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Un'indagine sull'Università di Palermo svela presunte irregolarità nella gestione di fondi europei. Si indaga sulla presentazione di laboratori e sulla documentazione contabile per progetti come Bythos e Smiling.

Indagine su progetti universitari a Palermo

Discussioni animate emergono riguardo etichette, reagenti e cifre da far quadrare. A dicembre 2022, le attività del dipartimento di Tecnologie e scienze biologiche dell’Università di Palermo attirano l'attenzione dei controlli. Sotto esame ci sono i progetti finanziati con fondi europei: Bythos e Smiling. Il primo riguarda un laboratorio a Lipari per il riciclo di scarti marini. Il secondo si occupa del recupero di sottoprodotti dell'industria vinicola per i settori cosmetico e nutraceutico.

Il 20 dicembre 2022, Bartolomeo Bonino, tecnico collaboratore del Comune di Lipari, viene contattato da Lucie Branwen Hornsby, detta «Broni». Hornsby, docente a contratto all'Università e project manager del progetto Bythos, informa Bonino di un imminente controllo regionale. Richiede la sua presenza a Lipari per dimostrare, tramite collegamento telefonico, l'esistenza del laboratorio e della strumentazione. È fondamentale che le etichette del progetto Bythos siano visibili sugli apparecchi.

Bonino solleva dubbi sulla reale presenza delle etichette, chiedendo di verificare le condizioni del laboratorio, chiuso da settembre. Hornsby ammette di non averlo visto da tempo. Poche ore prima, a Palermo, il professore Vincenzo Arizza, direttore del dipartimento Stebicef, aveva già dato istruzioni a Manuela Mauro (ricercatrice) e alla professoressa Aiti Vizzini. Dovevano etichettare tutto il materiale di reagenteria disponibile in vista della verifica di primo livello del progetto Bythos.

Controlli e documentazione sotto esame

Arizza anticipa una possibile domanda degli ispettori: «Mi fate vedere dove sono gli imballaggi dei prodotti finiti?». Sottolinea l'importanza di etichettare tutto, anche in assenza di materiale. Poco dopo, Vincenzo Arizza contatta Alberto Di Maio, legale rappresentante della Bioimmun srl. Gli chiede di procurare scatolini di reagenti, specificando che devono essere vuoti. La professoressa Mirella Vazzana conferma l'arrivo degli scatoloni, esprimendo speranza che siano «corretti». Arizza suggerisce di aggiungere elementi per renderli più convincenti.

Il giorno seguente, 21 dicembre, l'esito del controllo sembra positivo. Arizza comunica a Di Maio: «È andato tutto a posto». Tuttavia, la tensione non si placa. Il 23 dicembre 2022, l'attenzione si sposta sul progetto Smiling e sulla gestione dei rifiuti di lavorazione. Antonio Fabbrizio informa Arizza di aver inviato i file relativi allo smaltimento, inclusa una scheda modificabile in formato Word.

Emerge un problema: la dichiarazione predisposta da Bono & Ditta S.p.A. presenta incongruenze. Si discute della necessità di far coincidere le dichiarazioni («appattare»), allineandole a quelle già trasmesse all'assessorato regionale. Arizza insiste sulla coerenza tra i documenti. Il riferimento è a un impegno di Bono & Ditta per lo smaltimento di 527.830 litri di mosto residuo e 926 litri di olio di vinacciolo.

Rischio di tagli ai finanziamenti

Arizza richiama Fabbrizio per chiarire come correggere i documenti e far «appattare i numeri» con quelli già inviati alla Regione. Il timore è concreto: se i dati non dovessero tornare, la Regione potrebbe disporre un taglio di finanziamenti per circa un milione di euro. La necessità di presentare una documentazione ineccepibile e coerente diventa quindi cruciale per evitare conseguenze economiche negative per l'ateneo.

Le conversazioni intercettate suggeriscono una gestione non sempre trasparente delle attività legate ai progetti finanziati. La preparazione della documentazione e la presentazione dei laboratori sembrano mirare a superare i controlli piuttosto che a riflettere la reale situazione operativa. La discrepanza nei numeri relativi allo smaltimento dei rifiuti rappresenta un ulteriore elemento di criticità nell'inchiesta in corso.

Le indagini proseguono per accertare la veridicità delle dichiarazioni e la corretta impiegazione dei fondi europei destinati alla ricerca e all'innovazione. L'Università di Palermo si trova al centro di un'inchiesta che potrebbe avere ripercussioni significative sulla sua reputazione e sui finanziamenti futuri.

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