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Due giovani di 19 anni sono accusati di tentato omicidio a Genova. L'aggressione, avvenuta in due fasi, ha visto la vittima accoltellata alla schiena. I dettagli emergono dall'ordinanza di custodia cautelare.

Aggressione in due fasi a Genova

Un violento alterco è sfociato in un tentato omicidio nella notte del 2 aprile a Genova. Due diciannovenni, Ahmed Lahmar e Xhejson Abdullaj, sono i principali indagati per aver accoltellato un ventunenne. L'episodio, avvenuto in via XII Ottobre, ha rischiato di avere conseguenze fatali.

La vittima ha subito una perforazione polmonare. L'esito mortale è stato evitato solo per pochi centimetri. Il pubblico ministero Fabrizio Givri ha definito l'azione come premeditata. Questo suggerisce una pianificazione dietro l'aggressione.

Dettagli dell'aggressione

I fatti sono emersi dall'ordinanza di custodia cautelare. Il gip Marco Malerba ha disposto le misure cautelari per i due giovani. L'aggressione si è sviluppata in due momenti distinti. La violenza è stata notevole.

Il litigio iniziale è scoppiato all'interno del locale Casa Mia. Coinvolti erano i due stranieri e un amico della futura vittima. Quest'ultimo accusava i diciannovenni di avergli sottratto una collanina. Li aveva visti nel bagno con l'oggetto.

L'intervento del buttafuori e la scazzottata

La discussione è rapidamente degenerata. Il buttafuori del locale è intervenuto prontamente. Ha allontanato dal locale i tre giovani. Fuori dal locale, la situazione è precipitata. Lì si trovava il ventunenne, che poi sarebbe stato colpito.

È iniziata una violenta scazzottata. Sembrava che la rissa si fosse conclusa. Tuttavia, gli eventi presero una piega ancora più drammatica. La lite aveva radici nella presunta sottrazione di un gioiello.

La fuga e il ritorno per vendicarsi

Dopo la scazzottata, uno dei diciannovenni sarebbe fuggito. Il suo scopo era recuperare un coltello. Questo dettaglio emerge dalle indagini. Il ritorno sul luogo dell'aggressione indica un intento vendicativo.

La vittima, nel frattempo, aveva raggiunto l'amico. Quest'ultimo era ancora impegnato nella discussione. L'arrivo del ventunenne ha ulteriormente acceso gli animi. La presenza di un'arma bianca ha trasformato la lite in un grave reato.

Le telecamere e la premeditazione

Le telecamere di sorveglianza potrebbero aver ripreso parte degli eventi. La presenza di sistemi di videosorveglianza è cruciale per le indagini. Le immagini potrebbero fornire elementi utili a ricostruire la dinamica.

Il pm ha sottolineato la premeditazione. Questo implica che l'aggressione non è stata un raptus improvviso. La fuga per recuperare l'arma rafforza questa ipotesi. I due giovani hanno agito con un piano preciso.

La confessione o il silenzio

Entrambi i diciannovenni si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Hanno scelto di non parlare con gli inquirenti. Nonostante il loro silenzio, le prove raccolte sono significative. L'ordinanza di custodia cautelare è basata su indizi concreti.

La giustizia farà il suo corso. Le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto della vicenda. La gravità dei fatti richiede un'attenta valutazione delle responsabilità. La comunità locale attende risposte.

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