Quattro persone sono finite a processo a Bergamo per una truffa che ha superato il milione di euro. Le vittime sono state raggirate con false promesse di guadagni e storie di denaro bloccato all'estero.
Truffa milionaria a Bergamo: quattro imputati
Quattro persone sono attualmente sotto processo presso il Tribunale di Bergamo. Sono accusate di aver orchestrato una complessa truffa ai danni di due individui. L'ingente somma sottratta supera il milione di euro. I fatti contestati si sono svolti tra il 2017 e il 2021.
Secondo l'accusa, gli imputati avrebbero agito in modo coordinato. Hanno utilizzato artifici e raggiri per indurre in errore le vittime. L'obiettivo era ottenere un profitto considerevole. Le quattro persone a giudizio sono tre donne e un uomo. Le età variano dai 68 ai 79 anni.
Durante l'udienza dell'8 aprile, presieduta dal giudice **Carmen Carandente**, sono state ascoltate due delle imputate. Hanno fornito la loro versione dei fatti in aula. La vicenda si è sviluppata attraverso una narrazione costruita ad arte per ingannare.
La presunta truffa dei soldi bloccati all'estero
Una delle imputate avrebbe raccontato di possedere decine di milioni di euro. Queste somme sarebbero rientrate dalla Svizzera grazie allo scudo fiscale. Il denaro sarebbe stato depositato presso **Intesa Sanpaolo**. Per sbloccare questi fondi, venivano richiesti continui versamenti.
Ogni pagamento era giustificato come necessario. Serviva per coprire interessi, imposte, sanzioni o compensi a professionisti. Tra questi, notai, avvocati e direttori di banca. In cambio, venivano promessi rendimenti molto elevati. Le richieste di denaro si sono moltiplicate nel tempo.
Ciò ha portato a numerosi bonifici. La somma totale supererebbe il milione di euro. Una delle presunte vittime avrebbe versato circa **800mila** euro. L'altra vittima avrebbe contribuito con oltre **240mila** euro. Il denaro transitava su conti riconducibili agli imputati. Successivamente, veniva prelevato in contanti.
I prelievi avvenivano anche presso uffici postali e sale gioco. Le protagoniste di questa vicenda si sarebbero conosciute a **Fara Gera d’Adda**. Una terza persona, già esclusa dal processo per patteggiamento, avrebbe introdotto la storia dei capitali bloccati.
Le testimonianze e le indagini
Le due imputate ascoltate in aula hanno dichiarato di conoscersi da circa vent'anni. Hanno affermato di essere state coinvolte da una persona. Questa persona si sarebbe presentata come docente universitaria. In realtà, lavorava come insegnante di religione.
«Ci arrivavano bonifici e poi dovevamo prelevare e consegnare il denaro», ha spiegato una delle imputate. Sul suo conto sarebbero transitate cifre ingenti, fino a **140mila** euro. Questi soldi venivano ritirati e consegnati immediatamente. Nessuna parte veniva trattenuta.
I versamenti provenivano dalle due persone offese. Un consulente sarebbe stato inizialmente centrale nell'operazione. Successivamente, si sarebbe aggiunta un'altra figura. Sono emersi anche incontri e passaggi di denaro avvenuti fuori provincia, tra cui a **Cavenago**. Gli altri due imputati avrebbero contribuito alla circolazione delle somme.
I primi sospetti sono sorti quando le richieste di denaro sono diventate sempre più frequenti. «Abbiamo detto basta», ha riferito un'imputata. Interrompere i rapporti, però, non sarebbe stato semplice. Sono arrivate pressioni e avvertimenti. Si parlava di possibili conseguenze e messaggi intimidatori.
Una delle imputate ha anche menzionato una dipendenza dal gioco d'azzardo in quel periodo. Entrambe si sono rivolte a un avvocato. Quest'ultimo avrebbe suggerito di ricondurre tutto alla dipendenza dal gioco. Si sarebbe sconsigliata la presentazione di una denuncia.
I numerosi movimenti bancari hanno attirato l'attenzione degli istituti di credito. **Deutsche Bank**, in particolare, ha segnalato l'anomalia dei bonifici in entrata. Nel febbraio 2021, la Guardia di Finanza ha avviato gli accertamenti. Questi hanno portato all'indagine in corso.
Ora spetterà al tribunale stabilire ruoli e responsabilità dei quattro imputati. Le due donne hanno sostenuto di aver agito fidandosi delle informazioni ricevute. La difesa è affidata all'avvocato **Giuseppe Boccia**. La parte civile è rappresentata dall'avvocato **Francesca Crippa**. La prossima udienza è fissata per il **20 maggio**.