Oltre 9.400 piccole imprese artigiane nelle Marche affrontano serie difficoltà a causa dell'impennata dei costi energetici. L'impatto è particolarmente grave per settori come tintolavanderie, centri estetici e lavorazione metalli, dove l'energia incide significativamente sui bilanci.
Imprese artigiane marchigiane sotto pressione
Un numero considerevole di artigiani nelle Marche si trova in una situazione di potenziale crisi. Si parla di 9.406 realtà imprenditoriali. Queste imprese danno impiego a un totale di 81.152 lavoratori. La causa principale di questa vulnerabilità è l'incremento dei costi legati all'energia. Questa situazione preoccupa fortemente le associazioni di categoria.
La Cna Marche, attraverso le parole del presidente Maurizio Paradisi e del segretario Moreno Bordoni, ha lanciato un forte allarme. Hanno evidenziato come, per molte di queste attività, la spesa energetica rappresenti una quota rilevante dei costi totali. Questa incidenza varia significativamente, attestandosi tra il 12% e il 40%. Non si tratta di grandi consumatori, ma di realtà più fragili agli aumenti delle bollette.
Settori più esposti all'aumento dei costi
Alcuni settori artigianali risultano essere particolarmente sensibili agli aumenti dei prezzi dell'energia. Le tinto-lavanderie sono tra le più colpite, come già accaduto in passato. L'anno scorso, i costi energetici per queste attività hanno raggiunto il 35% del totale. La spesa media annua si aggirava sui 17.000 euro. Ora, si prospetta un aumento fino a 22.000 euro per le 471 imprese del settore.
Anche i centri estetici rientrano tra le attività ad alta intensità energetica. Per le 1.531 realtà marchigiane, l'incidenza delle bollette varia tra il 23% e il 32%. Questo dipende dalle tecnologie impiegate, come radiofrequenza e diodo laser. La spesa annua per gas ed elettricità oscilla tra i 32.000 e i 46.000 euro.
Lavorazione metalli e ceramica: impatto energetico elevato
Le imprese che si occupano della concia del cuoio, circa 263 in regione, vedono l'energia elettrica incidere tra il 15% e il 20% sui costi complessivi. Una situazione simile si riscontra nelle attività di lavorazione di metalli e ferro.
Per le 2.835 imprese che lavorano il ferro e altri metalli di base, l'impatto energetico è notevole. Anche le 47 aziende che producono articoli in terracotta, porcellana e ceramica affrontano costi energetici significativi. Per il settore del vetro, le 96 aziende registrano costi tra il 15% e il 30%, a seconda delle lavorazioni specifiche.
Altri settori e materie prime
Le 625 imprese marchigiane che producono articoli da forno vedono la bolletta energetica rappresentare circa il 14% dei loro costi. Per i 2.318 autoriparatori, questa percentuale sfiora il 20%. Le 166 imprese nel settore del taglio e finitura di pietre hanno un'incidenza energetica superiore al 10%.
Per le 1.504 imprese del settore alimentare, l'energia pesa meno, circa il 7% dei costi totali. Tuttavia, queste realtà sono più vulnerabili alle fluttuazioni dei prezzi delle materie prime, che costituiscono circa il 30% dei costi di produzione. La situazione economica generale, aggravata dai costi energetici, richiede attenzione e possibili interventi di sostegno per il tessuto produttivo locale.