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Una paziente è deceduta a Vicenza a seguito di un clistere. L'Ulss 8 Berica è stata condannata a versare un risarcimento di quasi 660 mila euro ai familiari. La vicenda solleva interrogativi sulla procedura medica.

Errore fatale durante procedura medica

Un'operazione di routine si è trasformata in tragedia per una famiglia vicentina. L'Azienda Sanitaria Locale 8 Berica dovrà erogare una somma considerevole. Il risarcimento è dovuto a un presunto errore commesso da un'infermiera. La procedura in questione era un clistere. Questo intervento, solitamente semplice, ha avuto conseguenze fatali per una donna. I suoi familiari, inclusi i figli e una nipote, hanno avviato un'azione legale.

Il clistere viene comunemente impiegato per trattare la stitichezza. Viene utilizzato anche per preparare i pazienti a interventi chirurgici o esami diagnostici. Esistono però controindicazioni specifiche. Una valutazione clinica accurata del paziente è fondamentale. È necessario monitorare attentamente eventuali segnali di perforazione intestinale. Nel caso specifico, le circostanze esatte che hanno portato al tragico epilogo rimangono poco chiare. La morte della paziente è attribuita a imperizia.

Lungo iter giudiziario per i familiari

La vicenda ha dato origine a un prolungato contenzioso legale. I parenti della defunta hanno intrapreso un percorso giudiziario. Hanno avviato una consulenza tecnica preventiva presso il tribunale di Vicenza. Successivamente, un tentativo di conciliazione è fallito. Il caso è stato gestito tramite la polizza assicurativa stipulata da Azienda Zero. Questa copriva la responsabilità civile verso terzi per gli enti del Servizio Sanitario Regionale.

La compagnia assicurativa coinvolta è Relyens, un gruppo leader europeo nel settore. La gestione dei rischi per il settore sanitario è una delle loro specializzazioni. Nonostante ciò, il percorso per ottenere giustizia è stato complesso. La famiglia ha dovuto affrontare diverse fasi legali. La ricerca di un risarcimento equo ha richiesto tempo e determinazione.

Sentenza e appello: l'Ulss paga

Nel corso del 2024, l'Ulss 8 Berica si è costituita in giudizio. Il tribunale di Vicenza ha emesso una sentenza il 9 ottobre 2025. L'Azienda Sanitaria è stata condannata a risarcire i danni ai ricorrenti. L'Ulss ha successivamente presentato appello. La richiesta di sospensione della sentenza è stata però rigettata a febbraio. La Corte d'Appello di Venezia non ha ravvisato un pericolo evidente di non recupero delle somme.

Di conseguenza, la sentenza di primo grado è diventata provvisoriamente esecutiva. L'Ulss 8 Berica è quindi obbligata a procedere con il pagamento. La somma totale ammonta a circa 660 mila euro. Questo importo include rivalutazione monetaria, interessi e spese legali. Le somme saranno ripartite tra i due figli e la nipote della donna. La comunicazione ufficiale è avvenuta il 4 marzo.

Auto-assicurazione e fondo rischi

L'Azienda Berica si trova ora a dover effettuare il pagamento. La somma sarà attinta dal "Fondo rischi auto-assicurazione" del bilancio 2026. Dal primo gennaio 2025, le Aziende sanitarie venete operano sotto un regime di auto-assicurazione totale. Questo significa che risarciscono direttamente i sinistri. Coprono sia quelli sotto la soglia dei 750 mila euro, sia i "danni catastrofali".

L'Ulss 8 Berica, pur pagando, si riserva il diritto di recuperare la somma. Questo avverrà qualora l'esito del giudizio d'appello fosse favorevole all'Azienda. La decisione finale spetta ora alla Corte d'Appello. La vicenda evidenzia la complessità della gestione dei sinistri sanitari e le relative implicazioni economiche per le aziende sanitarie.

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