Filosofia e vita: un legame nelle cure palliative
Un nuovo approccio che unisce filosofia e vita, denominato «confilosofare», viene esplorato da Paolo Dordoni nel suo libro «Pratiche del confilosofare». L'autore si concentra sull'applicazione di questo metodo all'interno delle cure palliative, con l'obiettivo di riscoprire la speranza nei piccoli gesti quotidiani di chi affronta la fine della propria esistenza.
Il «confilosofare» socratico, secondo Dordoni, non mira a offrire soluzioni immediate o conforto sterile. Piuttosto, crea uno spazio e un tempo dedicati all'ascolto e alla decodifica dei valori intrinseci nelle esperienze vissute, nelle azioni e negli atteggiamenti quotidiani di pazienti e operatori.
La speranza oltre la guarigione
Un tema centrale affrontato nel volume è quello della speranza. In contesti di malattia avanzata, la speranza può talvolta sfociare nell'illusione. La filosofia, in questo senso, diventa uno strumento prezioso per discernere e riflettere sul significato autentico della speranza.
Dordoni sottolinea l'importanza di non negare la realtà della malattia, ma di interrogarsi su cosa significhi sperare per il paziente. Spesso, la speranza non coincide necessariamente con la guarigione fisica, ma si manifesta in azioni concrete come alzarsi dal letto, abbracciare un nipote o riacquistare dignità.
Questi gesti, per quanto piccoli, rappresentano forme di resistenza alla morte e affermazioni di vita. Permettono di dare un senso al tempo restante, anche quando ogni prospettiva di guarigione sembra svanita. La filosofia socratica, in questo contesto, aiuta a indagare l'esperienza, a chiarire l'oggetto della speranza e a riconoscerne la sua intrinseca trasformabilità.
Artigianato filosofico e saggezza pratica
Il «confilosofare» si articola in tre modalità principali: la deliberazione, il dialogo socratico e le pratiche metaforiche. La deliberazione permette di analizzare posizioni e valori, consolidando saggezza e apertura a nuove possibilità di fronte a dilemmi etici.
Il dialogo socratico trasforma il pensare insieme in una pratica condivisa di ricerca, ascolto e scoperta reciproca. Le pratiche metaforiche, invece, aiutano a smontare concetti dati per scontati, riscoprendo la profondità del linguaggio e la capacità di sorprendersi attraverso l'immaginazione.
Dordoni definisce questa pratica come un vero e proprio «artigianato filosofico». Non si tratta di un esercizio taumaturgico o di un passatempo, ma di un modo per ripensare la filosofia, liberandola da un'etica applicata paralizzante e riconducendola al suo scopo originario: la vita stessa.
Figure e ricordi
Il testo include anche brevi omaggi a figure significative. Viene ricordato Guglielmo Tinaglia, pioniere dell'aviazione e uomo dedito allo studio e all'Aeronautica militare, a cui è stata intitolata una via a Brembate Sopra. La sua carriera è stata costellata di successi, dalla fondazione di scuole aeronautiche alla progettazione di strumenti di precisione.
Un altro ricordo commosso è dedicato a Francesco Rota Nodari, scomparso nel marzo 2018. La madre Marilena, attraverso un toccante messaggio, esprime il suo amore e la sua fede, sentendo il figlio ancora vicino contemplando le montagne.