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Il padre di Hamza Salama, giovane vittima di un omicidio a Crema, ha condiviso la sua versione dei fatti riguardo alla sera dell'aggressione. Ha descritto un tentativo di mediazione fallito e ha espresso dubbi sulle motivazioni addotte.

Il racconto del padre di Hamza Salama

Ayman Salama ha voluto condividere la sua esperienza riguardo alla tragica sera in cui suo figlio Hamza ha perso la vita. Nonostante il profondo dolore, ha mostrato una notevole compostezza. Egli è fermamente convinto che dietro l'omicidio del figlio ci sia una trama più complessa.

«Erano le 22 di lunedì quando sono rientrato a casa dal lavoro», ha raccontato Ayman. «Ho parcheggiato in via Brescia e ho udito delle grida provenire da una donna. Mi sono precipitato verso il giardino di via Vittorio Veneto. Lì ho visto mio figlio Hamza circondato da tre giovani. Due di loro brandivano coltelli, uno lo teneva puntato alla gola di mio figlio. Uno era di origine moldava, gli altri due marocchini».

Un tentativo di mediazione fallito

Il padre ha proseguito descrivendo il suo intervento. «Ho cercato di placare gli animi», ha spiegato. «Mi sono interposto tra mio figlio e gli aggressori, allontanando le lame. Hamza presentava una ferita sanguinante al labbro. I ragazzi continuavano ad accusarlo, sostenendo che fosse un informatore dei carabinieri. Sono riuscito a fermarli con calma. Hamza si è diretto verso casa, seguito a distanza dal giovane moldavo armato di coltello. Io ho preso gli altri due, uno dei quali è il minorenne che in seguito ha commesso l'omicidio, e li ho condotti lontano. Li ho fatti sedere su una panchina vicino al cimitero. Quando mi sono sembrati più tranquilli, sono tornato a casa».

La scoperta della morte del figlio

Tuttavia, Hamza non era rientrato. «Sono uscito per cercarlo», ha proseguito Ayman. «Erano circa le 22:40 quando ho visto il minorenne marocchino arrivare in bicicletta nera, che ha poi lasciato nel cortile del mio palazzo. È entrato nell'androne, seguito dal giovane moldavo che si è diretto verso il canale con la sua fidanzata. Dopo pochi minuti, il minorenne è uscito dal palazzo e si è incamminato anch'egli verso il canale, scomparendo lungo la strada che costeggia il corso d'acqua, a sinistra di via Brescia. Poco dopo, i carabinieri mi hanno contattato per chiedermi di recarmi davanti alla banca, dove si trovava mio figlio. Quando sono arrivato, era sull'ambulanza. Successivamente mi hanno comunicato il suo decesso».

«Mentre cercavo di difenderlo nel parco, i tre continuavano a ripetere che Hamza era una spia dei carabinieri», ha aggiunto il padre. Ieri, Ayman e sua moglie hanno potuto rivedere il corpo del figlio dopo l'autopsia. «Come è morto?», si è chiesto il padre. «A causa delle percosse o delle coltellate?». Ha poi annunciato che avrebbe predisposto i documenti per portare Hamza in Egitto, dove si terranno i funerali.

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