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Una nuova ricerca della SISSA di Trieste ha analizzato i processi cerebrali che ci permettono di percepire la durata degli eventi. Lo studio, pubblicato su Plos Biology, identifica diverse fasi di elaborazione che contribuiscono alla nostra esperienza soggettiva del tempo.

Come il cervello elabora la percezione temporale

La capacità di prevedere con precisione il momento di un evento, come un atleta che colpisce una palla, è legata a come il nostro cervello costruisce la percezione del tempo. Una recente indagine scientifica condotta dalla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste ha approfondito questo affascinante meccanismo.

I risultati della ricerca, guidata da Valeria Centanino, Gianfranco Fortunato e Domenica Bueti, sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Plos Biology. Lo studio suggerisce che la nostra percezione temporale non è un processo singolo e immediato. Al contrario, si sviluppa attraverso una sequenza di stadi di elaborazione sempre più complessi.

Questi stadi coinvolgono diverse aree della corteccia cerebrale. Il percorso inizia dalla corteccia visiva occipitale, prosegue verso le regioni parietali e premotorie, e infine raggiunge le aree frontali del cervello. Ogni fase contribuisce in modo specifico alla costruzione della nostra esperienza temporale.

Stadi di elaborazione e aree cerebrali coinvolte

La ricerca ha utilizzato la risonanza magnetica funzionale ad alto campo. Sono stati monitorati volontari sani mentre stimavano la durata di stimoli visivi. Questo ha permesso ai ricercatori di osservare cosa accade nel cervello durante tali valutazioni.

«I nostri risultati mostrano che la percezione del tempo non è un processo unitario», affermano gli autori dello studio. «È piuttosto il risultato di più stadi di elaborazione distribuiti nella corteccia cerebrale». Ogni stadio, infatti, apporta un contributo differente. Si passa dalla codifica della durata fisica alla costruzione dell'esperienza soggettiva del tempo.

Nella fase iniziale, le aree visive occipitali codificano la durata attraverso risposte neurali graduali. Uno stimolo più lungo genera una risposta neurale di maggiore intensità. Successivamente, le regioni parietali e premotorie elaborano queste informazioni. Le trasformano in rappresentazioni più selettive, dove specifici gruppi di neuroni rispondono preferenzialmente a determinate durate.

Modelli teorici e prospettive future

Infine, le regioni cerebrali di ordine superiore entrano in gioco. Queste aree sono responsabili della categorizzazione soggettiva della durata. Determinano quindi come percepiamo effettivamente il tempo trascorso. Lo studio propone un modello meccanicistico dettagliato. Descrive come l'informazione temporale viene processata dal cervello.

Questo nuovo quadro teorico apre significative prospettive di ricerca. Permette di indagare ulteriormente come il cervello costruisce il tempo soggettivo. Aiuta anche a comprendere le ragioni per cui questa percezione può talvolta risultare distorta. La ricerca della SISSA di Trieste getta nuova luce su uno degli aspetti più fondamentali della nostra cognizione. La comprensione di questi meccanismi potrebbe avere implicazioni future in ambito neurologico e psicologico.

Domande frequenti

Perché la percezione del tempo varia da persona a persona?

Quali aree del cervello sono più importanti per la stima della durata?

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