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L'ultimo consiglio comunale di Venezia ha visto la mancata discussione di otto petizioni popolari. Queste richieste dei cittadini, alcune raccolte anni fa, decadranno senza essere esaminate. Associazioni e promotori criticano la chiusura di uno strumento di partecipazione democratica.

Fine consiliatura e petizioni ignorate

La conclusione della consiliatura comunale a Venezia ha segnato la fine di un'era politica. L'ultima seduta, tenutasi nella serata del 26 marzo, si è protratta fino a tarda notte. Le normative prevedono che, a partire dall'8 aprile, il consiglio possa occuparsi unicamente di questioni urgenti e non differibili. Nessuna ulteriore convocazione era stata pianificata prima di tale scadenza.

La sessione finale è stata particolarmente intensa. Tra gli argomenti trattati figuravano una variazione di bilancio, il nuovo regolamento per le edicole e l'approvazione definitiva del progetto Alì presso l'ex sito Umberto I. Questi temi hanno assorbito gran parte del tempo a disposizione dell'assemblea cittadina.

Tuttavia, in coda all'ordine del giorno, erano previste la trattazione di undici petizioni popolari e numerose mozioni presentate dai consiglieri. Queste ultime ammontavano a circa una sessantina, evidenziando un'ampia partecipazione dei rappresentanti eletti.

Solo tre petizioni discusse su undici

A causa dei limiti temporali imposti dalla chiusura della consiliatura, solo tre delle undici petizioni presentate hanno potuto essere effettivamente discusse. L'esame di queste istanze è avvenuto intorno alle 22:00.

Le petizioni che hanno trovato spazio nella discussione consiliare riguardavano temi di rilevanza civica e urbana. La prima trattava degli spazi dedicati alle attività politiche e civiche all'interno della città di Venezia. La seconda si concentrava sulla richiesta di sospendere i lavori per la ciclovia turistica prevista al Lido.

La terza petizione discussa chiedeva l'introduzione di un divieto per i cosiddetti «bacaro tour» e per le celebrazioni di addii al celibato. Questi eventi sono spesso oggetto di dibattito per il loro impatto sulla quiete pubblica e sul decoro urbano.

Otto richieste popolari destinate a decadere

Le restanti otto petizioni, insieme alle numerose mozioni dei consiglieri, non saranno mai portate all'attenzione del consiglio comunale. La loro mancata discussione implica la loro decadenza automatica al termine della consiliatura. Questo destino riguarda anche le mozioni, ma le petizioni, che richiedono un notevole impegno nella raccolta firme da parte dei cittadini, assumono un peso simbolico maggiore.

Tra le petizioni che non avranno seguito vi sono quelle che affrontano problematiche ormai meno attuali. Un esempio è la richiesta del 2022 contro la realizzazione di una foresteria nel quartiere di San Pietro di Castello. Un'altra istanza, risalente al 2023, si opponeva all'installazione di un'antenna Iliad a Sant'Erasmo.

Non mancano però richieste più recenti, presentate nel 2025. Queste includono la necessità di un monitoraggio accurato degli alberi prima di procedere al loro abbattimento e il progetto di bonifica dell'ex discarica di fosfogessi situata a Campalto. Quest'ultima area è da tempo oggetto di preoccupazione per il suo impatto ambientale.

ViviAmo Marghera: «Uno strumento di partecipazione svuotato»

L'associazione ViviAmo Marghera, promotrice di una petizione nel 2024 per la creazione di una casa di accoglienza comunale e di un progetto di reinserimento sociale, ha espresso forte disappunto. L'associazione chiede che le otto petizioni non discusse vengano inserite nell'ordine del giorno delle future sedute del nuovo consiglio comunale.

La richiesta è rivolta in primis ai candidati sindaci, affinché si impegnino concretamente a non penalizzare uno strumento fondamentale di partecipazione popolare. «Non si può svuotare uno strumento fondamentale di partecipazione popolare e democratica, riducendolo a un passaggio formale privo di reale valore», hanno dichiarato i rappresentanti dell'associazione.

Questo appello sottolinea la preoccupazione per la progressiva marginalizzazione dei processi partecipativi nella vita amministrativa della città. La raccolta firme, un atto di impegno civico, rischia di perdere la sua efficacia se non trova riscontro nelle sedi decisionali.

Critiche all'amministrazione uscente

Marco Rosa Salva, tra i promotori della petizione riguardante il monitoraggio degli alberi, ha espresso un giudizio severo sull'operato dell'amministrazione uscente. «Fine coerente di cinque anni di consiliatura all'insegna dell'arroganza, della mancanza di dialogo e del disprezzo dei regolamenti e della correttezza istituzionale», ha affermato.

Le sue parole riflettono un sentimento di frustrazione diffuso tra coloro che hanno investito tempo ed energie nella presentazione di istanze alla pubblica amministrazione. La mancata discussione di temi importanti, anche se complessi, viene vista come un sintomo di disinteresse verso la voce dei cittadini.

Sebbene fosse prevedibile una certa difficoltà nel discutere argomenti complessi a ridosso della fine del mandato, l'atto di lasciare decadere petizioni e mozioni, alcune delle quali vecchie di anni, assume un valore simbolico significativo. Rappresenta, per molti, la chiusura di un ciclo amministrativo caratterizzato da una scarsa apertura al confronto.

Il contesto di Venezia e la partecipazione civica

La città di Venezia, con la sua unicità territoriale e le sue sfide specifiche, richiede un'attenzione particolare ai meccanismi di partecipazione civica. Le petizioni popolari rappresentano uno strumento essenziale per dare voce alle istanze dei residenti, spesso alle prese con problematiche legate alla gestione del turismo, alla conservazione del patrimonio e alla qualità della vita.

La raccolta firme, un processo democratico che coinvolge attivamente i cittadini, dovrebbe idealmente tradursi in un dibattito costruttivo all'interno delle istituzioni. La mancata discussione di petizioni, come accaduto nell'ultimo consiglio comunale, solleva interrogativi sull'efficacia degli strumenti di democrazia partecipativa.

Le associazioni civiche e i comitati di quartiere svolgono un ruolo cruciale nel monitorare l'operato dell'amministrazione e nel promuovere iniziative volte a migliorare la vita comunitaria. La loro voce, espressa attraverso petizioni e proposte, merita un'adeguata considerazione da parte degli organi decisionali.

Il futuro consiglio comunale di Venezia si troverà di fronte alla sfida di ricostruire la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. Ripristinare la piena funzionalità degli strumenti di partecipazione e garantire che ogni istanza popolare venga ascoltata e valutata sarà fondamentale per un rinnovato patto civico.

La vicenda delle otto petizioni non discusse evidenzia la necessità di un impegno politico concreto per rafforzare la democrazia locale. I candidati alle prossime elezioni amministrative sono chiamati a rispondere a questa esigenza, proponendo soluzioni che valorizzino il contributo dei cittadini nei processi decisionali.

La sala consiliare di Ca' Farsetti, sede storica delle decisioni politiche veneziane, dovrebbe essere il luogo dove le istanze dei cittadini trovano ascolto e vengono tradotte in azioni concrete. La speranza è che il nuovo consiglio comunale possa invertire la tendenza, dimostrando maggiore apertura e attenzione verso le richieste provenienti dalla comunità.

Le petizioni che non hanno trovato spazio in questa consiliatura, alcune delle quali affrontavano temi ambientali e sociali di grande attualità, rimangono un monito. Esse rappresentano un'opportunità mancata di dialogo e di progresso per la città di Venezia e per i suoi abitanti.

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