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Oltre 200 operatori sanitari liguri hanno manifestato a Genova per chiedere il rinnovo del loro contratto collettivo, scaduto da 13 anni. Nonostante gli adeguamenti tariffari previsti per le prestazioni sanitarie, le associazioni datoriali non hanno ancora offerto risposte concrete, lasciando migliaia di lavoratori in condizioni precarie.

Protesta dei lavoratori sanitari a Genova

Una folta delegazione di oltre 200 operatrici e operatori sanitari si è riunita questa mattina a Genova. La manifestazione si è svolta davanti alla sede regionale di Aris, il Piccolo Cottolengo Don Orione. L'obiettivo principale era sollecitare il rinnovo del contratto collettivo nazionale. Questo accordo è atteso da ben 13 anni. La vertenza coinvolge circa duemila addetti in tutta la Liguria.

I sindacati Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp hanno espresso forte disappunto. Hanno denunciato la mancanza di risposte concrete da parte delle associazioni datoriali. La protesta mira a portare l'attenzione sulla situazione di stallo che perdura da oltre un decennio. Le sigle sindacali sottolineano come questa situazione impatti negativamente sulla qualità del lavoro e sui servizi offerti.

Mancanza di risposte dalle associazioni datoriali

Le organizzazioni sindacali hanno evidenziato un paradosso evidente. Le istituzioni e le associazioni datoriali, come ARIS e AIOP, non hanno ancora fornito soluzioni tangibili. Questo avviene nonostante siano già stati stanziati significativi adeguamenti tariffari per le prestazioni sanitarie. Si parla di oltre 1,3 miliardi di euro previsti per il 2026 e 2 miliardi per il 2027. Questi fondi dovrebbero permettere un miglioramento delle condizioni contrattuali.

La critica dei sindacati è netta. Essi affermano che «le istituzioni e le associazioni datoriali come ARIS e AIOP non hanno ancora fornito risposte concrete». Questa dichiarazione sottolinea la frustrazione dei lavoratori. La mancanza di un accordo prolunga una situazione di incertezza lavorativa e retributiva. I sindacati chiedono un impegno immediato per sbloccare la trattativa.

Condizioni di lavoro nel settore sanitario privato

La protesta mette in luce anche un aspetto cruciale del sistema sanitario. Molte strutture private, come le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) o i centri di riabilitazione, erogano prestazioni pubbliche. Tuttavia, i lavoratori impiegati in questi contesti operano spesso con contratti collettivi scaduti. Le loro condizioni lavorative risultano quindi peggiori rispetto agli standard previsti. Questo crea una disparità inaccettabile nel settore.

I sindacati denunciano che «Pur ricevendo prestazioni pubbliche, spesso si entra in strutture private come RSA o centri di riabilitazione dove però le lavoratrici e i lavoratori operano con contratti scaduti e condizioni peggiori». Questa situazione è inaccettabile per le sigle sindacali. Esse chiedono un intervento urgente per garantire parità di trattamento e condizioni lavorative dignitose a tutti gli operatori del settore sanitario, indipendentemente dalla natura giuridica della struttura.

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