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L'attrice Barbara Ronchi partecipa a una lezione di criminologia all'Università di Milano per discutere del film ispirato al caso Albertani. L'incontro esplora le motivazioni dietro atti estremi e il percorso di comprensione.

Incontro universitario su caso Albertani

L'attrice Barbara Ronchi ha preso parte a un evento formativo presso l'Università di Milano-Bicocca. L'incontro, focalizzato sulla criminologia, ha visto la partecipazione del regista Leonardo di Costanzo e dello sceneggiatore Bruno Oliviero. L'occasione ha permesso di approfondire il film ispirato alla vicenda di Stefania Albertani. Nel 2009, la donna uccise la sorella a Cirimido, in provincia di Como. Tentò inoltre di aggredire i propri genitori.

L'attrice ha condiviso le sue riflessioni sul ruolo interpretato. Ha dato vita a 'Elisa', personaggio ispirato alla vera storia. Ronchi ha descritto il suo coinvolgimento emotivo. «Il dolore di questa donna, alla scoperta di quello che ha fatto, mi ha contagiata in qualche modo», ha affermato. Ha spiegato di essere entrata in empatia con quella sofferenza.

Il film e la ricerca di un perché

Il film indaga la vicenda da una prospettiva criminologica. Questo aspetto ha particolarmente interessato l'attrice. Ha letto il libro «Io volevo ucciderla» di Adolfo Ceretti e Lorenzo Natali. Questo testo ha chiarito l'intento del film. Si proponeva di creare uno spazio sicuro per esplorare le motivazioni di chi commette atti irreparabili. L'obiettivo non è la redenzione, ma la comprensione profonda. «Cercando di capire profondamente il perché», ha sottolineato Ronchi.

I criminologi supportano il percorso verso una risposta quasi ancestrale. Si risale all'idea dell'agnello sacrificale. Viene affrontata la difficoltà di proseguire la vita dopo un atto così grave. Ronchi condivide il pensiero di Natali e Ceretti. L'atto, per quanto inimmaginabile, non definisce l'intera esistenza. La giustizia riparativa è un aspetto cruciale. Tuttavia, «Elisa» non potrà mai riparare completamente con le vittime o i loro familiari. L'attrice ha evidenziato la solitudine del personaggio.

L'incontro con Stefania Albertani

Barbara Ronchi non ha incontrato Stefania Albertani prima delle riprese. Ha preferito farlo in un secondo momento. Ha costantemente pensato a lei, che vive a Milano in regime di semilibertà. Lavora di giorno e rientra in carcere la sera. L'attrice si è detta emozionata all'idea dell'incontro. Avranno un'ora a disposizione per parlare in privato. Ronchi desidera chiederle cosa ne pensa del film e delle sue sensazioni.

Ha chiarito che 'Elisa' non è una copia esatta di Stefania Albertani. Il film prende spunto da un caso di cronaca reale. Tuttavia, gli elementi circostanti sono differenti. La narrazione si svolge in un carcere che appare come un luogo di confine. Diventa uno spazio dell'anima per cercare risposte. L'attrice è rimasta colpita dalla consapevolezza del personaggio. Sa di aver commesso un atto grave e non sa come convivere con il dolore causato. Ronchi si è posta le stesse domande, senza trovare risposte immediate.

L'università come luogo di conoscenza

Stefania Albertani si è iscritta alla facoltà di Giurisprudenza. L'università rappresenta per lei un luogo di conoscenza. Barbara Ronchi considera l'università fondamentale. È dove ha imparato molto sulla storia. Trova interessante ascoltare gli studenti. Il loro punto di vista sulla criminologia le apre un mondo nuovo. Era abituata a una visione più legata alla televisione. I criminologi e i futuri professionisti che incontrerà hanno studiato casi importanti. Il loro lavoro di mediazione tra carnefice e vittima sembra l'unico modo per interrompere la violenza. Questo approccio potrebbe essere applicato anche ai conflitti tra popoli.

L'attrice si è laureata in Archeologia. Amava l'idea di conoscere i popoli del passato. La storia insegna a non ripetere errori. Aiuta anche a comprendere come civiltà antiche abbiano realizzato opere ancora inspiegabili. Lo studio dell'archeologia le è stato utile nel cinema. Ha mantenuto la ricerca delle fonti e la verifica delle ipotesi. Questo metodo si applica allo studio dei personaggi. Si viene influenzati da suggestioni. La storia, la musica e i libri contribuiscono a questo processo interdisciplinare.

Personaggi e memoria

Ogni personaggio interpretato lascia qualcosa dentro. Tuttavia, l'attrice li lascia andare una volta terminato il lavoro. «Qualcosa ti porti con te e tanto lasci andare per vivere la tua vita», ha spiegato. Il caso di 'Elisa' ha amplificato la sua capacità di empatizzare con il male altrui. È un'esperienza che segna profondamente.

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