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Fotografia: "Scrivere con la luce" per restituire identità

Un progetto fotografico innovativo sta cambiando la percezione del tumore al seno. L'iniziativa, intitolata «Io, oltre la malattia», mira a restituire nome, storia e dignità alle donne che affrontano questa patologia, contrastando la tendenza a ridurle a semplici etichette mediche.

L'obiettivo è chiaro: illuminare le vite che rischiano di essere oscurate dalla malattia, mostrando la persona nella sua interezza, al di là della diagnosi. La fotografia diventa così uno strumento potente per affermare l'identità individuale.

"Amiche per mano": un progetto di rinascita

Promosso dall'associazione «Amiche per mano», il progetto coinvolge ventitré donne che hanno vissuto o stanno vivendo il tumore al seno. L'associazione, guidata dalla presidente Paola Cornero, offre un sostegno concreto e crea una rete di solidarietà sul territorio bergamasco.

L'associazione nasce dall'esperienza personale della presidente, che ha trasformato la propria battaglia contro la malattia in un punto di riferimento per altre donne. Le loro iniziative mirano a rafforzare il legame e il supporto reciproco.

Stefania Sacchi: raccontare storie con la luce

La fotografa Stefania Sacchi è l'autrice delle immagini che compongono il progetto. Il suo lavoro va oltre il semplice ritratto, documentando un percorso di guarigione, accettazione e ritorno alla propria essenza.

Sacchi, che lavora da anni nel sociale e utilizza lo sport come strumento di rinascita attraverso la fondazione Decathlon, vede nella fotografia un linguaggio potentissimo per costruire narrazioni che rafforzano parole e immagini, restituendo identità alle persone.

Il trittico fotografico: un percorso in tre tappe

Ogni storia è raccontata attraverso una serie di tre fotografie. La prima, «Ritratto in rosa», rappresenta lo sguardo della società che identifica la persona con la malattia. La seconda immagine simboleggia il movimento e la lotta per liberarsi da questa etichetta, attraversando l'esperienza e riappropriandosi della propria identità.

Nell'ultima fotografia, la stola rosa scompare e accanto alla donna compare un oggetto significativo: una passione, un hobby, qualcosa che la rappresenta autenticamente. Questo momento segna il ritorno alla propria individualità, non più definita dalla malattia.

Testimonianze di forza e guarigione

Le protagoniste raccontano esperienze profonde. Cinzia Saba descrive lo shooting come un momento di guarigione, dove, nonostante le differenze, le donne si sono sentite unite e liberate dalla malattia. Per lei, un libro è diventato il simbolo della lettura che l'ha accompagnata e sostenuta.

Vilma, incapace di guardarsi allo specchio dopo l'operazione, ha ritrovato la sua immagine e si è piaciuta attraverso le fotografie. Tatiana, figlia di una paziente, ha scelto di tatuarsi un fiocchetto per simboleggiare la forza della madre, evidenziando l'importanza anche dei caregiver.

Un impatto virale e uno sguardo al futuro

Il progetto ha ottenuto un successo inaspettato sui social media, superando i due milioni di interazioni in soli due mesi. La diffusione delle storie, raccontate attraverso reel e post, ha generato un'ampia risposta emotiva e un forte interesse.

L'associazione ha lanciato una call to action per ospitare il progetto in tutta Italia, con la possibilità di aggiungere una ventiquattresima storia. Si valuta la realizzazione di una seconda edizione o di una mostra fotografica, per continuare a diffondere un messaggio di speranza e resilienza.

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