Lino Musella, attore affermato nel cinema e nel teatro, riflette sul suo percorso artistico, le scelte professionali e la sua visione dell'arte come mezzo di esplorazione interiore.
L'artista tra palcoscenico e grande schermo
Lino Musella dimostra un talento notevole, ma soprattutto una profonda comprensione dell'importanza del controllo e della ricerca nel suo lavoro. Il suo percorso teatrale è ben consolidato, ma negli ultimi anni il cinema lo ha accolto con grande successo. Ha partecipato a produzioni importanti come Gomorra e ha lavorato con registi del calibro di Sorrentino, i D’Innocenzo, Andò e Pupi Avati. Recentemente, Bellocchio lo ha scelto per il suo film "Portobello".
Parallelamente, Musella continua a calcare il palcoscenico. Sotto la direzione di Martone, è protagonista di "Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo", uno spettacolo in scena dall'8 al 12 aprile presso il teatro Franco Parenti. L'opera, scritta da Fabrizia Ramondino, vede Musella affiancato da attori come Iaia Forte, Tania Garribba, Giorgio Pinto, India Santella e Matteo De Luca.
Un dialogo con i fantasmi dell'arte
Lo spettacolo "Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo" è descritto come un "interno visionario". La trama vede un musicista confrontarsi con i propri "fantasmi", sia della vita che dell'arte. Musella descrive il personaggio del compositore come un "ritratto assoluto dell’artista", un'entità ideale che richiama anche figure concrete della vita dell'autrice, come il padre, la figlia e lei stessa in veste di scrittrice.
Questa dinamica crea una "frizione" o un "doppio fondo" da cui emerge il concetto di salvezza attraverso l'arte. Musella sottolinea come questa visione sia maturata negli ultimi due anni. In passato, abbracciava una visione più "folle" del personaggio, credendo fermamente che la musica potesse salvare il mondo. Ora, invece, percepisce che l'essenza dell'artista, per Ramondino, rimane più ignota e talvolta fallimentare, pur nel suo tentativo di dare un senso al mondo.
Il musicista, nel suo "delirio", incarna così un'idea più profonda e politica, meno nichilista. Musella vede un possibile paragone con il Prospero shakespeariano, ma solo se si considera tutto ciò che accade intorno come frutto della mente del personaggio. Questa lettura novecentesca si allinea con un "teatro della mente" che sta definendo molte delle sue esperienze recenti.
Il teatro come luogo di evocazione
La convinzione di Musella nel progetto teatrale nasce dalla sua natura intrinseca. "Il teatro è l’unico luogo dove è possibile convocare i non vivi per un reale contatto, privo di resurrezione", afferma. Questo concetto trova eco nel finale di "Hamnet". Musella si è messo a disposizione di Martone, assorbendo la sua conoscenza e la volontà di evocare la voce di Ramondino, figura fondamentale per la città di Napoli.
Sul palco, Musella cerca "la messa in crisi di te stesso", quel qualcosa che sfugge e che non è legato al tempo. Nonostante questo fascino per il palcoscenico, non nasconde la "frustazione di muovermi in un sistema che non ti protegge e non ti incoraggia". Porta come esempio la sua collaborazione con Paolo Mazzarelli, un progetto pluriennale che mira a trovare sempre nuove modalità di collaborazione.
Il cinema come scoperta
Il cinema rappresenta per Musella una "scoperta", grazie all'incontro con "grandissimi registi". Definisce Bellocchio un "maestro", capace di andare "molto al di là del cinema". Questo livello di confronto, a suo dire, gli è un po' mancato a teatro, dove ha solo "sfiorato" alcune figure centrali degli ultimi decenni.
Musella si considera un attore che "sceglie molto". A teatro si sente libero di trasformarsi, mentre nel cinema crede di "intuire cosa possa venirmi bene e cosa no". Ci sono state occasioni in cui, dopo una scelta, ha vissuto il dubbio, come quando lasciò la scuola Paolo Grassi in disaccordo con alcune decisioni. Quel "no" lo ha tormentato per anni.
L'età, ammette, lo ha cambiato. Cerca di "razionalizzare di più", ma alla fine sceglie "comunque di pancia". Il momento più bello per lui sono "gli incontri, le stagioni, gli attraversamenti", più che uno spettacolo riuscito. La visibilità è arrivata gradualmente, e apprezza il rapporto che si è creato con il pubblico, specialmente a Napoli, dove gli spettatori lo fermano per scambiare due chiacchiere.
Domande frequenti
Quali sono i prossimi progetti teatrali di Lino Musella?
Come valuta Lino Musella il rapporto tra arte e sistema teatrale attuale?
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