Condividi
AD: article-top (horizontal)

Lavoratori della AC Boilers a Gioia del Colle protestano con un presidio a oltranza. La cassa integrazione terminerà a maggio, e le trattative al Ministero non hanno ancora portato a soluzioni concrete per salvare il sito industriale e tutelare 121 famiglie.

Presidio permanente davanti ai cancelli

Dalla mattinata odierna, i dipendenti della AC Boilers hanno avviato una mobilitazione. Hanno organizzato un presidio permanente davanti agli ingressi dello stabilimento. Questa iniziativa coinvolge tutte le società del gruppo presenti nell'area. Il freddo pungente non ha scoraggiato i lavoratori. Molti di loro, infatti, si sono presentati per manifestare il proprio dissenso. La loro preoccupazione è legata al futuro dello stabilimento di Gioia del Colle.

La cassa integrazione che attualmente sostiene i lavoratori terminerà a maggio. Questo segna un punto critico per la loro situazione lavorativa. Il silenzio che ha avvolto le trattative decisive per il futuro dell'azienda è motivo di grande apprensione. Questo silenzio rischia di trasformarsi in un segnale estremamente negativo. Non riguarda solo il sito produttivo di Gioia del Colle. Potrebbe avere ripercussioni sull'intero gruppo Sofinter.

Un patrimonio di competenze a rischio

Lo stabilimento di Gioia del Colle rappresenta un valore inestimabile. Possiede un patrimonio di competenze tecniche di altissimo livello. I suoi lavoratori sono ancora oggi richiesti per attività in trasferta. Questo accade nonostante abbiano affrontato oltre quindici anni di gestioni aziendali considerate inadeguate. La situazione attuale è paragonata a quella di una nave in difficoltà. I vertici aziendali attuali si trovano a gestire una situazione complessa. La rotta era già difficile da invertire. Ora, a differenza del passato, il rischio di un affondamento è concreto.

Le discussioni avvenute presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy non hanno ancora prodotto esiti positivi. Tutte le ipotesi vagliate, dalla A alla Z, non hanno portato a una soluzione definitiva. La preoccupazione è palpabile tra i lavoratori e le loro famiglie. Il timore è quello di veder svanire un'importante realtà industriale del territorio.

Appello al Governo per soluzioni urgenti

Massimo Tomasicchio, Segretario FIM CISL Bari, ha espresso forte preoccupazione. «Siamo di fronte alla possibilità concreta che possa affondare un’intera comunità», ha dichiarato. Ha sottolineato come si rischi la perdita di un insediamento industriale storico e strategico. Un sito nato da una visione industriale lungimirante per l'Italia. Ha ribadito il valore del patrimonio di competenze presenti. Queste competenze sono richieste anche in questo periodo, nonostante le difficoltà passate.

Per queste ragioni, l'auspicio è che il Governo intervenga con urgenza. Si chiede la riconvocazione di un tavolo nazionale. L'obiettivo è trovare una soluzione positiva. Una soluzione che possa salvaguardare il sito di Gioia del Colle. Deve tutelare le 121 famiglie coinvolte. Soprattutto, deve gettare le basi per un rilancio produttivo concreto. La perdita di un presidio industriale di tale importanza, in un settore strategico come quello energetico, sarebbe un duro colpo.

Questo avviene mentre altre aziende metalmeccaniche nella stessa area continuano a investire e a espandersi. La FIM CISL Bari invita tutte le istituzioni. Chiede il sostegno di coloro che hanno dimostrato vicinanza a questa causa negli ultimi due anni. L'organizzazione sindacale si dichiara pronta ad attivare ogni forma di mobilitazione. Questo avverrà se non giungeranno segnali concreti e positivi riguardo alla vertenza. Il grido dei lavoratori deve essere ascoltato.

Contesto industriale e futuro incerto

La vertenza della AC Boilers a Gioia del Colle si inserisce in un contesto industriale complesso. Il settore metalmeccanico e quello energetico sono cruciali per l'economia locale e nazionale. La presenza di un sito produttivo con competenze specializzate è un asset fondamentale. La sua chiusura o ridimensionamento avrebbe conseguenze a cascata. Non solo sull'occupazione diretta, ma anche sull'indotto e sulle competenze professionali sviluppate nel tempo. La storia di questo stabilimento, che risale a diversi anni fa, è segnata da sfide e cambiamenti di gestione.

La gestione degli ultimi quindici anni è stata definita problematica. Questo ha portato a una progressiva erosione della fiducia e a un aumento dell'incertezza. La cassa integrazione, sebbene uno strumento di ammortizzatore sociale, non può rappresentare una soluzione a lungo termine. La sua scadenza imminente accentua la pressione sui lavoratori e sulle istituzioni. La ricerca di un acquirente o di un piano industriale alternativo è diventata una priorità assoluta. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha il compito di facilitare queste trattative.

La mobilitazione dei lavoratori, con il presidio a oltranza, è un segnale forte. Dimostra la determinazione a non arrendersi di fronte a un futuro incerto. La loro richiesta è chiara: garanzie concrete per il futuro del sito e per la salvaguardia dei loro posti di lavoro. La solidarietà espressa da altre realtà sindacali e istituzionali è importante. Rafforza la posizione dei lavoratori nella loro battaglia. La speranza è che questo appello collettivo possa portare a una svolta positiva. Il rilancio produttivo è l'obiettivo finale. Questo permetterebbe di preservare un patrimonio industriale e umano di grande valore per il territorio pugliese.

AD: article-bottom (horizontal)