Enrico Melasecche della Lega esprime forte disappunto verso la Regione Umbria riguardo alla localizzazione del nuovo ospedale di Terni. Critica la mancanza di rispetto per gli strumenti urbanistici e l'approccio decisionale unilaterale.
Critiche alla gestione regionale della sanità
Il capogruppo regionale della Lega, Enrico Melasecche, ha espresso profonda insoddisfazione. La Regione Umbria viene accusata di un comportamento inaccettabile. Si contesta la pretesa di decidere autonomamente dove costruire il nuovo ospedale di Terni. L'accusa principale è l'ignoranza degli strumenti urbanistici esistenti. Viene citato in particolare il Piano regolatore della città.
Alcune proposte dello studio Binini sono state definite sconcertanti. Le aree individuate sarebbero fuori contesto. Si trovano in zone prevalentemente industriali. Sono circondate da capannoni e soggette a emissioni. L'accessibilità e il traffico presentano criticità evidenti. Queste scelte rischiano di compromettere la funzionalità del futuro ospedale.
Accuse di arroganza istituzionale
Melasecche evidenzia un atteggiamento formalistico della Regione. Si vorrebbe attribuire alla stessa la primogenitura dell'accordo di programma. Questo non dovrebbe spettare al Comune di Terni. Un comportamento definito come piccineria istituzionale. Non sarebbe all'altezza di una partita strategica così importante. Si chiede la fine di queste dinamiche. Ricordano contrapposizioni sterili tra sindaci, non un confronto maturo tra istituzioni.
La città di Terni non può più permettersi di perdere tempo. Le schermaglie politiche ostacolano decisioni rapide sulla sanità. La salute pubblica richiede scelte condivise e lungimiranti. Ogni anno che passa allontana la realizzazione del nuovo ospedale. Non si tratta di un esercizio teorico.
Impatti economici e urgenza di agire
Il progetto rischia di essere travolto da dinamiche economiche negative. L'inflazione sta erodendo il valore delle risorse necessarie. Il prezzario regionale delle costruzioni mostra aumenti del 5%. Ciò si traduce in circa 30 milioni di euro su una base di 600 milioni. Questa crescita dei costi rende difficile, se non impossibile, colmare il divario finanziario. La forbice tra fabbisogno e risorse si allarga mensilmente.
Quello che oggi è un progetto complesso, domani rischia di essere una prospettiva incerta. Continuare su questa strada significa assumersi la responsabilità di bloccare l'opera. È necessario un cambio di passo immediato. Meno arroganza e burocrazia autoreferenziale. Più rispetto per le istituzioni e i cittadini. La sanità non deve essere un campo di scontro politico. Non può essere ostaggio di ego istituzionali. Non sono più accettabili ambiguità o ritardi.