Contaminazione da Cloruro di Vinile in Veneto
Un allarme di proporzioni preoccupanti è stato lanciato riguardo alla qualità delle falde acquifere a Cologna Veneta. Analisi recenti hanno rivelato la presenza di cloruro di vinile monomero (Cvm) in concentrazioni che superano di quasi 5.000 volte i limiti di legge stabiliti per l'Italia. Questa sostanza, classificata dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) tra i più potenti agenti cancerogeni, è un intermedio petrolchimico fondamentale per la produzione di PVC.
Scoperta Inattesa durante i Controlli PFAS
La scoperta è avvenuta quasi per caso durante una campagna di monitoraggio avviata dall'Agenzia Regionale per l'Ambiente (Arpav) per valutare l'estensione della contaminazione da Pfas, un problema noto da oltre un decennio nell'area. Sorprendentemente, tre pozzi situati nel territorio di Cologna Veneta hanno mostrato tracce significative di Cvm. Due di questi si trovano nel cuore del centro abitato, nei Giardini Milite Ignoto, a profondità di nove e quarantacinque metri.
Il terzo pozzo interessato si trova in località San Sebastiano, vicino al cimitero. Già dai primi campionamenti effettuati nel settembre 2024, oltre ai Pfas, è emersa la presenza del cloruro di vinile. Nel pozzo più profondo di Piazzale Vittorio Veneto, le concentrazioni variavano tra 289 e 1.730 microgrammi per litro, mentre in quello più superficiale si attestavano tra 0,67 e 9,8 microgrammi per litro. Il pozzo più profondo ha rivelato anche la presenza di altre sostanze legate all'industria degli idrocarburi. A San Sebastiano, i valori oscillavano tra 0,89 e 12,9 microgrammi per litro.
Picchi Preoccupanti e Valutazioni dell'Esperto
Nel corso dell'anno precedente, le misurazioni nel centro di Cologna Veneta hanno registrato picchi allarmanti: a marzo, a quarantacinque metri di profondità, sono stati rilevati 579 microgrammi per litro. Dopo una flessione, a settembre la concentrazione è risalita a 2.440 microgrammi per litro, seguita da un nuovo calo. La soglia di contaminazione (Csc) per il Cvm, secondo la normativa vigente, è fissata a 0,5 microgrammi per litro.
Il chimico ambientale Stefano Raccanelli, figura di spicco nella consulenza per importanti processi legati all'inquinamento in Italia, tra cui quelli di Porto Marghera e Taranto, ha sottolineato la gravità della situazione. Raccanelli ha evidenziato come il picco massimo registrato sia 4.880 volte superiore al limite legale. Sebbene sia difficile stabilire con certezza se la contaminazione sia legata a produzioni attuali o a discariche industriali dismesse, l'esperto ritiene che i monitoraggi in corso non siano sufficienti.
Richiesta di Azioni Immediate per la Salute Pubblica
Secondo Raccanelli, è fondamentale individuare l'origine della contaminazione attraverso studi approfonditi sulla conformazione e sui movimenti della falda acquifera. Solo così si potrà affrontare efficacemente il problema. L'esperto auspica un'azione immediata e su larga scala per tutelare la salute pubblica, considerando che l'acqua, anche quella potabile proveniente da pozzi privati, potrebbe rappresentare una fonte di esposizione al Cvm, nonostante l'acquedotto pubblico non attinga dai punti più contaminati.