La storia di Ariodante Fabretti, patriota e intellettuale perugino, viene riscoperta. Fu un pioniere della cremazione in Italia, sfidando le convenzioni religiose e sociali dell'epoca. Le sue ceneri riposano oggi nel cimitero monumentale di Perugia.
Ariodante Fabretti, un patriota illuminato
Il cimitero monumentale di Perugia custodisce le spoglie di Ariodante Fabretti. Fu un fervente patriota e uno storico del Risorgimento italiano. Anche durante il suo esilio, lottò con determinazione per realizzare il suo desiderio di essere cremato. La sua scelta sfidò apertamente la Chiesa cattolica e le diffuse superstizioni del tempo.
Fabretti nacque a Perugia nel lontano 1816. Era un'epoca in cui i trasporti avvenivano ancora a cavallo. Le città venivano illuminate da semplici lampade a olio. Nonostante ciò, la sua mente era straordinariamente aperta e proiettata verso il futuro. Dedicò gran parte della sua vita allo studio. Approfondì le lingue classiche, l'archeologia e le scienze naturali. Insegnò archeologia all'Università di Perugia. Successivamente si trasferì a Torino. Qui ricoprì la carica di direttore del Museo Egizio fino al 1893. Collaborò attivamente con Francesco Rossi, uno scultore e restauratore torinese specializzato nelle collezioni egizie del museo.
In quegli anni, essere patriottici significava rischiare la propria vita per l'unità e la libertà dell'Italia. Fabretti non si tirò indietro. Aderì alle logge massoniche. Fu membro della Fermezza di Perugia e della Dante Alighieri di Torino. Di quest'ultima divenne Maestro venerabile. Ricoprì anche il ruolo di deputato all'Assemblea Costituente romana del 1849. In quell'occasione, votò a favore della proclamazione della Repubblica. La caduta della Repubblica lo costrinse all'esilio, prima a Firenze e poi a Torino.
La battaglia per la cremazione
La vita di Ariodante Fabretti fu già straordinaria per il suo impegno patriottico. Tuttavia, ciò che la rese veramente unica fu la sua tenace battaglia culturale per la cremazione. Era il 1883. La Chiesa cattolica vietava categoricamente questa pratica. Negava persino i funerali religiosi a chi la sceglieva. La cremazione era vista come un atto contrario alla fede nella resurrezione del corpo. A ciò si aggiungevano le credenze popolari e le superstizioni legate al fuoco. Queste alimentavano un diffuso scetticismo.
Ariodante Fabretti era fermamente convinto della validità delle sue idee. Promosse la cremazione per ragioni di laicità, progresso e igiene pubblica. Fondò nel 1883 la Società per la cremazione (Socrem). Ne mantenne la presidenza fino alla morte. Dovette affrontare aspre critiche e controversie. La Chiesa, tramite il Sant'Uffizio, condannò la società nel 1886. La definì una «propaganda antireligiosa». La associò alla massoneria, di cui Fabretti era esponente. Il testo pontificio Piam et constantissimam (1886) la definì un «abominio» contro la resurrezione. L'opinione pubblica e i prefetti ostacolavano i permessi per i forni crematori.
Nonostante gli ostacoli, nel 1888 la legge Crispi regolamentò la pratica. Questo avvenne dopo decenni di lotte da parte di laici come Maggiorani e Bertani. Essi portarono avanti la battaglia iniziata da Fabretti. Fabretti morì nella sua villa di Monteu da Po il 15 settembre 1894. Seguendo scrupolosamente le sue volontà testamentarie, il suo corpo fu cremato presso il forno della Socrem. Le sue ceneri fecero poi ritorno a Perugia.
L'eredità di un pioniere
La cremazione di Ariodante Fabretti fu la prima in Italia su volontà testamentaria. Ancora oggi, le sue reliquie sono conservate nel tempio crematorio del Cimitero Monumentale di Perugia. Questo luogo fu il primo in Umbria a essere dotato di un forno crematorio. Fu inaugurato nel lontano 1908. La sua storia rimane un esempio di coraggio intellettuale e di lotta per la libertà di scelta individuale, anche di fronte a ostacoli formidabili.
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