Un'operazione giudiziaria denominata 'Teorema' ha scoperchiato un presunto sistema illecito di tangenti nella Provincia di Crotone. Venti persone sono indagate per corruzione e altri reati legati all'affidamento di lavori di edilizia scolastica, con un presunto danno erariale di centinaia di migliaia di euro.
Indagine 'Teorema' scuote la Provincia di Crotone
Un'ampia operazione di polizia giudiziaria ha colpito la Provincia di Crotone. L'indagine, denominata 'Teorema', ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di venti persone. Queste figure provengono da diversi ambiti: politici, professionisti e colletti bianchi. L'operazione è stata condotta dal Nucleo mobile della Guardia di Finanza locale. La Procura della Repubblica ha coordinato le attività investigative. I reati contestati, a vario titolo, sono molteplici. Tra questi figurano la corruzione, la truffa aggravata ai danni dello Stato, la frode nelle pubbliche forniture e il falso ideologico. La notizia è stata diffusa il 31 marzo 2026.
Al centro delle accuse vi è un presunto sistema illecito. Questo meccanismo avrebbe permesso di sottrarre ingenti somme di denaro pubblico. Le somme sottratte ammonterebbero a centinaia di migliaia di euro. I fondi sarebbero stati deviati attraverso l'affidamento di lavori di edilizia scolastica. Gli inquirenti hanno definito il meccanismo di una 'disarmante semplicità'. L'indagine mira a fare piena luce su queste presunte irregolarità.
Fabio Manica, il presunto 'dominus' del sistema
Figura chiave dell'inchiesta è Fabio Manica, 47 anni. Manica ricopre la carica di consigliere comunale di Forza Italia. Fino a pochi giorni prima dell'operazione, aveva ricoperto ruoli di rilievo nella Provincia. Era stato ex vicepresidente e presidente facente funzione. La sua elezione a consigliere provinciale risale alla domenica precedente, il 29 marzo. Secondo le ipotesi investigative, Manica sarebbe stato il 'dominus assoluto'. Avrebbe gestito un sistema illecito finalizzato all'arricchimento personale. Sfruttando le sue deleghe specifiche, avrebbe pilotato l'assegnazione degli incarichi. Le deleghe riguardavano l'edilizia scolastica e la Stazione unica appaltante. Questo gli avrebbe permesso di influenzare le decisioni relative ai lavori in diversi istituti superiori della provincia.
L'inchiesta si concentra sull'affidamento di lavori di manutenzione e ristrutturazione. Questi interventi sarebbero stati necessari presso scuole della provincia. La presunta strategia consisteva nel frazionare gli appalti. L'obiettivo era rimanere al di sotto delle soglie di legge. Tali soglie richiederebbero procedure di gara più trasparenti e competitive. L'affidamento diretto a un ristretto gruppo di imprese sarebbe stato così facilitato. Questo 'cartello di fedelissimi' avrebbe di fatto azzerato la concorrenza. Le imprese selezionate avrebbero operato senza alcuna reale competizione. Ciò avrebbe garantito loro commesse sicure e profitti elevati. La Provincia di Crotone, ente territoriale, gestisce numerose scuole. La manutenzione di questi edifici è un capitolo di spesa importante. L'indagine mira a verificare la regolarità di tali spese.
Il meccanismo di riciclaggio e il ruolo dei professionisti
L'ossatura tecnica dell'organizzazione sarebbe stata garantita da una coppia di professionisti. Si tratta dei coniugi Luca Bisceglia, 51 anni, ingegnere, e Rosaria Luchetta, 47 anni, architetto. Questi professionisti avrebbero svolto un ruolo cruciale nel meccanismo. Una volta incassato il compenso dalla Provincia, avrebbero restituito una parte dei fondi. Questa restituzione sarebbe avvenuta tramite una ditta specifica, la Sinergyplus. La ditta appartiene a Giacomo Combariati, 41 anni. Da qui, il denaro sarebbe tornato nelle mani di Manica. La presunta modalità di prelievo materiale sarebbe avvenuta tramite un bancomat intestato a Combariati. Questo schema avrebbe permesso di occultare l'origine illecita dei fondi.
Per schermare il conflitto d'interessi e mascherare il flusso di denaro, il gruppo avrebbe fatto ricorso a diverse figure. Tra queste figurano prestanome e consulenti. Il commercialista Alessandro Vallone, 44 anni, avrebbe avuto un ruolo in questo senso. Anche la cognata di Manica, Vicky Ingarozza, 42 anni, sarebbe coinvolta. La sua presunta funzione era l'intestazione fittizia di quote societarie. Questo serviva a nascondere la reale proprietà delle imprese coinvolte. Il fratello di Manica, l'avvocato Francesco Manica, 50 anni, è considerato lo stratega legale del sodalizio. La sua consulenza avrebbe garantito la copertura legale e la strutturazione delle operazioni illecite. L'architetto Luchetta e l'ingegnere Bisceglia, con la loro perizia tecnica, avrebbero fornito la base per la progettazione e la quantificazione dei lavori, apparentemente gonfiati.
Sequestro preventivo per quasi 400.000 euro
L'operazione giudiziaria ha avuto un epilogo concreto con un sequestro preventivo. Il valore totale dei beni sequestrati ammonta a quasi 400.000 euro. Di questa somma, circa 172.000 euro sono stati identificati come profitto diretto della corruzione. I sigilli sono scattati su diversi beni. Tra questi figurano immobili, automobili e conti correnti. Il sequestro mira a recuperare i proventi delle attività illecite e a colpire il patrimonio accumulato. Questo rappresenta un duro colpo per i presunti responsabili. L'azione giudiziaria mira a ripristinare la legalità e a prevenire ulteriori danni all'erario. La Guardia di Finanza ha lavorato per mesi per ricostruire i flussi finanziari. L'operazione 'Teorema' è il risultato di un'intensa attività investigativa.
L'indagine ha coinvolto anche altri soggetti, oltre ai nomi principali. Tra gli indagati figurano infatti Fabio Manica (47), Giacomo Combariati (41), Luca Bisceglia (51), Rosaria Luchetta (47), Alessandro Vallone (44), Vicky Ingarozza (42), Francesco Manica (50), Luca Vincenzo Mancuso (45), Andrea Esposito (46), Gaetano Caccia (49), Domenico Zizza (61), Francesco Mario Benincasa (60), Raffaele Cavallaro (59), Giuseppe Marinello (47), Adriano Astorino (48), Antonio Otranto (55), Michele Scappatura (56), Bina Fusaro (40), Caterina Scavo (30), Salvatore Valente (43). La presenza di nomi diversi suggerisce una rete più ampia di complici o beneficiari. La Procura della Repubblica di Crotone ha emesso i provvedimenti di sequestro. L'obiettivo è recuperare quanto più possibile del denaro pubblico sottratto. La vicenda solleva interrogativi sulla trasparenza degli appalti pubblici in enti locali. La Guardia di Finanza ha sottolineato l'importanza della collaborazione dei cittadini per segnalare anomalie. La provincia di Crotone, situata in Calabria, è stata teatro di diverse inchieste giudiziarie negli anni. Questa operazione si inserisce in un contesto di attenzione verso la gestione della cosa pubblica.