regolarmente le lezioni per tre giorni. Nonostante il riconoscimento del comportamento non violento e dell'ordine mantenuto dagli occupanti, Zeni ha definito l'occupazione un «atto di bullismo politico».
I sei studenti sospesi dovranno svolgere ricerche specifiche per riflettere sul senso di responsabilità. La sospensione non implica l'allontanamento dalla scuola, ma solo dalle lezioni. La decisione del preside mira a sottolineare le conseguenze delle proprie azioni.
La reazione degli studenti
In risposta ai provvedimenti, circa settanta studenti si sono autodenunciati. Hanno diffuso una lettera intitolata «Responsabilità collettiva e nota di protesta riguardo ai provvedimenti disciplinari». Essi descrivono l'occupazione come un'azione collettiva e pacifica, volta a stimolare la riflessione su temi importanti e a manifestare il pensiero critico. Sottolineano che non ci sono stati danni alla struttura e che la scuola è stata riconsegnata in perfette condizioni.
Gli studenti ritengono ingiusto che sei ragazzi siano stati scelti come «capri espiatori». Lamentano la mancanza di confronto da parte della dirigenza. Affermano che, quando gli studenti dimostrano iniziativa e interesse, vengono invece sanzionati e stigmatizzati. Circa 600 studenti dichiarano di aver partecipato all'occupazione.
Il preside Zeni ha apprezzato il gesto di solidarietà dei settanta studenti autodenunciati. Ha spiegato che non saranno soggetti ad ulteriori provvedimenti, ma i loro consigli di classe terranno conto dell'accaduto nello scrutinio finale. Ha ribadito la necessità di dare un segnale.
Contesto e precedenti
L'occupazione al Tenca si inserisce in un contesto di proteste studentesche che hanno interessato anche altri istituti milanesi. Episodi simili si sono verificati al liceo Manzoni e al liceo Parini. Al liceo Albe Steiner, i professori hanno espresso solidarietà agli studenti con un sit-in. Questi eventi evidenziano un malessere diffuso tra gli studenti su diverse tematiche.
La questione delle occupazioni scolastiche solleva dibattiti sulla libertà di espressione degli studenti e sui limiti della protesta. Le autorità scolastiche si trovano spesso a dover bilanciare il diritto alla manifestazione con la necessità di garantire l'ordine e la sicurezza all'interno degli istituti. La posizione del preside Zeni è netta nel condannare l'occupazione come un atto illegittimo.
Le decisioni disciplinari adottate al Tenca rappresentano un tentativo di ristabilire l'autorità e di scoraggiare future azioni simili. La reazione degli studenti, con l'autodenuncia di massa, dimostra una forte coesione e un desiderio di contestare le sanzioni percepite come sproporzionate. Il dialogo tra studenti e dirigenza rimane un punto cruciale per la gestione di queste situazioni.