Le opposizioni genovesi criticano il Comune per aver bloccato la diretta streaming di una commissione sullo stadio. Si sollevano dubbi sulla trasparenza e la libertà di informazione.
Stop alla diretta della commissione stadio
L'episodio è avvenuto l'8 aprile scorso a Genova. La commissione consiliare dedicata allo stadio è stata oggetto di un blocco alla trasmissione in diretta. L'emittente Primocanale, che intendeva coprire l'evento per il suo interesse pubblico, si è vista negare la possibilità di trasmettere. Questo stop è avvenuto su direttiva del presidente del consiglio comunale. Le telecamere sarebbero state fatte rimuovere, con il possibile intervento dei vigili presenti.
Il direttore di Primocanale, Matteo Angeli, ha definito la decisione un «grave attacco alla libertà d'informazione». Ha sottolineato come questo impedisca di rendere pubblico un dibattito di grande interesse. I cittadini, in particolare i tifosi e i residenti di Marassi, sono considerati i veri proprietari dei beni pubblici, incluso lo stadio.
Fratelli d'Italia critica la gestione
Fratelli d'Italia ha espresso forte disappunto. Il coordinatore regionale Matteo Rosso ha definito «grave» l'esclusione di Primocanale. Ha ricordato le parole del sindaco Silvia Salis, pronunciate solo 14 giorni prima, a favore della libera informazione. Rosso ha evidenziato come la stessa sindaca abbia poi impedito la diretta della commissione sullo stadio.
L'esponente di Fratelli d'Italia ha accusato la sindaca di un metodo preciso. Questo metodo consisterebbe nel selezionare quali televisioni possono riprendere le sedute. Ha aggiunto che la sindaca preferisce interviste concordate, citando dichiarazioni fatte a Rai Tre. Matteo Rosso ha criticato il «doppiopesismo del Pd» nel tutelare i giornalisti solo se graditi.
In vista delle prossime elezioni, Rosso ha aggiunto critiche verso le indicazioni di Renzi e Franceschini su Silvia Salis. L'ha definita una candidata che a Genova ha dimostrato solo di aumentare le tasse e di non rispettare la stampa non favorevole.
L'intervento della deputata Ilaria Cavo
La deputata Ilaria Cavo, giornalista professionista e capogruppo di Noi Moderati-Orgoglio Genova, ha espresso forte perplessità. Ha posto una domanda diretta all'amministrazione comunale di Genova. La questione riguarda il diritto negato a un canale televisivo locale di riprendere una commissione di pubblico interesse. Lo stesso era accaduto per la commissione sul futuro di Amt.
Ilaria Cavo ha fatto appello ad Agcom e Agcm. Ha chiesto che venga istruita l'istanza di Primocanale. L'obiettivo è ottenere risposte chiare per i cittadini, indipendentemente dall'emittente.
La deputata ha valutato politicamente la scelta. Le commissioni consiliari sono luoghi di approfondimento cruciali. Il dubbio è che la sindaca Salis voglia evitare un dibattito in diretta. Ha ricordato episodi passati, come il rifiuto di un'intervista nazionale. La sindaca aveva indicato l'ufficio stampa per interviste concordate. Cavo ha sottolineato che le commissioni non sono concordate e permettono un reale approfondimento.
La Lega critica la comunicazione social
I consiglieri della Lega, Paola Bordilli e Alessio Bevilacqua, hanno criticato il silenzio imposto alla commissione. Lo hanno definito in linea con il metodo Salis: imposizioni, risposte negate e poca trasparenza. Hanno ricordato le promesse di trasparenza fatte in campagna elettorale.
Hanno espresso il timore che si stia tentando di nascondere ai cittadini la realtà delle sedi istituzionali. La sindaca comunica quasi esclusivamente tramite i social media. Questo avviene per fornire una versione univoca su temi scomodi come quello dello stadio.
La Lega ha evidenziato come la commissione da loro richiesta abbia rivelato una realtà diversa da quella presentata sui social. Nonostante i toni trionfalistici, il progetto dello stadio appare privo di solide basi, soprattutto finanziarie. Hanno concluso che il Comune non può gestire la cosa pubblica come un profilo social privato. Genova merita risposte chiare, trasparenti e rispetto del diritto di cronaca.