Una banda di truffatori con origini sinti è sotto processo a Bergamo per una serie di furti aggravati ai danni di persone anziane. I colpi, avvenuti in diverse province, prevedevano raggiri elaborati per sottrarre gioielli e denaro contante.
Furti aggravati con inganno ai danni di anziani
Le indagini dei carabinieri di Bergamo hanno svelato un modus operandi preciso. La banda, composta da tre uomini con origini sinti residenti nel Torinese, agiva in trasferta. I reati contestati sono furti aggravati in abitazione, perpetrati con sofisticati raggiri ai danni di persone anziane. Il bottino includeva gioielli e ingenti somme di denaro contante.
In un caso, le vittime hanno subito la perdita di oltre 80mila euro. In un altro episodio, il danno ammonta a 50mila euro. Questi sono solo due esempi delle numerose azioni criminali accertate. I tre imputati, tutti assistiti dall'avvocato Gatti, sono D. D. G. di 36 anni, V.D.G. di 43 anni e G.D.G. di 40 anni.
Operazioni in diverse province e tecniche di depistaggio
L'indagine, coordinata dalla pm Santoro, ha ricostruito meticolosamente le attività della presunta banda. I furti sono stati commessi non solo nella Bergamasca, con episodi documentati a Palazzago, Bonate Sopra, Trescore Balneario, Gorlago, Villa d’Adda e Sotto il Monte, ma anche in altre regioni.
Sono stati registrati colpi nel Veronese e nel Vicentino. Un inseguimento con i carabinieri è avvenuto a Novate Milanese. Un tentativo di furto è stato invece sventato a Lecco, grazie all'intervento dei figli della vittima.
I militari hanno scoperto che il parcheggio di una struttura residenziale assistita nell'hinterland torinese fungeva da base operativa. Lì, i sospettati cambiavano veicolo, utilizzando auto con targa clonata per i loro spostamenti. Questo sistema permetteva loro di eludere i controlli.
Tecnica dei petardi e fuga rapida con il bottino
La tecnica utilizzata per entrare nelle abitazioni era particolarmente ingegnosa. I malviventi si presentavano alle vittime fingendosi tecnici dell'acquedotto o, in un caso, agenti della polizia locale. Dichiaravano di dover effettuare controlli per un presunto guasto.
Una volta all'interno, simulavano persino un'esplosione o un incendio. Utilizzavano petardi per far credere che ci fosse una fuga di gas. Spaventavano così gli anziani, inducendoli a raccogliere gioielli e denaro contante in un sacchetto. Affermavano che fosse necessario per mettere in sicurezza i beni prima di un'ipotetica esplosione.
Con una mossa fulminea, distraevano i proprietari di casa. A quel punto, si impossessavano del sacchetto con il bottino e fuggivano rapidamente. Le indagini hanno permesso di risalire alle auto utilizzate grazie ai transiti ai caselli autostradali e alle targhe clonate. Durante una perquisizione, è stato rinvenuto un blocco note con annotazioni di targhe di veicoli, poi utilizzate per le clonazioni.
Cronologia dei colpi e modalità operative
Il primo furto documentato risale al 2 ottobre del 2024 a Palazzago. L'ultimo episodio accertato è avvenuto il 6 febbraio del 2025. Le azioni criminali venivano solitamente compiute in due, mentre un terzo complice rimaneva in auto, pronto a facilitare la fuga.
L'udienza ha visto la testimonianza di alcune delle vittime e del maresciallo dei carabinieri che ha condotto le indagini. La ricostruzione passo dopo passo ha permesso di delineare la gravità dei reati contestati. Il giudice Rillosi sta esaminando le prove raccolte contro i tre imputati.
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