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Emanuele Fiano ha annunciato la sua intenzione di lasciare il Partito Democratico milanese. La decisione è motivata dalla proposta di sospendere il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv, una scelta che Fiano giudica inaccettabile.

Fiano rompe col Partito Democratico milanese

Emanuele Fiano, figura di spicco del Partito Democratico e figlio di Nedo, testimone della Shoah, ha manifestato la sua profonda insoddisfazione verso il suo partito. La frattura sembra insanabile e riguarda la gestione della questione mediorientale.

Il punto di rottura è rappresentato dalla recente proposta del PD di Milano. Questa mira a sospendere il gemellaggio con la città di Tel Aviv. Già lo scorso ottobre, un ordine del giorno simile era stato discusso. Allora, molti esponenti del PD avevano votato per vincolare il rapporto con la capitale israeliana alla cessazione degli attacchi su Gaza.

La richiesta di sospensione del gemellaggio

Ora, la capogruppo Beatrice Uguccioni ha riproposto la questione. Dopo un confronto interno alla segreteria cittadina, si chiede di dare seguito a quanto stabilito in quell'ordine del giorno. Questa mossa non è affatto gradita da Fiano, parlamentare per quattro legislature.

Attraverso un lungo post sui social media, Fiano ha espresso il suo disappunto. «Il PD di Milano chiede nuovamente di sospendere il gemellaggio di Milano con Tel Aviv», ha scritto. Ha inoltre menzionato il sostegno alla proposta da parte di Pierfrancesco Majorino e del segretario metropolitano Capelli. «È veramente difficile se non impossibile rimanere in un partito così», ha aggiunto Fiano, che si definisce anche esponente di Sinistra per Israele.

Le critiche mosse ai suoi compagni di partito sono state molto aspre. «Voi interrompete il legame con tutta Tel Aviv, anche quella che lavora senza tregua per la pace e contro la guerra da sempre», ha dichiarato Fiano. Ha ricordato le proteste interne a Israele contro la guerra e il governo di Netanyahu. «È un'idea geniale, di alta politica, utilissima alla pace», ha ironizzato. Ha poi definito la posizione del partito come un «classico della semplificazione manichea».

Il rimpianto per un dialogo perduto

Fiano contesta non solo il merito della proposta, ma anche la tempistica. «Mi pare evidente», ha proseguito, «che sia un grande contributo alla pace, nel giorno in cui 600 cattedratici israeliani denunciano, firmandosi, la violenza dei coloni che vogliono cacciare i palestinesi dalla Cisgiordania in barba a qualsiasi diritto nazionale e internazionale o anche a qualsiasi principio di umanità».

L'esponente politico ha concluso con un amaro ricordo del passato. «Quando ho cominciato a frequentare il PCI milanese e poi il PDS», ha affermato Fiano, «si organizzavano incontri con la sinistra israeliana e quella palestinese e addirittura viaggi in Israele e Palestina per capire, per conoscere, per studiare e per farsi protagonisti del dialogo».

«Mai visto niente del genere nel partito di oggi», ha lamentato. «Mai visto chiedere un contributo a chi questa storia terribile la frequenta da decenni, mai visto aprire una discussione». I tempi sono cambiati, e con essi, sembra essere giunto al termine il percorso di Fiano all'interno del Partito Democratico.

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