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Lo stadio Luigi Ferraris di Genova, il più antico d'Italia ancora in uso, vanta una storia centenaria legata all'evoluzione del calcio e della città. Dalla sua inaugurazione nel 1911 ai recenti interventi, ripercorriamo le tappe fondamentali di questo iconico impianto sportivo.

Le origini del Ferraris nel 1911

La storia dello stadio Luigi Ferraris si intreccia profondamente con lo sviluppo del calcio italiano. Questo impianto sportivo, il più antico ancora attivo nel paese, affonda le sue radici nel 1911. Fu in quell'anno che il Genoa Cricket and Football Club decise di dotarsi di una propria struttura per le partite ufficiali. La scelta cadde su un'area nel quartiere Marassi, adiacente al campo della Cajenna, utilizzato dall'Andrea Doria.

Seguendo i modelli inglesi dell'epoca, l'impianto presentava gradinate in legno. L'inaugurazione avvenne il 22 gennaio 1911 con un incontro tra il Genoa e l'Internazionale. Questo evento segnò l'inizio di una lunga e ricca storia per lo stadio.

Espansione e intitolazione negli anni Venti e Trenta

Già negli anni Venti, lo stadio conobbe una prima fase di ampliamento. Nel 1926, con la cessazione delle attività della Cajenna, il Genoa acquisì il terreno adiacente. Questo permise un progressivo miglioramento degli spazi, lavori che si conclusero nel 1932. L'anno successivo, nel 1933, l'impianto venne ufficialmente intitolato a Luigi Ferraris. Si trattava di un ingegnere e giovane capitano della squadra, scomparso durante la Prima Guerra Mondiale.

Nel 1946, con la fondazione dell'U.C. Sampdoria, lo stadio divenne la casa condivisa delle due principali squadre calcistiche genovesi. Questo sancì ulteriormente il suo ruolo centrale nella vita sportiva della città. Le decadi successive videro continui interventi di modifica e ampliamento.

Capienza e record negli anni '50 e '60

Durante gli anni '50 e '60, lo stadio Luigi Ferraris raggiunse notevoli dimensioni. La sua capienza aumentò significativamente, permettendo di accogliere un gran numero di spettatori. In occasione di eventi di rilievo, e in particolare durante i derby cittadini, si registrarono presenze record che sfiorarono le 57.000-60.000 persone. Questi numeri testimoniavano la grande passione calcistica che animava Genova.

L'impianto divenne un simbolo della città e un punto di riferimento per il calcio italiano. La sua struttura si adattava alle esigenze di un pubblico sempre più numeroso e appassionato, consolidando la sua importanza.

Il restyling per i Mondiali del 1990

L'assegnazione dell'Italia come paese ospitante per la Coppa del Mondo del 1990 impose un'importante opera di ammodernamento per molti stadi italiani. Anche il Luigi Ferraris di Genova fu oggetto di un profondo intervento di ristrutturazione. Il progetto fu affidato all'architetto Vittorio Gregotti.

Tra il luglio 1987 e la fine del 1989, lo stadio fu in gran parte demolito e ricostruito seguendo criteri moderni. Non si trattò di un semplice restyling, ma di una vera e propria rigenerazione completa. Furono realizzate nuove gradinate, coperture all'avanguardia e strutture funzionali. Parte della storica facciata della tribuna centrale venne integrata nel nuovo impianto. La struttura esterna si arricchì dei caratteristici pilastri e delle torri angolari, conferendogli un aspetto distintivo.

Il nuovo stadio fu inaugurato ufficialmente nel 1989. Durante la rassegna mondiale del '90, ospitò quattro partite. Attualmente, la sua capienza si attesta intorno ai 33.000 posti. Negli ultimi anni, l'impianto è stato al centro di dibattiti urbanistici e sportivi, anche in relazione a una possibile, seppur remota, candidatura per il Campionato europeo del 2032, che l'Italia condividerà con la Turchia.

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