L'occupazione in Lombardia mostra una crescita trainata dagli uomini, mentre la partecipazione femminile stenta ad aumentare. Il divario di genere si conferma un problema strutturale con implicazioni sociali ed economiche.
Crescita occupazionale sbilanciata in Lombardia
Il panorama lavorativo lombardo evidenzia un incremento occupazionale significativo. Tuttavia, questo dinamismo interessa quasi esclusivamente la componente maschile. La regione genera nuovi posti di lavoro, ma non in modo omogeneo tra generi e tipologie contrattuali. Le aree più vivaci contrastano con territori in difficoltà.
Questi dati emergono da un recente rapporto della Uil Milano e Lombardia. L'analisi, basata su informazioni Istat, fotografa un marcato divario di genere. Questo squilibrio si riflette concretamente nella vita quotidiana dei cittadini.
Dati sull'occupazione femminile e maschile
Nel corso del 2015, gli uomini occupati sono aumentati di 28.827 unità. Nello stesso periodo, le donne occupate hanno registrato un incremento minimo di sole 147 unità. Il tasso di occupazione femminile nella regione è passato dal 46% al 45,9%. Questo valore appare sostanzialmente stagnante.
Parallelamente, il tasso di occupazione maschile è salito dal 60,4% al 60,7%. L'inattività femminile ha visto un aumento, passando dal 44% al 44,6%. Tale percentuale raggiunge il 50% nella fascia d'età compresa tra i 15 e i 34 anni. Anche il tasso di disoccupazione femminile, sebbene in calo, rimane superiore a quello maschile.
Cause dello squilibrio occupazionale
Salvatore Monteduro, segretario della Uil Lombardia, lancia un allarme. La Lombardia, pur essendo un polo economico di rilievo nazionale, non riesce a garantire la piena partecipazione femminile al mondo del lavoro. Questa situazione non è una semplice fluttuazione statistica, ma una debolezza strutturale.
Le ragioni di questo squilibrio sono molteplici. Tra queste spiccano le difficoltà nella conciliazione tra vita lavorativa e personale. Si aggiungono la carenza e l'accessibilità limitata dei servizi di supporto. Anche la qualità delle offerte lavorative e il persistere di modelli socio-occupazionali penalizzanti per le donne contribuiscono al problema.
Finché questo divario non verrà colmato, la crescita occupazionale complessiva rimarrà parziale. Sarà inoltre sbilanciata e socialmente incompleta. Queste asimmetrie si manifestano anche in altri settori.
Asimmetrie territoriali e giovanili
Nel 2025, il numero totale degli occupati in Lombardia ha raggiunto quota 4.566.798. Si tratta di un aumento di 28.974 unità rispetto all'anno precedente. Il tasso di disoccupazione è sceso dal 3,7% al 3,0%. Tuttavia, destano preoccupazione i dati relativi agli inattivi, aumentati di 34.863 unità.
Questo incremento ha portato il tasso di inattività dal 37,1% al 37,4%. Il lavoro dipendente ha registrato un calo di 46.017 unità. Al contrario, il lavoro indipendente è cresciuto di 74.990 unità. Tale dinamica solleva interrogativi sulla stabilità e sulle tutele dei nuovi occupati.
La Città Metropolitana di Milano si conferma il motore trainante, con 33.477 occupati in più e una disoccupazione al 3%. Il dinamismo milanese contrasta nettamente con le difficoltà riscontrate in altre province. Tra queste emergono Monza-Brianza, che soffre maggiormente, Lecco, Cremona e Como. La condizione giovanile rimane critica. Nella fascia 15-34 anni, il tasso di inattività sale al 45%. Supera il 50% per le giovani donne.