Condividi
AD: article-top (horizontal)

Domenico Rizza è stato condannato a Lamezia Terme per il suo ruolo di "armiere" della cosca Giampà. L'uomo forniva armi al clan tra il 2008 e il 2011. Le accuse si basano su testimonianze di collaboratori di giustizia e riscontri investigativi.

Sentenza del Tribunale di Lamezia Terme

Il Tribunale Ordinario di Lamezia Terme ha pronunciato una sentenza importante. Il procedimento penale riguardava Domenico Rizza, nato a Catanzaro nel 1956. L'uomo è stato giudicato colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa. La sua condanna è legata ai rapporti con la potente cosca Giampà di Nicastro.

Le indagini hanno delineato il suo ruolo nel periodo compreso tra il 2008 e il 2011. Rizza è considerato un punto di riferimento per l'approvvigionamento bellico del clan. La sua difesa è stata curata dall'avvocato Gregorio Viscomi.

Il ruolo di "armiere" della cosca

Nonostante non fosse un membro stabile dell'organizzazione, Rizza ha fornito un contributo concreto. La sua attività consisteva nel mettere a disposizione armi di vario calibro. Tra queste figurano pistole calibro 9 e 7.65. Sono state rinvenute anche armi da guerra, come i kalashnikov.

Queste forniture erano essenziali per le operazioni del clan. Il suo contributo era quindi fondamentale per la capacità operativa della cosca Giampà. La sentenza ha confermato la sua vicinanza all'ambiente criminale.

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia

Le accuse mosse a Domenico Rizza trovano fondamento nelle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. Tra questi spiccano nomi importanti. Giuseppe Giampà, ex reggente della cosca, ha testimoniato. Anche Rosario Cappello e Vincenzo Ventura hanno fornito il loro contributo.

I pentiti hanno descritto con precisione le modalità di consegna delle armi. Spesso gli incontri avvenivano in un terreno di proprietà di Rizza a Catanzaro. Le loro testimonianze sono state cruciali per ricostruire i fatti.

Conferme dalle attività di polizia giudiziaria

A sostegno delle dichiarazioni dei collaboratori, sono emerse prove concrete. Le attività di polizia giudiziaria, nell'ambito dell'operazione “U Cinese”, hanno portato a scoperte significative. È stato ritrovato un vero e proprio arsenale. Le armi erano nascoste in bidoni di plastica.

Il nascondiglio si trovava in un terreno adiacente a quello dell'imputato. Questa modalità di occultamento corrispondeva perfettamente a quanto riferito dai testimoni. Le indagini hanno quindi confermato il quadro accusatorio.

Le conseguenze della condanna

La condanna di Domenico Rizza rappresenta un duro colpo per la cosca Giampà. Il suo ruolo di fornitore di armi era strategico. La sua neutralizzazione indebolisce la capacità operativa del clan. L'azione della giustizia continua a contrastare il potere mafioso sul territorio.

La sentenza emessa dal Tribunale di Lamezia Terme sottolinea l'impegno delle forze dell'ordine. La collaborazione tra magistratura e forze investigative porta a risultati concreti. La lotta alla criminalità organizzata prosegue con determinazione.

AD: article-bottom (horizontal)

Questa notizia riguarda anche: