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Stefano Bandecchi, sindaco di Terni, critica il sistema calcistico italiano dopo la recente eliminazione della nazionale. Propone riforme urgenti per evitare un declino prolungato, suggerendo un ritorno a regole che favoriscano la crescita di atleti nazionali.

Riforma urgente del calcio italiano

L'ex presidente della Ternana, Stefano Bandecchi, ha espresso profonda preoccupazione per lo stato attuale del calcio italiano. A seguito dell'eliminazione della nazionale, Bandecchi ha sottolineato la necessità di un intervento drastico per evitare un declino che potrebbe durare un secolo. Ha definito la situazione attuale come una chiara prova di una problematica sistemica.

Bandecchi ha dichiarato all'ANSA che è inutile sottoporre il sistema calcistico a ulteriori inchieste. La sua proposta mira a creare e tutelare l'atleta nazionale. Senza questi cambiamenti, secondo lui, l'Italia rischia di non partecipare ai Mondiali per i prossimi cento anni. L'eliminazione contro la Bosnia è vista come l'ennesima dimostrazione di una scarsa propensione verso un gioco vincente.

Proposte per la rinazionalizzazione

Il sindaco di Terni e presidente della Provincia ha esortato la Federazione a implementare cambiamenti urgenti e immediati nelle regole del calcio nazionale. Bandecchi ha suggerito la creazione di tre categorie professionistiche: Serie A, Serie B e Serie C. Ognuna dovrebbe essere composta da un massimo di 20 o 22 squadre, con gironi interamente nazionali.

Sono inoltre necessari obblighi più stringenti per quanto riguarda le giovanili. Bandecchi ha evidenziato l'importanza di un progetto di sostenibilità del calcio e di rinazionalizzazione. Questo è fondamentale per poter coltivare atleti capaci di raggiungere livelli d'eccellenza. Attualmente, molte partite vedono in campo atleti con poca identità italiana, secondo l'ex presidente della Ternana.

Il futuro del calcio italiano

Bandecchi ha ribadito che, se si desidera mantenere il calcio con un'anima italiana, sono necessarie scelte concrete e immediate. Ha osservato che i giocatori hanno dato il massimo, ma questo non è stato sufficiente per raggiungere la qualificazione ai Mondiali. La sua visione è chiara: un ritorno a un calcio che valorizzi e promuova i talenti nazionali.

La proposta mira a rafforzare le fondamenta del movimento calcistico italiano. L'obiettivo è garantire che le future generazioni di calciatori possano competere ai massimi livelli internazionali. La criticità del momento richiede un'azione decisa e lungimirante da parte di tutti gli attori coinvolti nel sistema sportivo.

Le dichiarazioni di Bandecchi

«Serve creare e tutelare l'atleta nazionale. Perché così non andremo ai mondiali per i prossimi cento anni» ha affermato Bandecchi. Ha aggiunto che «una volta può succedere, due è sfortuna ma tre sono una prova chiara della problematica importante di tutto il sistema calcio nazionale che è inutile mettere per l'ennesima volta sotto inchiesta».

«Servono - ha sostenuto - tre categorie professionistiche, la A, la B e la C. Fatte tutte di 20 squadre, al massimo di 22, con gironi nazionali. Servono evidentemente obblighi diversi sulle giovanili». «Serve immediatamente - ha sostenuto - un progetto di sostenibilità del calcio e di rinazionalizzazione perché senza non potremo mai avere atleti ad altissimi livelli».

«Vediamo delle belle partite tutte le settimane - ha detto Bandecchi - ma giocate da tanti atleti che ormai hanno poco d'italiano. Se vogliamo che almeno il calcio resti italiano dobbiamo fare delle scelte concrete e immediate». Per l'ex presidente della Ternana la partita con la Bosnia «è stata l'ennesima dimostrazione della nostra scarsa propensione verso un gioco vincente». «I ragazzi hanno dato il massimo - ha concluso Bandecchi - ma il massimo non è sufficiente per fare i mondiali».

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