L'associazione Luca Coscioni chiede al Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia di riesaminare la proposta di legge sul fine vita. La richiesta arriva dopo una sentenza della Corte Costituzionale e a seguito di recenti eventi legati al suicidio assistito.
Richiesta di riesame legge sul fine vita
L'associazione Luca Coscioni ha inviato una lettera formale. La missiva è indirizzata al presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Mauro Bordin. Coinvolti anche i relatori di maggioranza e minoranza. Per conoscenza, è stato informato anche il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga.
L'obiettivo è chiaro: sollecitare la ripresa dell'esame della proposta di legge di iniziativa popolare. Questa proposta è intitolata «Liberi subito». Mira a stabilire regole precise sul suicidio assistito.
Proposta di legge popolare e iter bloccato
La proposta di legge regionale è stata depositata nel 2023. Ha raccolto oltre 8.200 firme di cittadini della regione. Inizialmente, il Consiglio regionale aveva bloccato l'iter. La motivazione addotta era di incostituzionalità.
Tuttavia, la Corte Costituzionale ha emesso una sentenza a dicembre. Questa decisione ha chiarito un punto fondamentale. Le Regioni, anche in assenza di una normativa nazionale specifica sul fine vita, hanno la facoltà di intervenire.
Possono, infatti, organizzare il Servizio sanitario regionale. Devono rendere effettivi i diritti già riconosciuti dalla Corte. Questo si riferisce alla sentenza sul caso Cappato-Dj Fabo.
Disuguaglianze e incertezza senza norme
La richiesta dell'associazione Coscioni giunge in un momento delicato. Si è verificata l'autodenuncia di Marco Cappato e di tre «disobbedienti». Questi avevano accompagnato Martina Oppelli in Svizzera. È stato inoltre annunciato un nuovo caso nella regione.
Filomena Gallo, segretaria nazionale dell'associazione, e Marco Cappato, tesoriere, hanno sottolineato un punto cruciale. L'assenza di una legge regionale specifica genera continue disuguaglianze. Crea incertezza. Manca la garanzia sia per i pazienti sia per gli operatori sanitari.
Non esaminare una proposta di legge popolare su presupposti ormai superati è inaccettabile. Significa negare il diritto costituzionale alla partecipazione democratica. Questo vale per tutti i cittadini del Friuli Venezia Giulia. Soprattutto per coloro che hanno riposto fiducia nel Consiglio regionale.
La questione non è essere a favore o contro l'eutanasia. Si tratta di essere a favore o contro la democrazia. Questo è il messaggio forte lanciato dall'associazione.