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La Cassazione ha confermato la condanna a un anno e quattro mesi per Sandro Raffio, 58 anni, accusato di aver esercitato pressioni su un negoziante di Ponte Chiasso. L'uomo aveva minacciato il commerciante, facendogli credere di poter causare problemi con la Guardia di Finanza.

Condanna definitiva per pressioni a Ponte Chiasso

Sandro Raffio, 58 anni, residente a Benevento, ha visto la sua condanna diventare definitiva. La Corte di Cassazione ha confermato la pena di un anno e quattro mesi di reclusione. L'accusa riguarda il concorso nella tentata induzione a favorire utilità. Inizialmente, Raffio era stato assolto in primo grado a Como.

L'assoluzione iniziale riguardava l'accusa di essere l'istigatore delle azioni di Salvatore De Cicco. De Cicco, appuntato scelto della Guardia di Finanza di Como, era stato condannato a due anni e sei mesi. La sua condanna era per peculato e tentata induzione a favorire utilità. La Corte d'Appello aveva però ribaltato la sentenza di primo grado.

Accogliendo il ricorso del pubblico ministero Alessandra Bellù, i giudici d'appello avevano condannato Raffio. La pena era di un anno e quattro mesi. La condanna era limitata al concorso nel reato di tentata induzione. La sentenza è ora irrevocabile grazie alla decisione della Cassazione.

Le minacce al commerciante di Ponte Chiasso

I fatti risalgono a novembre 2020. Un commerciante di origine straniera, residente a Ponte Chiasso, subì delle pressioni. L'obiettivo era fargli lasciare libero un parcheggio di sua proprietà. La persona che esercitava le pressioni era ritenuta essere Sandro Raffio.

Il commerciante ricevette minacce dirette. Gli fu detto che gli avrebbero mandato la Guardia di Finanza. Pochi giorni dopo, l'appuntato Salvatore De Cicco si presentò sul posto. Indossava l'uniforme, aveva la paletta e il distintivo. Utilizzava anche l'auto di servizio del corpo.

De Cicco chiese spiegazioni riguardo a un diverbio avvenuto qualche giorno prima. Il negoziante, tuttavia, notò qualcosa di strano nell'atteggiamento del finanziere. Decise quindi di sporgere denuncia contro ignoti.

Il ruolo di Raffio confermato dai giudici

In primo grado, la posizione di Raffio era stata archiviata. I giudici avevano ritenuto che l'iniziativa di coinvolgere il finanziere fosse più probabilmente legata alla moglie di Raffio. Lei sembrava essere la reale interessata al posto auto. La lite con il commerciante era considerata un fatto separato.

Tuttavia, i giudici della Corte d'Appello e successivamente quelli della Cassazione hanno valutato diversamente. Hanno ritenuto che il ruolo di Raffio fosse provato da diversi elementi. Tra questi, il suo comportamento durante la lite con il commerciante. Le sue parole furono particolarmente dure.

«Ti faccio vedere io», disse Raffio al negoziante. «Vedrai che ti chiudo anche la tua ditta. Tu non puoi fare niente... Ti mando qualcuno, e diventa un casino». Queste minacce furono pronunciate prima dell'intervento di De Cicco. La sequenza degli eventi ha rafforzato la tesi accusatoria.

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