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Le difese di Carmine De Simone e Mario Vetere, imputati per l'omicidio di Luciano Muttoni, chiedono alla Corte d'Assise di Bergamo di considerare le difficili vite degli accusati. Si discute l'ergastolo richiesto dal PM, focalizzandosi su infanzie difficili, traumi e dipendenze. La sentenza è attesa per il 20 aprile.

Le vite difficili degli imputati

Il dibattimento per l'omicidio di Luciano Muttoni si sposta dalle dinamiche del delitto alle storie personali degli imputati. Carmine De Simone, 25 anni, e Mario Vetere, 24 anni, sono accusati di aver ucciso Muttoni il 7 marzo 2025 a Valbrembo. L'uomo, 58 anni, viveva da solo e arrotondava affittando stanze. L'accusa sostiene che De Simone abbia agito con particolare violenza, colpendo Muttoni anche quando non poteva più difendersi. Entrambi sono fuggiti senza chiamare i soccorsi, lasciando la vittima agonizzante. Il movente sembra essere stato il furto di circa 50 euro, un cellulare e alcune carte di credito, oltre all'auto della vittima. Per entrambi, il pubblico ministero Letizia Ruggeri ha richiesto l'ergastolo.

Durante l'udienza del 7 aprile, l'avvocato Luca Bosisio ha interrogato la Corte d'Assise di Bergamo sulla richiesta di ergastolo per il suo assistito, De Simone. La difesa ha definito la richiesta come una prospettiva senza futuro, un "fine pena mai". Si sottolinea che la giustizia dovrebbe essere proporzionata e non una risposta automatica. Non si chiede l'assoluzione, ma si contesta il carcere a vita.

Traumi e dipendenze come contesto

La linea difensiva si concentra sulla complessa storia personale di De Simone. La sua infanzia è stata segnata dall'abbandono e da periodi trascorsi in comunità. Dopo un'adozione, i contatti con la madre biologica, morta quando lui aveva 7 anni, sono stati sporadici. È stata diagnosticata una precoce forma di disturbo dell'attaccamento, seguita da un disturbo borderline di personalità. La Corte ha respinto la richiesta di perizia psichiatrica.

La rottura con la famiglia adottiva a 13 anni e le successive fughe dalle comunità hanno segnato una traiettoria di marginalità. A ciò si aggiunge una tossicodipendenza iniziata precocemente, con l'uso di droghe leggere e poi cocaina a 16 anni. La difesa interpreta questo come un tentativo di "automedicarsi" per affrontare i traumi infantili.

Il nesso tra omicidio e rapina

Un punto cruciale del processo è il legame tra l'omicidio e la rapina. L'accusa sostiene che la violenza fosse finalizzata al furto. La difesa, invece, ipotizza una spinta emotiva autonoma. De Simone ha dichiarato di essere andato sul luogo per "ripicca", a causa di uno "sguardo di troppo" che Muttoni avrebbe rivolto alla sua fidanzata. L'avvocato Bosisio ritiene che questo elemento possa interrompere il nesso diretto tra omicidio e rapina, facendo cadere l'aggravante più grave. La richiesta finale è l'esclusione delle aggravanti, il riconoscimento delle attenuanti generiche e l'applicazione della pena minima.

La posizione di Mario Vetere

Per Mario Vetere, difeso dall'avvocato Daniele Tropea, la richiesta è di assoluzione dall'omicidio, o in subordine, la riqualificazione in omicidio preterintenzionale. La difesa sostiene che Vetere sia stato coinvolto da un terzo soggetto, Mario Alfì (già condannato), senza piena consapevolezza del contesto o di De Simone. Non avrebbe potuto prevedere la degenerazione della rapina.

L'avvocato Tropea evidenzia che Vetere non portava armi e che quella ricevuta fu subito appoggiata. Inoltre, non avrebbe inferto colpi letali. Lo stesso De Simone lo descrive come "immobilizzato" di fronte alla violenza. Anche per Vetere viene citata una storia personale difficile, fatta di abbandono e comunità. La sua preoccupazione principale non è l'ergastolo, ma la solitudine.

Attesa per il verdetto

Le strategie difensive, pur differenti, convergono nell'indebolire il legame tra rapina e omicidio per escludere l'aggravante più pesante. In udienze precedenti, De Simone ha negato l'intento predatorio, parlando di una spedizione nata per vendetta e sfociata in violenza incontrollata. Ha espresso rammarico, affermando di non riconoscersi in quanto fatto e di sognare la vittima ogni notte. Anche Vetere ha manifestato pentimento, sottolineando il suo ruolo marginale.

La sentenza è attesa per il 20 aprile.

Domande frequenti

Cosa è successo a Luciano Muttoni?

Luciano Muttoni è stato ucciso il 7 marzo 2025 a Valbrembo. Secondo l'accusa, è stato vittima di un'aggressione violenta da parte di Carmine De Simone e Mario Vetere, avvenuta durante una rapina.

Quali sono le richieste delle difese per De Simone e Vetere?

Le difese chiedono di evitare l'ergastolo, focalizzandosi sulle difficili storie personali degli imputati. Si chiede l'esclusione di aggravanti, il riconoscimento di attenuanti generiche e, per Vetere, la riqualificazione del reato o l'assoluzione. Si cerca di indebolire il legame tra omicidio e rapina.

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