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Pd e Avs chiedono la chiusura del Centro di Permanenza per Rimpatri (CPR) di Milano in via Corelli, denunciando condizioni illegali e mancanza di trasparenza. Si sollecita un intervento straordinario del sindaco.

Chiusura Cpr di Milano: un appello urgente

L'europarlamentare del Pd, Cecilia Strada, esprime un forte desiderio. Spera nella chiusura definitiva del Cpr di via Corelli a Milano. Ha organizzato un incontro con la stampa. L'evento ha visto la partecipazione di consiglieri regionali. Erano presenti Onorio Rosati (Avs), Luca Paladini (Patto Civico) e Paolo Romano (Pd). Hanno partecipato anche rappresentanti istituzionali locali. L'obiettivo era denunciare le condizioni della struttura. Si chiede la sua dismissione.

Cecilia Strada ha spiegato di aver inviato una richiesta al sindaco Giuseppe Sala. Si chiede al sindaco di farsi portavoce. L'obiettivo è interfacciarsi con il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. Si vuole ottenere la chiusura del centro. Si chiede anche un risarcimento. Questo per il danno reputazionale alla città di Milano.

Secondo l'europarlamentare, il Cpr non rispetta la legge. «Questo Cpr, come tutti i Cpr, è fuori dalla legge», ha affermato. La privazione della libertà personale al loro interno non è mai stata disciplinata dal legislatore. Strada ha denunciato gravi lacune. La registrazione degli eventi critici è carente. Gli scioperi della fame non vengono segnati. Vengono considerati fatti individuali. Sono invece fatti sociali importanti. Uno sciopero della fame è in corso da dieci giorni. Non risulta da nessuna parte.

Condizioni della struttura e opacità gestionale

Anche Onorio Rosati ha espresso preoccupazione. «Si sta progettando un ampliamento con 24 posti in più», ha osservato. Questo avviene in una struttura già fatiscente. Si denuncia inoltre l'opacità nell'accesso ai dati. I registri non riportano ciò che accade realmente. Il consigliere di Avs ha parlato di una diffida al sindaco. È uno stimolo affinché intervenga. In caso contrario, si agirà come cittadini. Si tutelerà l'onorabilità di Milano. Si difenderanno i valori costituzionali.

«Alcuni trattenuti arrivano a dire che è meglio il carcere», ha sottolineato Rosati. Paolo Romano ha puntato il dito contro la gestione. Si parla di «anni di gestione opaca». Sono in corso indagini sull'uso dei fondi. Si indaga anche sull'uso degli psicofarmaci. Questi verrebbero usati per rendere mansuete le persone recluse. Gli atti di autolesionismo non vengono segnalati. Ora si tenta di limitare i poteri ispettivi dei consiglieri regionali.

Da qui l'appello al sindaco Sala. «Serve un intervento straordinario», ha dichiarato Romano. Questo è necessario in assenza di una politica nazionale. Una politica in grado di difendere i diritti umani. La situazione richiede un'azione decisa. Si chiede un'attenzione particolare alle condizioni dei detenuti.

Richiesta di intervento straordinario

L'appello al sindaco di Milano è chiaro. Si richiede un intervento straordinario. La situazione attuale del Cpr è insostenibile. Le condizioni denunciate sollevano dubbi sulla legalità. La mancanza di trasparenza è un altro punto critico. I consiglieri regionali chiedono azioni concrete. Si vuole garantire il rispetto dei diritti umani. La chiusura della struttura è vista come unica soluzione. Si attende una risposta dal primo cittadino. Si spera in un'azione rapida ed efficace.

La richiesta di risarcimento per danno reputazionale evidenzia la gravità. La percezione negativa della città è legata alla gestione del Cpr. Le denunce riguardano anche l'uso di farmaci. Questi potrebbero essere impiegati per sedare i reclusi. La limitazione dei poteri ispettivi è un ulteriore campanello d'allarme. Si cerca di ostacolare il controllo democratico. La volontà politica di affrontare il problema è fondamentale. Si attende una presa di posizione netta da parte dell'amministrazione.

Le condizioni all'interno del Cpr sono descritte come critiche. La mancanza di registrazione di eventi importanti come scioperi della fame è preoccupante. Questo fa pensare a un tentativo di occultamento. La salute mentale dei trattenuti è messa a rischio. L'ampliamento della struttura, già fatiscente, appare controproducente. Si chiede un cambio di rotta radicale. La tutela dei diritti fondamentali deve essere prioritaria. Le forze politiche chiedono al sindaco di agire con urgenza.

Le persone recluse esprimono preferenza per il carcere. Questo dato è estremamente allarmante. Indica condizioni peggiori rispetto a un istituto penale. La gestione opaca solleva interrogativi seri. L'uso dei fondi pubblici deve essere trasparente. La salute dei detenuti non deve essere compromessa. Si chiede un'indagine approfondita. Si attende un impegno concreto per risolvere la situazione.

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