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L'arcivescovo Mario Delpini ha espresso vicinanza agli ex sacerdoti, inclusi quelli che hanno lasciato il ministero, durante la Messa Crismale. Tra i presenti, anche l'ex prete influencer Alberto Ravagnani, che sta avviando un progetto di oratorio laico.

Arcivescovo Delpini parla agli ex sacerdoti

L'arcivescovo di Milano, **Mario Delpini**, ha condiviso un messaggio di vicinanza durante la **Messa Crismale**. Si è rivolto ai circa 800 sacerdoti e diaconi presenti nel **Duomo di Milano**. Ha sottolineato come il clero conosca l'infelicità del mondo. Non sono spettatori esterni. Riconoscono anche in sé stessi fragilità e ferite. La vita colpisce tutti, senza eccezioni.

Tra i presenti in cattedrale, anche **Alberto Ravagnani**. È l'ex prete social noto come influencer. Ha lasciato il sacerdozio a fine gennaio. La sua presenza è stata notata in fondo alla chiesa.

L'ex prete influencer e il suo nuovo progetto

**Alberto Ravagnani**, ora noto come influencer, ha recentemente annunciato un nuovo progetto. Ha parlato della sua scelta, denominata «La scelta», su vari canali. È stata diffusa sui social, in libreria e persino in televisione. Ora intende creare un oratorio laico. Lui stesso ha condiviso una foto dalla cerimonia. Mostrava il libretto della messa. Ha ricordato il rinnovo delle promesse sacerdotali. Ha aggiunto con ironia: «chiaro, io no».

Al termine della celebrazione, l'arcivescovo **Mario Delpini** ha ringraziato i partecipanti. Ha ricordato i sacerdoti anziani e malati. Le offerte raccolte andranno a loro. Saranno gestite dalla fondazione Opera Aiuto Fraterno. L'arcivescovo ha poi rivolto parole specifiche ai sacerdoti che hanno abbandonato il ministero.

Un abbraccio a chi ha lasciato il sacerdozio

«Li sentiamo sempre confratelli», ha affermato **Delpini**. «Li ricordiamo con affetto, con simpatia». Ha aggiunto l'augurio di una vita santa. Questo vale anche se non esercitano più il ministero ordinato. L'arcivescovo aveva già toccato l'argomento. Lo aveva fatto a febbraio, parlando al clero. Non aveva nominato direttamente **Ravagnani**. Aveva annunciato la proroga del suo mandato. Questa decisione era su richiesta di Papa Francesco. In quell'occasione, aveva parlato di un «presbiterio ferito». Aveva menzionato anche la rabbia per l'abbandono di alcuni confratelli. Alcuni hanno lasciato il ministero con clamore. Altri con maggiore discrezione.

«A dire la verità sono anch’io un po’ ferito», aveva confessato. Ora guarda avanti. Augura «una vita santa» a tutti.

La stanchezza della città e la speranza

«La città è stanca, la gente è stanca», ha detto **Delpini** nella sua omelia. Ha criticato l'eccessiva irrequietezza. Questa porta a correre anche quando si potrebbe stare fermi. Ha invitato a godere degli affetti e ad aiutare chi è infelice. La stanchezza può contagiare anche i discepoli. Ma devono continuare a indicare la via. Devono portare i pesi gli uni degli altri. Devono desiderare l'incontro con il Signore. Il pellegrinaggio verso la casa di Dio deve continuare. Il vigore deve crescere lungo il cammino.

L'obiettivo è raggiungere «la vita felice».

Guarire e essere guariti

«Mentre ungiamo le ferite degli altri sperimentiamo che lo Spirito continua a prendersi cura delle nostre», ha concluso **Delpini**. «Mentre invitiamo alla speranza, impariamo di nuovo a sperare». La missione è essere guariti e guarire. Questo avviene pur essendo imperfetti e impotenti. Ma sempre fiduciosi e lieti.

Poche ore dopo, durante la Messa della Cena del Signore, **Delpini** ha invitato a vivere nella verità. L'ha definita una forma di resistenza. Se la vita è unita a Gesù, con intimità e docilità, si può essere sinceri. Si possono dire parole vere. Si può rivelare la vocazione alla fraternità.

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